Antigua

24 aprile 1998, venerdì
1411Questa città si trova a 1500 mt d'altitudine tra i tre vulcani che sono raffigurati nello stemma del Guatemala. C'è una leggera foschia per cui dei tre vulcani solo Agua è perfettamente visibile, di Fuego si intuisce a malapena la sagoma mentre Acatenango non si vede affatto.
Dalla conquista spagnola a quasi tutto il '700 Antigua fu la capitale dell'America Centrale che andava dal Chapas al Nicaragua compresi. L'importanza del ruolo svolto si rispecchia nella bellezza e ricchezza architettonica della città; dalla sua fondazione a oggi ha dovuto sopportare numerosi terremoti, incendi e inondazioni che l'hanno impoverita gradualmente. Nonostante tutto è tra le più belle città coloniali viste finora.
Le case sono tutte basse con cortile interno, cancellate alle finestre lato strada, molte ancora di legno; classica tinteggiatura coloniale che utilizza tutti i colori possibili e le loro sfumature. Le strade sono larghe e acciottolate, il traffico veicolare è scarso. Il punto d'incontro della città è il Parco Central con fontane, alberi e panchine. Sul parco si affaccia la cattedrale completamente restaurata dopo innumerevoli terremoti che l'avevano completamente distrutta; le splendide decorazioni barocche che arricchivano la facciata di cui parlano le varie guide sono ormai sostituite dall'anonimo intonaco bianco. Bello invece il Palacio de los Capitanes, vecchia sede del governo della vecchia capitale; si affaccia anch'esso sulla piazza con un doppio colonnato.
1419Ad un paio di quadre dal centro c'è la chiesa de La Merced con una facciata stupendamente stuccata con rilievi bianchi su fondo giallo; purtroppo, come le altre chiese ricostruite dopo i terremoti, l'interno è disadorno. Dei passati cataclismi si vedono oggi solo le rovine di numerose chiese, da queste comunque si risale tranquillamente agli antichi splendori; gli edifici civili sono stati quasi tutti ricostruiti e quelle più importanti e più belle nella zona centrale sono stati trasformati in alberghi, ristoranti o negozi d'artigianato. Comunque è la città nel suo insieme che è bella e tranquilla, ideale per passare alcuni giorni rilassanti.
In mattinata siamo saliti al Mirador, in cima alla collina che sovrasta la città; due poliziotti ci hanno fermato a metà strada avvertendoci che la zona è infestata dai ladrones. Visto che non ci siamo impauriti più di tanto... ci hanno accompagnato fino in cima dove altri poliziotti in divisa presidiano l'area.
Si vede che la città è in una valle, subito circondata dalla foresta che sale fino ai piedi dei vulcani. Peccato che le condizioni atmosferiche non sono buone, senza questa foschia si sarebbe visto un panorama meraviglioso; non resta che immaginarselo.
Nel pomeriggio preso bus dal terminal per San Antonio Aguas Calientes e la vicina Santa Caterina. La strada è tutta sterrata per cui nel breve tragitto, 1qz, ci impolveriamo ben bene visto che porta e finestrini devono rimanere rigorosamente aperti.
Questi due villaggi sono ai piedi del vulcano Agua. Scendiamo vicino allo zòcalo di San Antonio; una chiesetta, alcune bancarelle di tessuti, un chiosco rialzato, un lavatoio in cui alcune donne sono intente a lavare indumenti coloratissimi sfruttando l'acqua corrente e un campo di basket dove una ventina di ragazzi e ragazze di varie età stanno giocando tre partite diverse contemporaneamente.
1415Le strade di San Antonio sono quasi tutte sterrate; si nota un certo benessere con molte case in via di costruzione, quasi nessuna però finita. I muri di cinta sono fatti quasi esclusivamente con canne di bambù. Le donne sono vestite con abiti tradizionali, il blu è il colore di fondo. Sono molto cordiali.
Attaccata a San Antonio c'è il villaggio di Santa Caterina; è sulla stessa strada ma lo si nota subito sia dal cartello di benvenuto che dalla pavimentazione stradale che sostituisce lo sterrato. Questo villaggio appare più ricco del precedente con tutte le stradine mattonellate fino in campagna e molte più case finite; nello zòcalo vasca con pesci oltre la chiesetta in via di restauro e il campo di basket.
