Maji

Mercoledì, 8 febbraio 2012

Il vento forte ci ha fatto compagnia fin quasi all’alba. Siamo nel cortile di una scuola e oggi riprendono le lezioni dopo una breve vacanza; i primi due ragazzi che arrivano si adoperano per organizzare l’alzabandiera; i pennoni sono due, uno per la bandiera etiope e l’altra, a strisce orizzontali rosso, giallo e blu, per quella della regione o stato dove siamo. Non ho capito se questo onore spetta ai primi due arrivati o se questi due studenti sono arrivati per primi perché incaricati o sorteggiati per lo scopo; fatto certo è che uno dei due è particolarmente imbranato tanto che l’altro dopo aver legato la sua bandiera alla corda del pennone aiuta il compagno nello stesso compito. I due ragazzi stanno attenti a far salire lentamente e di pari passo le due bandiere.
Intanto il cortile si sta riempiendo di studenti; sono tutti grandicelli anche se la scuola è primaria. I ragazzi iniziano tardi il ciclo di studi, se iniziano, perché, mancando strade e servizi di scuola bus, per i bambini è difficile raggiungere la scuola. Il direttore è contento della costruzione della strada perché con questa spera di abbassare l’età media dei suoi studenti. Questi hanno tutti una divisa verde bottiglia o similare.
Appena fuori del villaggio c’è il cimitero; ieri abbiamo visto muovere un corteo funebre copto. Le donne precedono il feretro e indossano un velo o una sciarpa bianca mentre gli uomini, senza particolari accessori di vestiario, chiudono il corteo. Le salme vengono inumate nel terreno e sopra viene costruita una specie di cappella con lo stesso stile costruttivo dei tucul. Al centro del cimitero c’è un enorme tucul che funge da chiesa; è di colore azzurro. Quattro ingressi da un ballatoio a piano terra che gira tutto intorno alla chiesa; all’interno c’è un cilindro concentrico che ospita il santa santorum. Si entra senza scarpe ma attraverso le quattro porte e le finestre è possibile dare un esaustivo sguardo all’interno.
Il prete è vestito di bianco; ha uno sguardo rilassato. Attraverso la finestra senza battenti ci mostra la Bibbia scritta in Amarico; non ho chiesto conferma ma l’impressione è che sia stata scritta a mano e non di recente e la cura con cui la maneggia e l’orgoglio con cui la mostra in parte confermano l’impressione.
I tucul subito fuori del villaggio sono circondati da alberi di falso banano che li proteggono dal vento e dal sole. Con parte di queste piante si fanno quei panetti che abbiamo provato ieri al mercato e che le donne portavano al villaggio avvolte in foglie della stessa pianta.
In molti appezzamenti di terra è stato seminato il granturco e in questo momento le piantine sono alte poco più di venti centimetri. Stiamo percorrendo un bel viottolo con alta vegetazione su entrambi i lati; allungando lo sguardo oltre gli alberi, dove è possibile, ci si accorge che stiamo camminando su di una cresta con una profonda valle ben coltivata a sinistra e un’altra più selvaggia a destra. Nel punto più basso del viottolo la cresta è relativamente stretta tanto da non permettere alla vegetazione di attecchire; la visuale sulle due vallate è perfetta ma il vento forte ci… invita proseguire. Non a caso, a detta della guida, questo punto è conosciuto come la porta del vento. Abbandonata la cresta siamo all’interno della foresta tra alberi d’alto fusto che quasi ti intimoriscono. Confusa tra questi, c’è una Euforbia gigantesca, dalle dimensioni inimmaginabili, davvero fantastica. Ad affiancare il gran numero di farfalle dalle diverse livree ci sono anche svariate specie di libellule tra le quali spicca quella rossa fiammante, più piccola ma decisamente più bella delle altre. Le formiche in questo contesto hanno una organizzazione sociale particolare; sono di grandezza medio piccola e negli spostamenti la nutrita colonna, con il classico via vai di operaie, è protetta ai due lati da un gran numero di compagne ferme.
Nei periodi di pioggia questa pista deve essere un vero patimento per gli autisti di piccoli camion e fuoristrada; le impronte lasciate dagli pneumatici parlano chiaro e comunque nei punti più difficili sono rimasti incastrati nel fango ormai essiccato i tronchetti di legno utilizzati per facilitare lo spostamento dei mezzi impantanati.
A una specie di bivio ci fermiamo all’ombra di un alberello a rifocillarci; in breve tempo intorno a noi si sono radunati tutti i pastorelli di passaggio e le loro bestiole che cercano, incolpevoli, di passarci sopra visto che noi ci siamo seduti sul loro scarso cibo.
Ripartiamo e ci dirigiamo verso un gruppo di tucul; qui, come altrove in questi giorni, al nostro passaggio tutti si destano ed escono di casa per venirci a vedere, a scrutare, a studiare. Segno evidente che, anche se non i primi, siamo tra i pochi bianchi a essersi avventurati fin qui. Arriviamo ad Adikas dove troviamo già i nostri muli che pascolano nel cortile della scuola dove faremo il campo; il trek non è stato particolarmente faticoso ma la completa assenza di corsi d’acqua e il caldo l’hanno fatto diventare impegnativo.
Un ragazzo del posto è andato a riempire le taniche d’acqua; non ha impiegato molto così decidiamo di andare anche noi a darci una rinfrescata alla fonte. Mannaie si offre di accompagnarci ma dopo più di un chilometro di sentiero accidentato gli facciamo notare che il ragazzo ha impiegato poco più di dieci minuti tra andata, rifornimento e ritorno mentre noi… Sembra che, dove stiamo andando, sia più agevole per lavarci e in effetti troviamo un bell’abbeveratoio che raccoglie la scarsa acqua della fonte prima che questa si disperda in un misero rivolo tra la vegetazione; purtroppo è ottimo per chi non usa sapone ma noi che generalmente lo usiamo… per non inquinare l’acqua che berranno le bestie siamo costretti a riempire la classica bottiglia e a lavarci con questa tra bambini curiosi, donne che si riforniscono d’acqua, bestiame che si abbevera e alla fine assieme ai nostri muli e mulattieri.
Mangiamo nell’aula della scuola con la lavagna attaccata al muro fatto di legno, fango e paglia, con il pavimento di… terra su cui cuciniamo tranquillamente senza pericolo di rovinarlo e banchi in legno massello sagomati con… l’accetta.

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