Saint-Louis
30 maggio 2023, martedì
Mattinata travagliata con il disco del muezzin ad alto volume che mi ha svegliato e a seguire il canto del gallo del vicino e l'aspirante trombettiere della caserma dirimpetto che ha cominciato molto tempo prima dell'alzabandiera a esercitarsi.
La città è costruita sulla foce del fiume Senegal che è anche il confine naturale tra Senegal e Mauritania; per questo motivo siamo in sostanza a un tiro di schioppo dall’altro paese centroafricano.
Facciamo un giro per la città a bordo di un calesse a cavallo; il centro è coloniale e da qualche anno fa parte del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Alcune case sono restaurate ma il grosso del lavoro deve essere ancora fatto.
Gli studenti indossano una divisa simile nella forma ma diversa nei colori secondo la scuola che frequentano.
Il ponte Faidherbe è imponente e fu costruito da Eiffel, quello della torre di Parigi; è basso sul pelo dell'acqua ma al centro ha una campata girevole che permette il passaggio di natanti più grandi. Collega il grosso della città all’isola e quindi al tombolo di sabbia che separa il delta del fiume dall’oceano; la città vecchia è sull’isola mentre sul tombolo c’è il pittoresco quartiere dei pescatori. Le case sono piccole e per scelta o per necessità vivono per strada svolgendo qui anche tutte le attività casalinghe e questo ne aumenta la vivacità; a detta del cocchiere il quartiere è ricco a dispetto delle apparenze.
E’ praticata la poligamia per assicurarsi una ricca progenie per l'equipaggio della barca. Una cosa strana è la massiccia presenza di pecore e montoni che è l'ultima cosa che uno si aspetterebbe in un quartiere di pescatori; la spiegazione sta nella diffidenza nei confronti delle banche, quindi gli ovini che vediamo rappresentano al contempo i risparmi e gli investimenti di queste persone.
Iniziamo il lungo trasferimento verso Koba; sono più di 350 km, molti dei quali su pista sabbiosa o su strade non buone che ci riporteranno all’altezza della capitale, ma all’interno, lontani dal mare. Il territorio è prevalentemente stepposo con radi alberi e ancor meno cespugli; erba nemmeno a parlarne.
Com’è stato strano stamattina vedere i montoni nel quartiere dei pescatori così è strano ora vedere le risaie… nel deserto. Il Senegal si trova nel territorio chiamato Sahel che è una fascia di territorio africano che va dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso e che fa da cuscinetto tra il deserto del Sahara e la lussureggiante fascia equatoriale. Il territorio che stiamo attraversando è una savana con pochi arbusti su terreni sabbiosi o pietrosi che però si ravviva improvvisamente alla presenza dell’acqua.
A rendere faticoso il viaggio è la temperatura che oggi è abbondantemente sopra i quaranta; il nostro autista ha tolto la papalina di lana che ha indossato i giorni precedenti e siamo stati costretti a far ripartire il fuoristrada a spinta dopo una sosta perché la batteria non ha retto al surplus di energia richiesto dal compressore del condizionamento sparato al massimo per troppo tempo.
Le strade sono piene di gobbette, spesso non segnalate, per ridurre la velocità nei pressi di case o piccoli villaggi e questo costringe a repentine frenate e... lente ripartenze.
Incontriamo qualche numerosa mandria di bianche vacche magre che sostano pigre nei pressi di piccoli corsi d’acqua che guadiamo e altre le incrociamo, guidate a casa da giovani pastorelli. Si cominciano a vedere asinelli al pascolo in numero sempre maggiore; sono in piccoli gruppi e non sembrano seguiti. Molti attraversano la strada impunemente e sono pericolosi.
Sono chilometri che vediamo alla nostra destra o sinistra la bella strada sterrata di recente costruzione che però è snobbata dai nostri autisti, e dai pochi altri che incrociamo, che preferiscono percorrere la vecchia pista.
A un certo punto abbandoniamo la strada principale e ci inoltriamo per chilometri in una pista sabbiosa tra cespuglietti e acacie con le caprette che si arrampicano fin dove possono per nutrirsi fino all’Ecolodge de Koba che ci ospiterà per questa notte.
Le stanze sono in capanne di cannucce, tipiche abitazioni dei villaggi della zona; finalmente acqua a sufficienza per una doccia rigenerante… sotto le stelle. A cena un ottimo pollo ruspante.