Siamo proprio alle pendici del vulcano. Gli appezzamenti di terreno sono piccoli, forme irregolari dettati dall'orografia della zona, fittamente recintati a proteggere le ricche coltivazioni a orto e caffè rese possibili dalla ricchezza del terreno vulcanico, dalla grande quantità d'acqua disponibile e dal clima caldo umido.
La ricchezza d'acqua del posto la si nota oltre che in campagna, con i tanti irrigatori in funzione, anche in città con i tanti lavatoi pubblici. Nei due villaggi ci sono numerosi laboratori di falegnameria dove si lavora ancora senza l'ausilio delle macchine; la qualità dei prodotti finiti è ottima ma a nessuno viene in mente di comprare... sono casse da morto!!!
Tante donne portano in testa bacinelle con dentro grani di mais in ammollo: vanno in una bottega dove, con una macina d'antiquariato funzionante con rumoroso e fumante motore a scoppio azionata da una ragazzina, i grani di mais vengono trasformati in un impasto pronto per le tortillas.
Ultimo bus per Antigua parte alle 18:00 da San Antonio. Qui dalla chiesa sta uscendo una marea di ragazzi e ragazze tra i dieci e i quindici anni; sono impressionantemente tanti in rapporto alla grandezza, o piccolezza, del villaggio. In Messico una statistica a livello nazionale fissa al 35% del totale la popolazione con meno di quindici anni; qui la percentuale sembra maggiore.
Mangiato in un ristorante italiano; nella media come qualità, molto superiore alla media come prezzo: 70qz a testa.

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Antigua

25 aprile 1998, sabato
Scopriamo che in Guatemala i cimiteri non sono tutti coloratissimi come quello di Chichi, infatti in questo di Antigua le tombe e le cappelle sono di un bianco accecante; molto curato, se non fosse per le tombe potrebbe essere scambiato per un bel parco con alberi e panchine. All'ingresso del cimitero c'è una lapide con su scritto:

non lacrime perché seccano
non margherite perché appassiscono
non candele perché si spengono
in vita fratello pane per i tuoi fratelli!

Con uno dei soliti caratteristici bus, dalla centrale vicino al mercato, andiamo a Santa Marìa de Jesùs, 1,5qz. Si sale fino ai 2080 mt della cittadina a una decina di chilometri da Antigua; è ai piedi del vulcano Agua che da qui mostra tutta l'imponenza dei suoi quasi 3766 mt.
1422Questa cittadina è il punto di partenza per raggiungere la cima del vulcano a piedi; cinque ore circa, consigliano una guida. Il pullman fa capolinea allo zòcalo. Una chiesa, alcune donne sedute per terra vendono frutta vestite con i loro caratteristici vestiti a fondo blu; un paio di macellai completano questo minuscolo mercato.
Lo scoppiettio di mortaretti attira la nostra attenzione: in chiesa c'è un matrimonio. Lui indossa un vestito grigio chiaro con vecchi stivali impolverati, lei il caratteristico costume a fondo blu e velo bianco. Sono inginocchiati davanti all'altare con affianco i testimoni. Sulle panche parenti e amici, gli uomini sulla destra guardando l'altare separati dalle donne che sono sul lato sinistro.
Gli uomini hanno tutti la giacca; dai movimenti goffi e impacciati si capisce chiaramente che non la indossano spesso e le misure non corrispondenti ai fisici che la indossano fanno pensare a giacche prese in prestito per l'occasione. Più bella figura fanno le donne che completano il costume tipico di tutti i giorni con una stola di colore intonato al vestito; in chiesa viene usato come velo in testa e dalla brillantezza dei colori si evince che sono nuove o usate solo per le grandi occasioni.
Una fotocamera compatta è tutto quello che serve al fotografo ufficiale; cerca disperatamente di fotografare gli sposi mentre prendono la comunione ma non ci riesce. Scappa di corsa fuori, si saranno scaricate le batterie(???), torna in tempo per le foto di gruppo fuori dalla chiesa. Il nostro riso che investe gli sposi all'uscita della chiesa qui è sostituito dal fumo di un'incensiera agitata da una donna che con aria annoiata sta aspettando la fine della cerimonia.
