Zarzis

11 maggio 1990, venerdì

Oggi a Zarzis c’è il mercato ma è talmente poca cosa che decidiamo di iniziare il trasferimento verso Touzeur. Qui le donne hanno vestiti dai colori abbastanza vivaci con lunghi copricapo della stessa stoffa, a differenza delle donne non berbere del sud tunisino che hanno i lunghi copricapo, che in pratica coprono il vestito stesso, di color bianco canapa. Nel bus per Gabes della SRTG partito alle 9:30, 3,200dt a testa, c’è una donna berbera, abbastanza giovane, che oltre ad avere capelli e palmo delle mani ha anche il fondo dei piedi colorati di rosso con l’hennè.
L’hennè è una polverina di colore giallo verde ottenuta dalle foglie e dai rami essiccati, macinati e setacciati della pianta che porta lo stesso nome; è utilizzata come colorante per tessuti e pelli ma, in nord Africa e India, è soprattutto usata per tatuaggi temporanei su mani e piedi e per la tintura dei capelli.
Il colore finale è un rosso bruno la cui tonalità varia a seconda della composizione della polverina i cui estremi sono dati dal rosso dei rami e dal marrone delle foglie. Il tatuaggio di mani e piedi con l’hennè più che un fatto estetico per le donne è una credenza religiosa benaugurante che aiuterebbe a superare problemi familiari, ha proteggere dalle sventure, ecc.
A Medenine il bus ha sostato una mezz’ora, ripartendo alle 11:00. A Gabes si fa un giro tra banche e ufficio postale ma sono chiusi; si va all'hotel Oasis ma scopriamo che qui il cambio funziona solo negli orari di apertura delle banche. Gabes di pomeriggio non è collegata con mezzi pubblici a Tozeur, così decidiamo di andare con un collettivo.
Solito Peugeot 404 station wagon che in un quarto d'ora occupa i cinque posti disponibili e si parte per Kebili da dove contiamo di proseguire per Tozeur. La strada è buona; sulla destra senso marcia si stende a perdita d'occhio una pianura semi desertica con qualche ciuffo d'erba qua e là mentre sulla sinistra stessa scenografia ma con sullo sfondo una serie ininterrotta di montagne. Dalla strada principale si diramano delle piste in terra battuta che portano a degli sperduti villaggi. Contrariamente agli altri giorni il cielo questa mattina non si è ripulito delle nubi formatesi durante la notte e ora queste mandano giù una pioggerellina fine e continua. L'autista si ferma, scende e dal cofano motore mette in funzione i tergicristalli che però si fermano subito dopo per poi ripartire da soli dopo una decina di minuti. Paghiamo 3dt a testa per percorrere i 116 chilometri in un’ora e quaranta.
Kebili non ci sono altri viaggiatori per Tozeur e l’autista del collettivo vuole 25dt per accompagnarci; optiamo per Douz dove dovrebbe esserci una banca per il cambio. 0,850dt a testa in un 404 in condizioni pietose; il gasolio costa 0,290dt al litro. Effettuato il cambio alla banca a 0,715. Preso alloggio all'hotel Ber Abib, vicino alla piazza del mercato; entrando rimaniamo un po’ sorpresi e titubanti nel trovare la hall tutta ricoperta di tappeti e il perimetro della stanza occupato da una serie di divani, tutti occupati da persone sdraiate o sedute. La nostra stanza ha quattro letti, un tavolino e due sedie; i servizi, con acqua calda, sono in comune.
Sono quasi le sei, ha smesso di piovere, ne approfittiamo per fare un giro nella città apparentemente piccola e insignificante, completamente circondata dall'oasi. Sarà perché ha piovuto da poco, ma quest'oasi è più bella di quella di Gabes, più verde e profuma. Alla fine del palmeto le dune di sabbia finissima ci ricordano che qui inizia il deserto del Sahara tanto che Douz è chiamata la porta del deserto. Dietro alcune dune scorgiamo una sorgente d'acqua calda con un gruppo di donne berbere intorno a essa; ci avviciniamo convinti di trovare donne intente a fare il bucato ma una di loro, la più vicina a noi, ha impugnato un bastone e al nostro saluto l’ha fatto roteare minacciosamente; solo ora abbiamo capito che si tratta di un Hammam all’aperto utilizzato, a quest’ora, solo da donne che logicamente non vogliono guardoni attorno.
In questa città l’integralismo islamico deve essere molto forte; pensando che io avessi fotografato il cimitero del paese un giovane pretendeva che gli facessi vedere il rotolino per poter controllare se in esso era stato impresso il luogo sacro. Come spiegargli che per accontentarlo occorrevano le tre fasi di sviluppo, lavaggio e fissaggio?!? Dopo un quarto d'ora di discussioni si arrende e se ne va’.
La particolarità di questo cimitero sta nel fatto che su ogni tomba ci sono una o due piccole anfore di terracotta per lo più rotte; è un mix tra la vecchia cultura cartaginese e le antiche tradizioni berbere è stanno a rappresentare la rottura dalla vita terrena.
Un altro é sceso dal tetto di casa ed è corso verso di noi accusandoci d’aver fotografato la tenda berbera che sta nel cortile di casa sua; abbiamo fatto finta di non capire cosa volesse e siamo andati via. Tutti i bambini appena ci vedono corrono verso di noi tra il festoso e l'incuriosito ma vengono sistematicamente allontanati dai grandi come se volessero difendere i piccoli dagli infedeli.
Breve conversazione con un ragazzo che come gli altri vorrebbe andare via dalla Tunisia per lavorare; si vede chiaramente che ha un buon grado di scolarizzazione e si lamenta del fatto che è costretto a stare tutto il giorno davanti al bar, come i suoi amici.
Cenato in un ristorante analcolico con insalata tunisina, costolette di montone con patate fritte e pomodori; 7dt in due. Il locale è tutto tappezzato di foto di Ben Alì, il presidente tunisino, e il gestore, un vecchietto negro, ha una spilla d'orata del partito sul bavero della giacca; parla qualche parola di italiano e accetta di farsi fotografare con noi in cambio della promessa di una copia per il suo album.
Proprio in questo momento alcuni occupanti della stanza attigua si sono messi a pregare nel corridoio, proprio davanti alla nostra stanza. C’è uno che comanda la preghiera e gli altri rispondono, intervallato a questo c’è uno che recita a bassa voce qualcosa che sa a memoria o che legge da qualche parte. Il tutto dura circa quindici minuti. Sentendo solo voci maschili penso a tutte le moschee viste fino a ora: solo uomini che pregano, e le donne???

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