Kathmandu
20 novembre 1992, venerdì
In albergo io e Azelio chiediamo di fare colazione con toast, burro e marmellata; a me portano toast al burro e ad Azelio alla marmellata…!
Motorickshaw fino al Swaymbhunat Stupa, meglio conosciuto come tempio delle Scimmie per il gran numero di queste sia sulla collina su cui é costruito il tempio sia nel tempio stesso. Col motorickshaw si arriva ai piedi della collina, 40Rp, e da qui salendo un grandissimo numero di scalini si arriva al complesso che nel suo insieme é degno di visita.
C’è uno stupa molto grande, con quattro paia di occhi disegnati in cima che guardano in tutte le direzioni, un paio di templi, un edificio adibito a monastero e tanti piccoli stupa.
Lo stupa è un monumento tipicamente buddhista che in origine conteneva le reliquie sacre di Buddha, l'Illuminato; con il passare del tempo è diventato un oggetto di venerazione contenente sia reliquie di grandi maestri che oggetti sacri come libri e altro.

Per la verità più che tempio delle scimmie sembra il tempio dei cani. Le scimmie comunque arrivano in massa proprio mentre stiamo per andare via, sono tantissime e in un attimo saltando e gridando invadono tutta l'area del tempio ed entrano in competizione con i cani per accaparrarsi parte delle offerte in cibo che i devoti portano fin quassù.
Con un altro motorickshaw si raggiunge il Boudhanath Stupa che é lo stupa più grande del mondo; tre basi quadrate concentriche degradanti verso l'alto poi l'enorme cupolone bianco con sopra la punta dello stupa con su gli occhi disegnati ai quattro lati.
Dalla punta alta dello stupa, come in quello delle scimmie, si dipartono tanti fili ai quali sono attaccate quelle che sembrano tante bandierine colorate e che invece sono tanti ex voto; ognuno ha su scritto la storia del voto.
Al GPO, General Post Office, al centro della capitale al primo piano c’è l'addetto ai francobolli da collezione. Non ci sono serie complete ma tanti fogli da cui scegliere singoli pezzi; è aperto la mattina.
In India si telefona nei locali STD/ISD/PCO colorati di giallo e nero dove un display indica in tempo reale quanto spendi man mano che passa il tempo della conversazione; circa 60Rp al minuto. Qui si telefona in anonime agenzie; la tariffa è di 195Rp al minuto con arrotondamento al minuto successivo anche per pochi secondi. La cosa divertente è che al posto del display c’è una ragazza col cronometro che ti tiene informato sul tempo di conversazione trascorso.
Kathmandu é sembrata subito più pulita della media indiana; oggi si è scoperto che il 1992 è stato dichiarato l'anno della capitale pulita. Speriamo che si continui su questa strada.
Ad ogni incrocio c’è un militare di leva che svolge parte del servizio militare come vigile urbano; prima di capirlo, però, abbiamo chiesto loro decine di informazioni ricevendo sempre la sensazione che non sapessero rispondere fino a che uno di loro ci ha detto chiaramente di non essere del posto perché militare.