1424Sul sagrato della chiesa la coppia è fatta oggetto di discorsi seriosi da parte di uomini più anziani, forse i genitori. Finite le ultime raccomandazioni si passa ai saluti; le donne fanno gruppo, un gruppo compatto, gli uomini invece sono in ordine sparso. Lo sposo saluta poche persone mentre la sposa con aria dimessa saluta tutti, grandi e piccoli, uomini e donne, con una particolare stretta di... avambraccio; non sono gli ospiti che vanno a salutare la sposa ma è lei che si sposta da una parte all'altra del sagrato cercando le persone non ancora salutate. Un saluto freddo senza scambio di parole o sorrisi.
Finiti i saluti si passa alla parte più comica... per noi: la foto di gruppo! L'impaccio degli sposi e degli invitati è bilanciato dalla comicità dei movimenti del fotografo che si inchina a 90° come se volesse avvicinare l'obiettivo il più possibile al soggetto senza... fare un passo in avanti.
Finora le varie fasi della cerimonia si sono svolte senza manifestazioni di gioia, se non fosse per i vestiti della festa si potrebbe pensare a un funerale. Questa sensazione cresce quando si forma il corteo con il feretro, gli sposi, davanti e tutti gli altri dietro fino al luogo del banchetto. Ormai siamo diventati quasi parenti, ci invitano a seguirli e noi non ci facciamo pregare.
Seguendo il corteo, che silenziosamente alza una nuvola di polvere calpestando lo sterrato del paese, arriviamo al ristorante. E' un cortile dove sono stati posti dei tavoli; per limitare la polvere è stato abbondantemente innaffiato il pavimento e cosparso di aghi di pino. Da quella che dovrebbe essere la cucina esce tanto fumo; ci sono due grossi pentoloni sulla legna che arde ma non si capisce cosa è che bolle in pentola.
Intanto gli sposi sono in una stanza attigua in cui è stato allestito un altarino, sono inginocchiati come tutte le donne che sono riuscite a entrare mentre un tizio fa l'ennesima predica agli sposi. Mi dicono che è una cerimonia altrettanto importante come quella religiosa ma non riesco a capire di più.
Intanto scopriamo che nel ristorante c'è già un'altra coppia di sposi e relativi invitati in attesa di mangiare. Peccato che non abbiamo tempo a sufficienza; si è creato un clima amichevole che ci avrebbe consentito di banchettare tra gli invitati.
1434La cittadina è grandicella; le strade sono tutte sterrate. C'è un via vai di animali da soma carichi di legna e altro e di donne che trasportano due brocche d'acqua, una in testa e l'altra sulle spalle; le brocche sono di plastica.
Partiamo alle 16:00 per Città del Guatemala da dove partiremo in aereo per Città del Messico. La strada è buona, due corsie per senso di marcia, poco traffico perché è sabato. Il volo è della KLM, collega la capitale guatemalteca con quella messicana prima e quella olandese dopo. 215 dollari a testa che con taxi e tasse aeroportuali sono lievitati a 265.
Le formalità vengono espletate tutte al banco del check-in: si paga i 20 dollari della tassa d'imbarco, c'è il controllo dei passaporti, si compila un modulo per le autorità locali. Prima d'arrivare all'aereo ci sono numerosi controlli ai raggi x del bagaglio a mano e con metal detector alle persone. L'aereo è un Boeing 747.400 nuovissimo, volo KL746, partenza alle 19:25. Ottima la cena a bordo con un'inaspettata tagliatella alla siciliana. L'arrivo previsto alle 22:00 è ritardato di una ventina di minuti perché una delle piste dell'aeroporto di Città del Messico è chiusa per lavori; questo ci permette di ammirare la città dall'alto di notte.
La visibilità è stranamente buona. All'arrivo, dei sanitari in camice bianco ci chiedono da che zona del Guatemala si proviene; Antigua non è pericolosa per la salute: si può proseguire...

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San Cristòbal de las Casas

22 aprile 1998, mercoledì

Bandiera e InnoOggi si va in Guatemala; un bus della Cristòbal Colon per 43$ ci porta a Cuahutemos, città di confine messicana, a tre ore di viaggio su strada tortuosa. Nelle ore di viaggio sono comprese un paio di soste a posti di blocco dell'esercito. A metà strada circa le luci dei lampeggiatori che si vedono in lontananza uniti a un rallentamento fanno pensare al solito posto di blocco, invece è solo un incidente; una bici accartocciata e il corpo di un uomo malamente nascosto da uno strato di fresche frasche non lasciano dubbi sull'accaduto.
