Cormu
Sabato, 11 febbraio 2012
Deve esserci stata una festa in uno dei piccoli villaggi vicini perché da ieri sera e fino a tarda notte si è sentito il suono dei tamburi e il canto delle donne. Intanto continuano incessanti gli incendi provocati di pezzi di prateria che iniziano la sera e si protraggono per tutta la notte; l’erba oramai è alta più di un metro ed è completamente rinsecchita quindi non più utile al pascolo. I pastori Surma con gli incendi preparano il terreno per i futuri pascoli ma così facendo bruciano anche gli alberi e non tutti si riprenderanno…
Questa mattina uno dei muli non ha alcuna intenzione di andare al lavoro; i mulattieri le provano tutte poi decidono di lasciarlo tranquillo mentre caricano gli altri e infatti alla fine si lascia caricare senza problemi. Queste povere bestiole sono sicuramente infestati da parassiti vari per cui hanno la necessità di rotolarsi nella polvere per alleviare il fastidio visto che per loro, animali di serie B in un paese non di serie A, non è previsto un regolare servizio di strigliatura; la conseguenza di questo è che spesso vediamo i nostri zaini per terra con sopra un mulo a zampe all’aria…
Dopo soli dieci minuti di cammino guadiamo un fiumiciattolo… e pensare che ieri la guida ci ha portati a un pozzo quasi asciutto a un paio di chilometri dal campo… Dopo quattro chilometri di agevole camminata arriviamo a un altro fiume con una portata d’acqua maggiore anche se si può definire in secca visto che la maggior parte dell’ampio letto è inutilizzato. C’è un vecchio camion Fiat con… i piedi nell’acqua e il cassone pieno di taniche gialle e blu che decine di persone stanno via via riempiendo d’acqua.
Il fiume è animatissimo per cui anche noi decidiamo di fermarci e darci una rinfrescata; diamo una
sciacquata agli indumenti che portiamo addosso che oramai hanno cambiato il loro colore originario e, con le saponette che fino a ora non siamo riusciti a dare in cambio, ci diamo una bella lavata. Il colmo è che queste saponette, quando volevamo darle in cambio della possibilità di scattare delle foto, nessun Surma di qualsiasi sesso ed età le ha mai volute e ora che mi sto lavando sono circondato da ragazzi pronti a lottare per contendersi la saponetta usata.
Dopo circa un’ora il pantalone e gli altri indumenti stesi… sul greto del fiume sono già completamente asciutti. Alcuni ragazzini vengono a pescare proprio vicino a noi; come esca usano un impasto a base di pane e preferiscono una specie di piccolo pesce gatto mentre un'altra qualità di pesce che tirano su lo lasciano morire sui ciottoli senza ributtarlo in acqua perché, se abbiamo capito bene, ha tante spine e poca carne.
Riprendiamo la marcia e con grande sorpresa scopriamo che alla fine dello sterrato che parte dal fiume c’è Kibish che è la capitale dei Surma, la nostra meta odierna. Attraversiamo tutto il villaggio e ci accampiamo nel cortile di una struttura governativa con tanto di bandiere e guardie armate.
Comincia a serpeggiare la voce di incidenti tra Surma e Dizi; una mezza conferma ci viene dal comportamento dei nostri due miliziani armati che ci hanno scortato negli ultimi giorni. Di etnia Dizi in pieno territorio Surma… ci lasciano; era una cosa già prevista… da contratto ma la velocità con cui raccolgono le loro poche cose e vanno via ci lascia interdetti.
All’Ufficio Governativo, nel cui cortile siamo accampati, paghiamo il dovuto e ci viene assegnata una guida Surma che si affiancherà alla nostra con il compito di farci fare un giro tra i villaggi
limitrofi e una guardia armata sempre di etnia Surma che dovrà proteggerci. Fissiamo un orario con la guida che naturalmente viene disatteso; si presenta all’appuntamento fissato in notevole ritardo.
Giriamo un po’ tra i tucul esterni del villaggio dove troviamo una burbera vecchina che fuma e tossisce in contemporanea aspirando fumo da una pipa ad acqua ricavata da una zucca e due donne in ginocchio che macinano il granturco utilizzando due pietre sagomate ad oc; incrociamo una donna che porta in bilico in testa una enorme brocca di terracotta che ha contenuto il fermentato di sorgo di cui si sente ancora l’odore o… la puzza a seconda dei punti di… olfatto. Alla fontana c’è un bell’assembramento di donne e bambini che fanno rifornimento o aspettano il proprio turno per farlo; un anziano Surma arriva di gran carriera sbraitando e facendo segno di andar via… solita battaglia verbale tra lui, la guida, la guardia, Mannaie…
Alla rivendita di birra di sorgo c’è un’affluenza da… grande occasione sia dentro, dove non c’è un buco libero per potersi sedere… a terra, che fuori; tutti quelli che incrociamo, uomini, donne e bambini, si avvicinano a stingerci la mano, una mano… lavorata. Ai bambini in tenera età, appena cominciano a camminare, mettono una cavigliera a sonagli così anche se si allontanano tra l’erba alta sono sempre rintracciabili.
