Murchison Falls National Park
12 maggio 2024, domenica
Nella mattinata facciamo un game drive nel Murchison Falls National Park con i nostri fuoristrada; per l’occasione gli autisti hanno aperto il tetto in modo da poter osservare e fotografare gli animali in tutta sicurezza stando in piedi all’interno del mezzo.
All’ingresso tanti camion sono in fila alla biglietteria; è una delle contraddizioni dell’Africa dove una grande arteria passa dentro il parco. Gli autisti per passare devono pagare 50 dollari a persona come noi più una quota per il mezzo. Per troncare le azioni fraudolente dei dipendenti che s’intascavano parte degli incassi, ora per l’ingresso ai parchi si può pagare solo con carta di credito. Perdiamo un po’ di tempo perché stamattina il pos non accetta i dollari; alla seconda carta, l’addetta prova con gli shellini e il pagamento va in porto. Questo piccolo ritardo non ci dispiace perché il biglietto è valido ventiquattro ore e noi domani lo sfrutteremo per transitare gratis.
Siamo accolti da molti facoceri dalle zanne lunghe e soprattutto da tante specie di antilopi; come ieri i rinoceronti erano… cavalcati dai corvi dal becco rosso che li ripulivano dai parassiti, anche i facoceri qui sono attenzionati da uccelli simili ma dal becco e zampe nere. Bella la famiglia di elefanti, padre, madre e cucciolo; dopo un po’ i due genitori si sono adombrati e prima hanno fatto quadrato intorno al piccolo e poi hanno provato a caricare. Solo quando andiamo via, ci accorgiamo che un altro giovane membro della famiglia ci sta attaccando alle spalle. Fuga impietosa.
Il bello di questo posto è che essendo la fine della stagione delle piogge l’erba è verde e rigogliosa e non avevo mai visto questi animali in questa location poco… secca. I Kobus kob, detti anche antilopi d’acqua, con il loro mantello nocciola brillante contrastano a meraviglia col verde dell’erba alta; le femmine non hanno le corna a differenza dei maschi che le hanno a forma di esse, proiettate verso la nuca. Sono di taglia importante e ci guardano incuriositi senza scappare.
Stesso colore ma più piccole e aggraziate sono gli oribi, Ourebia ourebi; anche queste femmine non hanno le corna mentre quelle dei maschi sono piccole, dritte, rivolte verso l’alto.
L’alcefalo, Alcelaphus buselaphus, in questa zona ha un manto color nocciola rossastro dal pelo cortissimo che lo fa brillare; è grandicello, massiccio, diffidente nei nostri confronti ed entrambi i sessi sono forniti di corna a forma di esse con le punte rivolte verso la schiena.
È sempre bello vedere specie diverse che condividono da buoni amici piccoli fazzoletti di pascolo rigoglioso; siamo fermi davanti a facoceri e alcefali e, poco distanti, a stento emergono dall’erba alta le piccole antilopi chiamate raficeri, Raphicerus campestris, in Afrikaans steenbok. Hanno il manto color nocciola, il musino nero, una simpatica cornice bianca intorno agli occhi, piccole corna dritte nei maschi e venature bianche all’interno delle grosse orecchie che le fanno somigliare a foglie.
Tra i volatili, fa sempre la sua bella figura la grossa faraona che razzola in compagnia; di dimensioni enormi è il bucorvo abissino, Bucorvus abyssinicus, nero con un grosso gozzo rosso brillante. Il becco nero è importante, gli occhi sono sproporzionatamente grandi, sporgenti e cerchiati d’azzurro e, a completare l’aspetto mostruoso, una cresta nera callosa che finisce sul becco, tipico dei buceri. Un giovane falco giocoliere, Terathopius ecaudatus, sorpreso a terra accanto a un termitaio non si scompone minimamente; al contrario dei genitori, ha le penne color marroncino e il becco e le zampe verdastre che gli donano un aspetto bello ma inquietante.
Per venti dollari una guardia del parco ci guida in modo truffaldino verso una famiglia di leoni che riposano ai piedi di un cespuglio fuori dalle rotte più battute del parco. Una femmina ha il collare col gps; un’esperienza emozionante ma senza la mancia non li avremmo mai visti.
Anche le goffe giraffe fanno la loro bella figura assieme alle discrete varietà di antilopi e alle numerose mandrie di bufali che si sono accaparrati tutti gli acquitrini fangosi in cui giacciono felici tra una brucata e l’altra..
Ci dirigiamo ora verso il Victoria Nile, sempre all’interno del parco, che è immissario del Lago Albert da cui poi l’acqua esce come White Nile; ci imbarchiamo su di un battello a due piani a chiglia piatta spinto da due motori fuoribordo da 100 cavalli ciascuno.
A pochi metri dal punto d’imbarco c’è, perfettamente mimetizzato nel canneto, un bellissimo esemplare di tarabuso, Botaurus stellaris, detto anche Airone stellato; il canneto è la sua casa, dove vive, nidifica e caccia. Non è di grandi dimensioni ed è difficilissimo vederlo, anche se stiamo a pochi metri.