Di fronte alla stazione della Cristòbal Colon c'è il posto di polizia di frontiera dove un addetto ritira la tarjeta d'ingresso e appone il timbro d'uscita sul passaporto. Per noi questa operazione è gratis e dura pochi secondi mentre ai primi della fila è toccato aspettare molto tempo e... pagare 20$ a testa.
Con un vecchio macchinone americano, guidato da un ragazzino, attraversiamo per 5$ la terra di nessuno fino alla città di frontiera guatemalteca di La Mesilla. Qui ci tocca pagare 8$ per il timbro d'ingresso e 5$ per la dogana; queste operazioni dovrebbero essere gratis ma gli addetti ne approfittano per arrotondare lo stipendio. Si potrebbe protestare per non pagare ma sicuramente troverebbero il modo di farti perdere tempo in finti controlli per cui si paga e zitti.
Ci sono molti cambiatori per strada con grosse mazzette di soldi in mano; cambiano sia i dollari che i pesos in quetzales. I pesos sono cambiati tra 0,60 e 0,70 quetzales. Dalla frontiera ci sono pochi bus che raggiungono le principali città direttamente e quei pochi non partono a quest'ora; sono le 12:15 ora locale, le 13:15 messicane. Ci tocca prendere uno dei caratteristici bus guatemaltechi, coloratissimi, affollatissimi e che fermano dappertutto; in quattro ore e 20Qz dovremmo arrivare a Quatro Caminos con un mezzo della Ruta Maya.
Dico dovremmo perché il pullman dimostra d'aver problemi sin dall'inizio; una cassetta attrezzi aperta ci da il benvenuto a bordo poi appena partiti è un continuo fermarsi per stringere bulloni, reintegrare l'acqua del radiatore che svanisce e la puzza d'olio bruciato che ci accompagna quando si va in salita e di ferodi in discesa.
ChichicastenangoA Huehuetenango, per gli amici Huehue, ci trasferiscono su un altro bus con lo stesso biglietto; gli zaini passano da un tetto all'altro mentre noi gironzoliamo nell'affollato e polveroso terminal. Delle urla attirano la nostra attenzione; sono di due donne che litigano tra loro con pugni, calci, unghiate, tiro di capelli e rotolamento nella polvere, il tutto tra l'ilarità della gente che non fa nulla per dividerle, anzi, divertita, fa il tifo per l'una o per l'altra mentre qualcuno getta sulle contendenti acqua e bibite varie provocando maggiori risa tra gli spettatori con le due che sanguinando continuano la lotta ormai più verbale che fisica avendo esaurito le energie.
La calma dei trasferimenti in bus è finita al confine messicano; se il buon giorno si vede dal mattino, in Guatemala i viaggi in pullman saranno un'avventura. La porta e i finestrini sono costantemente aperti, sembra di viaggiare in motocicletta. I bagagli ingombranti vanno sul tetto; in tutto il mondo ci si siede in due per poltrona, qui in tre formando un'unica fila di... sette persone da finestrino a finestrino compreso quello seduto sullo strapuntino di fortuna nel corridoio. La salita e la discesa dei viaggiatori avviene quasi a volo con il secondo che da una mano a salire o a scendere in modo da effettuare l'operazione nel più breve tempo possibile. Inoltre il secondo provvede alla biglietteria e al carico e scarico dei bagagli dal tetto, salendo e scendendo dalla scaletta posteriore col mezzo in moto e bagaglio in mano(?!?); sono agili, sfruttano i finestrini aperti per andare avanti e indietro esternamente al pullman in corsa, sono scaltri, nessuno riesce a viaggiare gratis, hanno buona memoria, salgono in anticipo sul tetto a preparare il bagaglio che puntualmente trovi a terra quando scendi.
Ad un certo punto siamo sorpassati da un altro pullman, i due mezzi si fermano uno dietro l'altro dopo pochi metri; il nostro autista invita noi tre a trasbordare velocemente sull'altro bus mentre i due secondi hanno già passato i nostri zaini dal tetto del primo bus al bagagliaio del secondo. Una volta ripartiti scopriamo che il pullman su cui siamo ora non solo passa per Quatro Caminos dove siamo diretti noi ma è quello che avremmo dovuto prendere per continuare il viaggio, è un mezzo della Rapidos Zaculeu, 10qz; restiamo favorevolmente colpiti ma con un dubbio: come hanno fatto gli autisti a scambiarsi le informazioni???
