Bwindi
16 maggio 2024, giovedì
Bello vedere i falegnami usare i vecchi attrezzi per costruire i loro oggetti; utensili che da noi ormai molti utilizzano solo come oggetti d’arredamento per esterni.
Per strada, tra la nebbia che ci avvolge, ci sono solo contadini che con la zappa in spalla o in testa si avviano verso i loro campi o in quelli in cui lavorano; le tante donne sono seguite dai loro figli, anche e soprattutto bambini.
Prima delle otto siamo già al punto d’incontro insieme agli altri turisti come noi, tutti abbastanza eccitati per il tanto atteso incontro con i gorilla di montagna.
In attesa del briefing, siamo allietati da uno spettacolino di coro e ballo con tamburi e tamburelli fatto da artisti del posto; incredibile quando hanno ballato con degli oggetti in testa e noi che qualche momento prima c’eravamo stupiti nel vedere i contadini andare a lavoro con la loro zappetta in perfetto equilibrio al posto del cappello.
Siamo divisi in due gruppi, uno veloce e l’altro lento ma fino alla fine non abbiamo capito il criterio e se eravamo finiti in un gruppo o nell’altro.
Col nostro fuoristrada percorriamo, assieme alla guida Jane, diversi chilometri fin oltre il nostro albergo da cui provenivamo fino a un piccolo villaggio dove troviamo le due guardie armate che ci accompagneranno assieme a due apripista armati di… machete.
A giudicare da come corre verso il bagno in cima al villaggio, siamo il gruppo veloce; intanto il sole ha preso il posto della nebbia e percorriamo un comodo sentiero a mezzacosta fino al cartello che indica l’ingresso nel parco. Poi un’impervia salita nella foresta con aiutino di passamano e balaustre un po’ traballanti.
Dopo una mezz’oretta, su un impegnativo sentiero, un piccolo gorillino appare all’improvviso ai nostri occhi; siamo in una zona scoscesa, molto pendente, tanto che il cucciolo, in cima a un sottile alberello, ci appare perfettamente di fronte a noi. Indossiamo le mascherine e in religioso silenzio cominciamo a contemplarlo come se fosse il messia che si è miracolosamente rivelato a noi pochi eletti. È uno spettacolo vederlo, così vicino e così tranquillo, intento a mangiare qualche tenera foglia in modo gioioso come solo i giovanissimi primati sanno fare.
Siamo abituati a vedere altri primati che vivono in grossi gruppi e i tanti cuccioli che giocano festosamente insieme; invece i gorilla vivono in famiglie ristrette e i piccoli sono costretti a giocare da soli ed è in questo contesto che si capisce il rapporto gioioso con le tenere foglie che sono insieme cibo e gioco di questo giovanissimo esemplare.
Jane, la nostra militaressa che ci fa da guida, è ferma nel non farci avvicinare; la ragione è semplice. Un cucciolo non è mai da solo… dove saranno i genitori? La risposta ce la da il piccolo che dondolandosi come un navigato acrobata fa oscillare la tenera pertica su cui è arrampicato facendola flettere fino a terra permettendogli di scendere senza saltare e va… dai genitori che sono lì vicino ma che erano nascosti ai nostri occhi per via della pendenza del terreno.
Ci basta fare un passo avanti e abbiamo davanti a noi il cucciolo con la mamma e il papà, un enorme Silver back.
È emozionante, siamo a due metri da una tranquilla famiglia di gorilla di montagna; siamo in una posizione disagevole, scivolare in questo momento significa finire in braccio a queste stupende creature ma non oso immaginarne la reazione. Sono deliziosi, siamo in prima fila ad ammirare la loro intimità quotidiana fatta di abbracci, carezze, spidocchiamenti reciproci, allattamento del piccolo che poi da una mano a spidocchiare i genitori. Fanno tenerezza, anche se le dimensioni, soprattutto di lui, sono enormi.
Per le regole del parco non si può stare vicino o seguire un singolo o una famiglia per più di un’ora così a malincuore siamo costretti a lasciare questi giganteschi peluche animati e andiamo a caccia di altri individui; troviamo in sequenza tre giovani indipendenti in movimento che però è difficile seguire per l’estrema pendenza e l’assenza di sentieri. I nostri apripista s’impegnano con i machete ma noi non ci reggiamo in piedi; fortunatamente l’ultimo decide di fermarsi, forse ha capito che siamo in difficoltà e si mette in posa per una decina di minuti, giusto per farci riprendere fiato e raccogliere le energie per ritornare al villaggio da cui siamo partiti.
È stata un’esperienza davvero emozionante; anche qui riconoscersi nella loro gestualità, nelle loro espressioni del volto, nell’affettuosità reciproca ci ha fatto scattare qualcosa dentro che ci ha ripagato abbondantemente della… sudata fatta.
Dopo che il cielo si era annuvolato prima con qualche goccia di pioggia poi, il tempo si è aggiustato e ci ha regalato degli scorci esageratamente belli sui terrazzi a strapiombo dove colorate donne zappettano tra le diverse tonalità di verde delle svariate produzioni. In questo periodo i fagioli, che sono fatti arrampicare sulle mazze di bambù, vanno per la maggiore.
La strada sterrata e polverosa sale e passiamo davanti a numerose cave di pietra, dove decine di persone lavorano con attrezzature minimaliste. Un paio di giovani, i più forti, più acrobati e sicuramente i meno sofferenti di vertigini, fanno cadere giù le pietre che staccano dalla parete rocciosa a colpi di mazzuola e piccone. A una decina di metri più in basso, le pietre di diverse dimensioni sono trasportate a mano nei posti dove uomini e donne, armati di martello, le riducono alla pezzatura giusta; questo pietrisco è trasportato, con l’aiuto di contenitori proporzionati alla… anzianità dei ragazzini e delle ragazze, a bordo strada dove formano dei cumuli di diversa pezzatura cui attingono i camionisti che vengono a riempire i cassoni dei propri mezzi.
L’insieme è fotograficamente affascinante ma al contempo raccapricciante; vedere anziani e bambini frantumare pietre seduti sopra i propri mucchi, ragazze che trasportano in testa, lentamente ma senza sosta, contenitori pieni di pietre non è edificante.
Arriviamo al resort sul Bunyonyie Lake e ci rilassiamo sul pontile privato tra birre, aperitivi autoprodotti e le affascinanti storie sui gorilla appena visti.
Ci sembra strano che a un certo punto un ragazzo del resort viene a riprendersi una ciotola che avevamo chiesto in prestito per preparare l’aperitivo; a cena scopriremo che ciotole e bicchieri sono contati.