Tutti quelli che guidano vespe e motociclette hanno il casco, quelli che vanno dietro no. Motorickshaw e taxi hanno tutti il tassametro efficiente, contrariamente che in India, ma occorre contrattare ugualmente il prezzo prima di partire; il tassametro viene avviato poco prima d’arrivare alla meta. Taxi fino all'albergo dove prendiamo i bagagli e poi all’aeroporto per 150Rp.
Il fabbricato dell’aeroporto si presenta da lontano come una serie di scalini illuminati; l’interno è sobrio e funzionale. La tassa d'imbarco, 500Rp, si paga all'atto del check-in. Il volo è l'IC 748 che parte alle 20:40; l'ora ufficiale nepalese differisce di circa 20min da quella indiana, in avanti. Il duty-free è uno dei più sprovvisti visti finora; solo poche bottiglie di liquore e stecche di sigarette da pagare rigorosamente in dollari. La sala d'attesa è scarsamente illuminata.
All'aereo si va a piedi, é un Airbus A320. Caratteristico il sistema per uscire dal catino di Kathmandu; per alzarsi in quota e superare le montagne che circondano la città l'aereo sale su a spirale finché non raggiunge l'altezza necessaria.
Il tempo di mangiare un fugace piatto indiano che siamo già a Calcutta. Solita trafila tra compilazione di moduli ecc. Pensavamo di trovare una bolgia umana già all’uscita dell’aeroporto, invece c’è solo qualche tassinaro nemmeno tanto intraprendente; ne prendiamo uno insieme a due ragazze americane che vanno in un dormitorio vicino al nostro albergo. Lindsay Hotel, 100Rp in quattro; il viaggio dura circa mezza ora con un vecchio Ambassador.
All'arrivo una sorpresa per tutti e quattro: il loro dormitorio è pieno mentre il nostro albergo non c’è più. E’ regolarmente segnalato con una insegna illuminata all'ingresso del palazzo, ma dopo sei piani a piedi, perché l'ascensore non funziona, troviamo la porta barrata da legni inchiodati.
Andiamo tutti al Gujaral Lodge sempre in Lindsay Street; 120Rp la camera doppia, senza finestra, con bagno unico fuori, senza acqua calda e con un topolino che scorrazza liberamente nella nostra stanza. A questa ora non è il caso di pretendere di più.
start prev next end
Belahiya
17 novembre 1992, martedì
Ci svegliano alle 6:00 quando la partenza é prevista alle 8:30; colazione in loco. Per il visto occorre una foto e 20 dollari; se non si ha la foto chiudono un occhio per 30Rp indiane.
Arriva il bus e subito veniamo aggrediti da una banda di ragazzini che ci rapiscono le borse, le caricano sul tetto del bus e poi, con aria minacciosa, ci chiedono soldi; qualcuno di noi cede ma quello che ha preso la mia borsa, con aria minacciosa è arrivato e con la stessa aria se ne é andato senza una rupia.
A giudicare dal numero di nepalesi a bordo, questo bus, migliore dell’altro, è sicuramente di linea e non strettamente riservato a noi come ieri. A conferma di ciò, mentre gli altri pagano il biglietto al bigliettaio, a noi viene chiesto il biglietto rilasciatoci in partenza a Varanasi. Tra i compagni di viaggio ci sono tre vicentini che resteranno in India a oltranza finché non finiranno i soldi, uno di Siena, un australiano di origine calabrese che afferma convinto che l'America é in Italia, quattro francesine, due ragazze inglesi e due norvegesi.

Il bus, fermata dopo fermata, si riempie sempre di più e gli… odori si accavallano passando dal muschio-licheno al caprino-bufalino; fa caldo, così alla fermata per il lunch decidiamo di salire sul tetto tra i bagagli. La scelta è stata felice perché appena partiti si comincia a salire in uno scenario inimmaginabile. Si costeggia un fiume che nei secoli si è scavato una valle tra i monti; saliamo e a tratti scendiamo senza mai perderlo di vista con alte montagne ai nostri lati. Tra questi monti vicini ma non molto alti, sui 3000mt, di tanto in tanto si intravedono delle cime innevate, altissime ma lontane.
Anche qui l'uomo ha sfidato la natura creandosi dei campi da coltivare, trasformando i pendii di questi monti in splenditi terrazzi coltivati a riso.
Dal tettuccio siamo tutti incantati, estasiati nel mirare il meraviglioso paesaggio; il fiume a tratti scende lento e sornione e a tratti si restringe diventando impetuoso con vorticose rapide. Numerosi gli occidentali che a bordo di gommoni discendono il fiume facendo rafting.
Villaggi e case isolate sparse sul versante del fiume opposto alla strada sono collegate a questa da ponti nepalesi e teleferiche a mano.

Il fiume deve essere molto pescoso; ci sono tanti pescatori e nei punti di sosta lungo la strada vendono tanto pesce, sia fresco che affumicato.
Finché il sole è alto, sul tetto si sta magnificamente; ma appena ha cominciato a calare la strada é piombata nell'ombra. Più si va avanti più fa freddo. Avendo gli zaini a portata di mano infoltiamo l’abbigliamento ma… non basta.
Un quarto d'ora prima di arrivare a destino è salito un branco di procacciatori d'albergo che in breve tempo hanno mostrato tutto il loro campionario di biglietti da visita. Si va al Kathmandu Tourist Bungalow, 7 dollari per una stanza a tre letti, pulito ma senza bagno in camera.
start prev next end