ChichicastenangoLeggendo le guide e consultando le cartine scopriamo che il bus passa per Chichicastenango dove domani si svolge il mercato più bello del centroamerica; decidiamo di fermarci qui stanotte in modo da essere presenti presto sul posto domani. Chichicastenango, Chichi per gli amici, non si trova sulla Panamericana, la strada che stiamo percorrendo, così ci scaricano a Los Encuentros, un insieme di attività commerciali sorte tutt'intorno al grande bivio per Chichi.
Giusto il tempo di recuperare gli zaini che ci indicano un bus che arriva di gran carriera sull'altro lato della strada; lo raggiungiamo di corsa, zaini sul tetto e via. 3qz per farci sballottare fino a Chichi da un'autista che crede di guidare una Ferrari a Monza anziché un vecchio bus su una strada in salita con curve a gomito mozzafiato.
Nonostante sia a 2000 mt d'altezza sullo sfondo si vedono altre alte montagne; le strade sono strette e acciottolate. Alloggiamo all'Hospedaje Salvador, a due quadre dal centro, 85qz una tripla. In piazza già fervono i preparativi per il mercato di domani; i posti migliori sono già stati occupati con paletti di legno o coperte, molti stanno preparando i giacigli, alcuni già dormono sotto i portici o vicino alla merce che metteranno in vendita domani.

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Chichicastenango

23 aprile 1998, giovedì
1317Sveglia alle sei per gustarci il mercato dai preliminari, prima che folle di turisti alpitour invadano la città. I bus già scaricano maree di venditori con grosse balle di merci varie che trasportano ai loro punti di vendita curvi in avanti, utilizzando la schiena come soma; una corda passante dalla fronte regge il carico così che le mani sono libere... di portare sedie e tavolini su cui poi mettere in mostra la mercanzia.
I venditori si possono dividere in due categorie: quelli di professione e quelli occasionali. I primi costruiscono nei punti migliori dei veri e propri banchetti; arrivano la sera precedente e occupano lo spazio di vendita con bastoni di legno con cui alle prime luci dell'alba costruiscono i loro punti di vendita. Questi sono molto semplici: due grossi e pesanti tronchi di legno squadrati, tipo traverse ferroviarie, fanno da base; alle estremità hanno due fori in cui piantano quattro assi verticali tonde levigate dall'usura. Con una tecnica collaudata nel tempo vengono posizionati i bastoni orizzontali; quest'operazione viene svolta da due persone che come utensili utilizzano solo un bastone che finisce a forcina con cui alzano le assi orizzontali all'altezza giusta e con lo stesso le legano a quelle verticali. Così costruiscono banchi alti fino a tre metri senza l'ausilio di scale. Una volta costruito lo scheletro queste assi di legno scompaiono dietro la mercanzia che sorreggono.
I venditori occasionali sono quelli che approfittano dei giorni di mercato per vendere prodotti artigianali o della terra e con il ricavato comprare ciò che necessita al fabbisogno familiare. Sono generalmente indios al contrario degli altri quasi tutti meticci e occupano gli spazi lasciati liberi da questi ultimi a partire dal centro e via via sempre più lontano da questo.
E' uno spettacolo vedere queste persone scendere da affollatissimi pullman o camion che aspettano impazienti di recuperare la mercanzia da vendere dai tetti dei bus per poi partire di corsa carichi come ciuchi per guadagnare i posti migliori. Molti arrivano a piedi, anch'essi carichi all'inverosimile, e percorrono l'ultimo tratto di salita con gli occhi di fuori dalla fatica.
1314Verso le otto tutti i tasselli del mosaico sono a posto, ogni metro quadro disponibile è occupato, la merce è esposta, ci sono gli ultimi ritocchi. Le strade più esterne sono riservate alla vendita degli oggetti d'artigianato per turisti, quelle interne ai locali con frutta, verdura, casalinghi, utensili, piccoli animali ecc.