Navigando controcorrente, la guida ci indica il primo gruppo d’ippopotami; nonostante la stazza sono difficili da vedere perché sono quasi sempre in acqua e quando sono in emersione, si vedono solo orecchie, occhi e narici. Quando emergono, spesso spruzzano in aria l’acqua come le balene; simpaticissime quando smuovono le orecchie per liberarle dall’acqua. In acqua assumono un colore rossastro.
Contrariamente agli ippopotami i coccodrilli sono tutti a terra, al sole e con la bocca aperta; sono difficilissimi da vedere anche quando qualcuno te li indica.
Immobile a riva, un airone golia, Ardea goliath, da sfoggio della sua elegante imponenza e bellezza; il piumaggio è grigio cenere mentre testa, collo e ventre sono di un rosso tenue. Sembra sia il più grosso tra gli aironi, da qui il nome, ma sempre elegante; davvero bello da vedere.
Appollaiato sul ramo secco di un albero che si proietta sull’acqua, c’è un martin pescatore bianco e nero, Ceryle rudis; piccolo e concentrato, pronto a piombare su qualche ignaro pesciolino che gli passa sotto.
I rami secchi e spinosi di una ormai defunta acacia sono stati scelti dagli uccelli tessitori per costruire i loro nidi, singoli ma tutti vicini gli uni agli altri. Un altro spettacolo della natura.
In una verdeggiante radura ai margini del fiume ammiriamo un bel quadretto composto di elefanti e bufali a terra e ippopotami in acqua.
Su un mucchio di detriti vegetali secchi due graziose jacane africane, Actophilornis africanus, zampettano vispe in cerca di cibo; di piccola taglia hanno le zampe come quelle delle gru, le penne del corpo sono di colore castano che si schiarisce fino al giallo della base del collo che è invece di colore bianco. Una striscia nera sottile percorre tutto il dorso del collo fino alla testa, dove si biforca in due linee che raggiungono il becco inglobando gli occhi; il becco affusolato blu completa l’opera con un risultato spettacolare.
Assistiamo al goffo atterraggio e al successivo decollo di un’oca egiziana, Alopochen aegyptiaca; sarebbe un’anatra ma gli è stato dato il nome di oca perché predilige stare a terra e non in acqua. Era considerata sacra nell’antico Egitto, finendo raffigurata in ogni sorta di opera d’arte dell’epoca e questo ne ha fatto oggetto di commercio verso l’occidente, finendo in zoo e ville private. Così, pur essendo tipica della valle del Nilo, oggi ci sono tantissime popolazioni rinselvatichite originate da esemplari sfuggiti alle gabbie sparse in tutto il mondo, anche oltre oceano.
Un altro volatile bellissimo che affianca gli aironi sia per dimensioni sia per bellezza, a riva o sui rami degli alberi, è il darter africano, Anhinga rufa; le penne del corpo sono scure col collo nocciola. Si nutre come il cormorano tuffandosi in acqua ma non avendo uno strato impermeabile è costretto a passare molto tempo ad asciugarsi ad ali spiegate. È soprannominato uccello serpente perché quando riemerge con la preda nel becco, nuota con il corpo completamente immerso nell’acqua e si vedono solo il lungo collo e la piccola testa.
Navighiamo fin quasi sotto le Murchison Falls, non troppo perché l’acqua è abbastanza impetuosa, poi invertiamo la rotta per tornare al punto d’imbarco. Stranamente i coccodrilli, mentre all’andata rimanevano nella loro posizione a terra, ora non si fanno avvicinare e scivolano sinuosi in acqua.
Con i fuoristrada saliamo al Top of the falls da dove si dipartono un po’ di sentieri che permettono di ammirare da vicino e da ogni angolazione questa imponente massa d’acqua che spettacolarmente compie un salto di una cinquantina di metri; giusto per fare un confronto, il fiume Velino, che alimenta le cascate delle Marmore, ha una portata media di 15 metri cubi al secondo mentre qui il Victoria Nile arriva a 300. In alcuni punti è impossibile non bagnarsi per gli schizzi d’acqua che ti avvolgono completamente.
Siamo quasi al tramonto e in base alle semplici regole delle Giovani Marmotte in base alla posizione del Sole l’acqua in questo punto scorre verso sud mentre l’Egitto è chiaramente dalla parte opposta; un ottimo arcano che ci ha impegnato un bel po’ per trovare la soluzione. Comunque è incredibile pensare che se in questo momento lanciassimo in acqua la classica bottiglia con messaggio all’interno potremmo trovarcela sulle nostre spiagge italiane tra qualche tempo e tanta fortuna dopo migliaia di chilometri di navigazione.
Dopo cena assistiamo allo spettacolare tramonto della luna a barchetta sulle acque del Nilo Bianco che bagna il nostro Heritage; ricordando le parole del gestore resistiamo alla tentazione di scendere in riva al fiume.