Dopo meno di un’ora siamo già al centro del villaggio e per la guida Surma il giro è finito; gli chiediamo di accompagnarci in uno dei villaggi limitrofi ma comincia ad accampare varie scuse come grandi distanze, scarsa sicurezza ecc. il tutto per non guidarci. Fatto tesoro delle esperienze degli ultimi giorni con le persone di questa etnia decidiamo di non perdere ulteriore tempo in inutili discussioni e restiamo in zona con la guardia armata Surma che ci segue con discrezione.
In un punto del villaggio, lungo la strada principale, c’è un grande capannello di gente con qualcuno addirittura sugli alberi e tutti cercano di sbirciare all’interno di un capannone attraverso le fessure esistenti tra i legni e il fango delle pareti; scopriamo che all’interno stanno trasmettendo una partita del campionato di calcio inglese.
Dopo qualche ora passata in questo villaggio non si può fare a meno di constatare che gli esercizi preposti alla vendita di bevande sono grandi e pieni di avventori mentre quelli che vendono generi alimentari o casalinghi sono piccoli e desolatamente vuoti. Un gruppetto di ragazzi ci chiede la provenienza dopodiché ci ripetono che gli italiani sono i benvenuti; speriamo che sia vero… con l’aria che tira!
Percorriamo il grande viale sterrato che porta al fiume; gli unici mezzi a motore che abbiamo visto passare su questa strada sono il vecchio Fiat 682N4 che fa la spola tra il villaggio e il fiume con il cassone pieno di taniche gialle per l’acqua e un paio di Isuzu per il trasporto promiscuo di persone e cose da e per i villaggi vicini. Molti ragazzini percorrono il vialone con le loro bestie che portano all’abbeveraggio o che ritornano dal fiume.
Bagnarsi in questo corso d’acqua sarebbe piacevolissimo se non fosse per i tanti pesciolini che imperterriti morsicano ogni parte del corpo sommersa. Il tasso alcolico tra gli avventori al fiume è in costante aumento tanto che la guardia dopo qualche battibecco con i locali alticci ci consiglia di rivestirci e tornare al villaggio.
Intanto le voci di incidenti tra Dizi e Surma si fanno sempre più insistenti; secondo le ultime
notizie i morti sono due di etnia Dizi e quattro di etnia Surma e il tutto sarebbe avvenuto nei dintorni di Adikas. La mente corre subito a quel gruppo armato che avevamo incontrato l’altra mattina e che era in cerca dei capi di bestiame rubato dai Surma.
Ripercorrendo lo sterrato non possiamo non goderci la splendida atmosfera; il sole sta calando e con lui la temperatura, non ci sono mezzi a motore che transitano alzando nuvole polverose, non ci sono grossi assembramenti di persone e le poche che ci sono sono rilassate. Incontriamo una bellissima ragazza; lunga contrattazione con la mamma per stabilire il giusto prezzo per scattare qualche foto con conseguente creazione di capannello di passanti che si fermano incuriositi. Facciamo le foto, paghiamo e come da classico copione Surma i soldi pattuiti non bastano più e giù con nuove discussioni che oramai ci divertono.
I nostri mulattieri, portatori e guida, tutti di etnia Dizi nella capitale Surma, non stanno vivendo momenti tranquilli e non li tranquillizza il nuovo tam tam che sposta il teatro degli scontri a Maji; per domani le autorità locali ci hanno promesso una scorta di quattro poliziotti veri, non miliziani. L’atmosfera al campo è surreale; la tensione di portatori e mulattieri è evidente mentre Mannaie ha deciso di dormire al villaggio per poter accedere alle nuove notizie prima possibile.
Noi potremmo essere tranquilli perché gli stranieri da queste beghe sono sempre stati tenuti fuori e per questo cerchiamo di sdrammatizzare ma siamo consapevoli che finché siamo a stretto contatto con i Dizi alle nostre dipendenze il rischio per noi è uguale al loro. Come se non bastasse è iniziata una interminabile veglia funebre con strazianti lamenti femminili provenienti dalla boscaglia che ci circonda che rende difficile il riposo in tenda.