Le strade cominciano ora ad affollarsi di compratori; secondo una vecchia credenza se la prima contrattazione finisce con la vendita il resto della giornata sarà produttiva per cui i venditori, in questo caso, sono propensi a buoni sconti pur di non inimicarsi il destino. Dopo la prima vendita però i prezzi salgono vertiginosamente, tre volte e più i prezzi reali così le contrattazioni oltre a essere necessarie diventano lunghe ed estenuanti. Avendo tempo e voglia conviene effettuare delle contrattazioni a vuoto, cioè senza l'acquisto finale dell'oggetto scelto, al solo scopo di capire più o meno il prezzo reale e su questo puntare nella contrattazione finale tesa all'acquisto.
Sulle scale che portano alla Iglesia de Santo Tomàs, al centro della città e di conseguenza al centro del mercato, è stato acceso all'alba un fuoco che sarà continuamente alimentato per tutto il resto della giornata affumicando tutti quelli che passano nelle vicinanze. Anche qui la chiesa serve sia per i riti cattolici che per le cerimonie maya; i gradini della scalinata che porta alla chiesa sono utilizzate per quelle cerimonie che venivano svolte sulle rampe di scale che portavano in cima alle piramidi maya.
Delle persone si alternano davanti al portone della chiesa con un'incensiera, ricavata da un barattolo di latta forata, che agitano in continuazione provocando anch'essi molto fumo: sono i capi-preghiera che agitando l'incensiere recitano in forma di cantilena parole magiche in onore degli antenati o del calendario maya.
1319Nella chiesa si stanno svolgendo contemporaneamente due cerimonie, indipendenti l'una dall'altra, una sacra e l'altra profana. Il prete celebra la messa regolarmente; sull'altare, oltre al prete, ci sono sei individui, tre per lato, seduti su panche, vestiti con costumi caratteristici, con in mano un bastone dorato con in cima l'emblema del sole; durante la distribuzione della comunione uno di loro recita una cantilena, come se fosse un rosario in lingua maya.
Questa potrebbe già sembrare una cerimonia sacra con contaminazioni pagane, ma c'è di più. Sul pavimento della chiesa, al centro, tra le due file di panche, ci sono delle basi, rialzate da terra una decina di centimetri, che si possono considerare come dei piccoli altarini, dove curanderos e stregoni vari si alternano per le loro cerimonie pagane. Anche qui gli ingredienti sono candele, petali, aghi di pino, refrescos e liquori.
Alcuni capo famiglia fanno da soli benedicendo i familiari e la merce che di li a poco andranno a vendere, altri si affidano all'esperienza di persone che impropriamente definisco stregoni. Tutto questo mentre il sacerdote celebra la messa.
La grande confusione "istituzionale" che si presenta agli occhi del visitatore di passaggio è dovuta al fatto che la città ha due forme di governo; preti e funzionari pubblici imposti dall'alto sono affiancati da funzionari civili e religiosi eletti dagli indios della città. Le persone che stanno sull'altare in abiti caratteristici mentre il prete celebra la messa sono i componenti di una delle cofradìas eletti dal popolo. Oltre a un proprio consiglio cittadino gli indios eleggono anche i giudici di un tribunale che si occupa delle diatribe tra locali.
Ieri sera abbiamo speso gli ultimi quetzales per cenare e questa mattina aspettiamo con ansia che aprano le banche per cambiare e fare finalmente colazione. 100 dollari per 620 quetzales.
Il cimitero di Chichi è uno spettacolo. Tanto per cominciare si entra attraversando un arco con cancello con tanto di targa ben in vista con orari e giorni di visita; fin qui sembra normale se non fosse per il fatto che il muro di cinta e lungo quanto basta a contenere l'arco con cancello, poi il resto del cimitero è tutt'uno con le campagne e le case che lo circondano(???).
1328Dentro, il cimitero è un'esplosione di colori che danno un senso di vivacità, d'allegria, sempre che si possano usare questi termini parlando di un cimitero. Sia le cappelle che le tombe o le semplici croci sono dipinte con differenti colori dal giallo al verde, dall'azzurro al bianco, dal viola al rosso a tinta unita o misti; il colpo d'occhio è unico.
Anche qui, accanto a due tombe fresche, si stanno effettuando cerimonie pagane con il capo-preghiera che agita l'incensiere artigianale e recita una cantilena monotona con i familiari in religioso silenzio. C'è un tacchino che razzola tra le tombe assieme alle galline: quando ti avvicini fa la ruota e grida.
