Addis Abeba
Venerdì, 17 febbraio 2012
Ieri la colazione in albergo era stata molto laboriosa; hanno un menù con varie combinazioni tra latte, caffè, tè, toast, uova ecc. e dopo svariati tentativi avevamo capito che era praticamente impossibile chiedere un semplice toast burro e marmellata accompagnato da un volgare bicchiere di latte ma occorreva scegliere una combinazione che conteneva questi ed eliminare, in fase di ordinazione, quello che non si voleva dall’insieme scelto.
Dopo l’esperienza di ieri avevamo pensato di aver aggirato elegantemente la rigida organizzazione in cucina o la scarsa elasticità mentale della cameriera o entrambe ma questa mattina non c’è la cameriera di ieri e forse anche in cucina deve essere cambiato l’organigramma per cui occorre ricominciare daccapo tutto il teatrino con il risultato che le energie mentali spese per ottenere la colazione desiderata non sono state bilanciate dalle calorie della colazione stessa.
Stessa lentezza e scarsa elasticità mentale l’abbiamo riscontrata subito dopo in banca; dobbiamo cambiare 20 dollari in birr per le ultime spese nella capitale e a me occorrono degli spiccioli per la collezione di monete. Nessun cliente allo sportello al di fuori che noi; tralasciando i particolari, molti comici, ci son voluti 45 minuti per queste due operazioni con il coinvolgimento di quattro impiegati, la metà di quelli che si vedono. Tra le tante cose, all’ingresso della banca, c’è un foglio aggiornato a oggi con il tasso di cambio delle principali valute con il birr ma… cambiano solo i dollari; le monetine invece non le hanno in rotolini ma… a secchiate!
Le cartoline sono in vendita in tutte le librerie della capitale e nei musei ma per francobolli e buche occorre andare negli uffici postali; uno di questi non è lontano dalla banca e già tremo al pensiero del tempo che perderò per comprare i francobolli. Invece mi è bastato chiedere e sono stato quasi accompagnato per mano allo sportello giusto bypassando tutte le persone ordinatamente in fila e come se non bastasse l’impiegato a smesso di servire la cliente che aveva di fronte per darmi i francobolli!
Questa giornata la passeremo a bighellonare senza meta per la città. Ci sono molti edifici in costruzione e le tecniche costruttive ci lasciano un po’ perplessi. La mancanza dei tubi innocenti per le impalcature e delle gru è un dato di fatto quasi scontato in paesi poveri come questo ma quando il cemento gettato nelle forme non viene vibrato con la conseguenza che pilastri e solai a vista risultano pieni di bolle d’aria è lecito chiedersi se la resistenza di questi manufatti sia la stessa di quella calcolata dagli ingegneri.
Un’altra cosa che stupisce è la differente altezza tra i solai di uno stesso edificio; in qualche caso potrebbe essere voluta ma quando è generalizzata il dubbio… sorge spontaneo. Come la perpendicolarità delle strutture; spesso ci siamo ritrovati a scrutare questi scheletri di cemento armato e chiederci se sembravano storti per qualche effetto ottico o perché… erano realmente storti. La prima ipotesi è stata quasi sempre scartata.
Per questi nuovi edifici il rivestimento esterno è in pannelli prefabbricati, spesso in vetri e specchi. Anche qui è strano vedere come i rivestimenti vengano messi in opera a macchia di leopardo per cui è normale vedere edifici in costruzione con parte del rivestimento esterno completato e parte con i sostegni dei solai ancora in opera.
Mangiamo un po’ di samosa in uno scalcagnato localino accanto a due palazzi gemelli di epoca coloniale italiana; non ci sono tavoli liberi ma la giovane coppia di gestori in un baleno fa spostare alcuni clienti e ci libera un tavolo. Ne abbiamo mangiati di migliori. Oggi con il cibo non è la giornata giusta; dopo la laboriosa colazione e i non entusiasmanti samosa passiamo davanti alla pasticceria dove ieri avevamo mangiato degli ottimi dolci e decidiamo di fermarci. Prendiamo un millefoglie che ieri abbiamo osannato per tutto il giorno sospettando addirittura che il pasticciere fosse italiano o che avesse lavorato in qualche laboratorio in Italia; è lo stesso di ieri con la sola farcitura che cambia dalla mezza fragola di ieri al pezzo di cioccolato colorato di oggi. Dopo una giornata di cattiva conservazione la crema ha perso la sua fragranza e… speriamo bene.
Passo dall’ufficio postale a imbucare le cartoline; una delle tre guardie comodamente sedute all’ingresso mi chiede se le cartoline che ho in mano sono affrancate e al mio si si alza e mi indica l’enorme buca delle lettere di colore giallo che ho alla mia destra. Ai loro occhi noi faranji dobbiamo sembrargli molto imbranati.
Il primo giorno che passammo lungo le poche centinaia di metri che separano il nostro hotel dalla centrale Churchill Ave sentimmo una puzza di bruciato e più specificatamente puzza di rifiuti bruciati. Ancora oggi questa puzza non è andata via tanto che potremmo arrivare all’albergo a occhi chiusi, orientandoci con l’olfatto. Ho il sospetto che oltre il muretto di cinta ci sia una piccola discarica ma non ho avuto il coraggio di controllare.
Torniamo a cenare al Dashen, dove siamo stati la prima sera qui ad Addis Abeba; sono le sette di sera, un’ora un po’ insolita per noi per cenare, ma abbiamo l’aereo stasera e non possiamo fare tardi ma non ci sono problemi… troviamo già un gruppo di inglesi seduti ai… tavolini. O sono arrivati da poco in Ethiopia o finora hanno sempre mangiato cucina continentale perché vanno via lasciando i piatti praticamente pieni… cosa che non abbiamo fatto noi. Data l’ora i cantanti sono arrivati quando noi stavamo andando via; non so se è stato un bene o un male… All’uscita incrociamo una coppia di anziani che ieri hanno cenato al tavolo accanto al nostro; scambiamo qualche parola… parlano bene l’italiano… lui è stato ambasciatore etiope a Roma per nove anni negli anni ottanta.
Il ritorno in albergo non è stato dei più agevoli; sulla Churchill Ave l’illuminazione stradale stasera non funziona. E’ buio pesto; non si può camminare sul marciapiede perché si rischia di calpestare qualcuno che dorme… e non si può camminare troppo al centro della strada perché qualche auto con fari poco efficienti potrebbe non vederti. Rimane da camminare lungo il ciglio della strada ma anche
qui ci sono delle insidie… per permettere ai tombini di raccogliere più acqua quando piove questi hanno dimensioni gigantesche rispetto ai nostri, circa un metro per uno, ma, soprattutto, non hanno le griglie di protezione per cui ogni venti, trenta metri lungo il ciglio della strada c’è una voragine. Se finisci in una di queste e ti va bene ti fai male al contrario… finisci direttamente nelle fogne cittadine.
Sfruttiamo la camera di cortesia messaci a disposizione dall’albergo per le ultime incombenze e partiamo per l’aeroporto Bole col minibus col quale abbiamo girato la città ieri; decisamente più comodo di quello utilizzato all’arrivo quando, per le ridotte dimensioni, eravamo tutt’uno con i nostri bagagli.
L’aeroporto si trova nel sud della capitale, nel quartiere Bole da cui prende il nome la struttura. In questo quartiere ci sono numerosi edifici di grosse dimensioni dalle enormi vetrate. Per maggior sicurezza… controllano subito i bagagli all’ingresso dell’aeroporto.