Il rullare di tamburi assieme al suono di un piffero attirano la nostra attenzione: è una processione fatta dai componenti di una delle confraternite della città. a essere portato in processione è la statua di un Cristo posto su di un baldacchino e portato a spalla da uomini vestiti di bianco; al posto dei preti ci sono i capi della confraternita, i cofrades, con costume tipico e bastone dorato in mano. Uno di questi balla in continuazione agitando un cavallino di terracotta con campanellini che tiene tra le mani.
Arrivano sulla soglia della chiesa ma non entrano; il tamburino e il pifferaio continuano a suonare come il danzatore continua a ballare agitando il cavallino. Il baldacchino viene poggiato per terra e tutti i fedeli della processione, sono aumentati sempre più man mano che ci si è avvicinati alla chiesa, si inginocchiano orientati come il Cristo; dopo alcuni minuti il baldacchino viene ruotato di 90° in senso orario e tutti quelli che sono inginocchiati cambiano posizione allo stesso modo. La cosa si ripete fino a far rivolgere lo sguardo del Cristo verso i quattro punti cardinali; finita la rotazione il confrade danzatore con la mano lasciata libera dal cavalluccio, che continua ad agitare danzando, da fuoco a una serie di mortaretti che lancia scoppiettanti sulla gradinata che porta alla chiesa.
1408Poi come sono arrivati se ne vanno percorrendo le vie del mercato seguiti dai fedeli. Lasciamo l'albergo per andare ad Antigua; ci indicano la strada dove partono i bus, ne troviamo uno fermo in un vicoletto, l'autista dice che partirà tra dieci minuti, carichiamo gli zaini sul tetto. Vicino al bus c'è un portone da dove escono degli uomini completamente ubriachi; c'è un cortile interno su cui si affaccia una stanza buia dentro la quale, intorno a un altarino con fiori e candele accese, ci sono delle panche su cui indios seduti bevono attaccati a bottiglie di birra e aguardiente.
Quelli che hanno finito di bere, ma non sono riusciti ad arrivare in strada, sono stesi per terra e dormono nella polvere del cortile come angioletti. Intanto il pullman parte; strano perché siamo solo noi mentre sappiamo ormai benissimo che questi partono solo quando sono completamente pieni di viaggiatori. Non siamo saliti al capolinea, qui ci arriva dopo aver fatto il pieno, controllato l'olio, l'acqua ecc.
A differenza del Messico dove i carburanti sono venduti in regime di monopolio dalla sola Pemex, in Guatemala ci sono diverse compagnie con differenti prezzi che però differiscono di poco tra loro: il diesel costa 8,06qz, la benzina Regular 10,73qz, la benzina Premium 10,92qz. Sono prezzi unitari per gallone che è quasi quattro litri. In Messico la benzina Premium, indicata con etichetta verde, costa 3,460$ al litro.
Al capolinea salgono parecchie persone ma non abbastanza per partire; occorre aspettare una mezzoretta per partire verso Los Encuentros, 3qz. Mangiato un uovo sodo con un paio di tortillas fatte a mano che sono buonissime al contrario di quelle confezionate che danno nei ristoranti che sono stucchevoli, 2qz. Non c'è il tempo di bere qualcosa che arriva il pullman per Chimaltenango, una cittadina sulla Panamericana dove c'è il bivio per Antigua, 7qz.
Stanno effettuando dei lavori lungo la strada; ci tocca stare fermi una ventina di minuti a un senso unico alternato. Appena arrivati c'è subito il bus per Antigua; gli zaini con la stessa rapidità con cui vengono fatti scendere salgono sull'altro tetto e via, 2qz fino al terminal terrestre che è vicino al mercato. Alloggiamo alla Casa de Santa Lucìa, 90qz per una tripla in una struttura stile coloniale con acqua calda dalle sette alle nove del mattino e della sera.
Da Chichi ad Antigua tre ore e mezza di viaggio. In Messico i bus di primera e de luxe garantiscono trasferimenti comodi e veloci anche su grandi distanze. In Guatemala essendo le distanze minori non ci sono molti collegamenti diretti per cui occorre servirsi di questi bus di segunda che in buona parte sono gli ex scuola bus americani che finiscono qui la loco carriera. Lo spazio tra i sedili, calcolato in origine per i bambini, è rimasto inalterato e considerato che su ogni poltrona devono entrarci tre persone è facile intuire che i viaggi non sono il massimo della comodità.

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