Kabelvag

24 agosto 2021, martedì

3181A un centinaio di chilometri da Svolvær verso sud attraversando ponti, gallerie e tunnel che ci fanno passare da un’isola all’altra, c’è la cittadina di Nusfjord; si trova a sud dell'isola di Flakstadøy, una delle zone più belle delle Lofoten. E’ uno dei borghi di pescatori più antichi e meglio conservati della Norvegia ed è stato designato dall'UNESCO nel 1975 come progetto pilota per preservare l'architettura tradizionale norvegese.
Si trova in una piccola insenatura al centro del fiordo di Bottelvika circondato da alte montagne ricche di vegetazione che la isolano dall’entroterra; ci sono tante rorbuer, le tradizionali abitazioni color granata costruite su palafitte che una volta erano alloggi per pescatori e oggi sono trasformate in alloggi per turisti.
Nel porto sono ormeggiati alcuni pescherecci con la prua più alta rispetto alla poppa, comunque stranamente proporzionati perché rispetto ai nostri sono più alti e meno lunghi. A terra negli edifici sono conservate le varie attività legate alla lavorazione del merluzzo compreso il famoso olio di fegato e l’immancabile spazio riservato al maestro d’ascia.
All’aperto ci sono sparse un po’ dappertutto attrezzature servite un tempo per la lavorazione del pesce; fanno mostra di se in una specie di percorso museale mentre all’interno sono state sostituite da macchinari più moderni ed efficienti.
La silenziosa pace del posto è rotta a intervalli quasi regolari dall’acuto garrito dei gabbiani che hanno nidificato nelle posizioni più improbabili. Piove e un operaio in tuta gialla in piedi in un secchione bianco sollevato da un muletto sta lavando i vetri esterni al primo piano di un edificio; il classico contrario del lavoro… socialmente utile.
3169Quasi tutte le attività sono ferme perché oggi questa cittadina è sede di un Car Driving della Porche. Unica attività aperta è la panetteria che ha dei dolci interessanti tra cui quello alla cannella. E’ prevista pioggia fino a stasera così rimandiamo il trekking a domani e oggi visiteremo qualche altro villaggio caratteristico.
Dopo tante scogliere la strada costeggia un angolo caraibico con sabbia bianchissima e fondale basso con acqua di colore verde delimitato nettamente dall'acqua blu del fondale alto e roccioso.
Hamnøya è un piccolo villaggio di pescatori trasformato in una specie di albergo diffuso; è su un piccolo promontorio ricurvo che protegge il suo porticciolo e che fa da trampolino di lancio al primo di una serie di ponti più o meno grandi che collegano tra loro tante isolette che popolano questa parte delle Lofoten.
Ă è un paesino di poche anime, appena 190, che viveva di pesca e che ora vive di turismo; Ă è l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese e come tale è usata come sinonimo per indicare l’ultima città di qualcosa. Qui sta a indicare che è l’ultimo dei paesini a sud raggiungibili dall’E10, la strada che unisce tutte le isole e i promontori di quest’angolo di paradiso; ce ne sono più d’una in Norvegia e per distinguerla dalle altre è chiamata anche Ă i Lofoten.
Questo villaggio deve essere molto importante per il paese perché l’ultimo tratto di strada che porta qui è conosciuta come la Strada di Re Olav; non so se perché l’ha fatta costruire lui o se ne era solo un abituale frequentatore ma essendo stato questo Re, morto nel 1991, il più amato in assoluto nel paese è sicuramente un motivo d’orgoglio per le persone che vivono in zona.
3198Venti e più edifici tra case, magazzini e altro sono contrassegnati da un numero ben visibile vicino all’ingresso e fanno parte dei musei diffusi che coinvolgono buona parte del villaggio; sono il Lofoten Stockfish Museum e il Museo norvegese dei villaggi di pescatori. Su una cartina, reperibile al Tourist Office, sono evidenziate, tra le altre, le costruzioni numerate; una sintetica spiegazione anticipa quello che si può vedere. Si passa liberamente da un posto all’altro e dentro di esse si possono trovare belle signorone in abiti d’epoca che descrivono il posto o, più freddamente, è un video mandato in continuo loop che fa la stessa cosa.
C'è il vecchio ufficio postale, dove il tempo sembra si sia fermato al periodo delle penne e dei calamai con bottiglie d’inchiostro, macchine da scrivere, radio, telegrafo e, in una piccola stanzetta appartata, uno dei primi modelli di telefono a parete a fare da contorno.
In un'altra casa c'è una signora circondata da vecchie macchine da cucire Singer, macinini a mano per caffè o pepe e che spiega le origini del popolo di pescatori delle Lofoten. C'è anche tutto il necessario, compresa la macchina da cucire per il cuoio, per riparare o fare le scarpe.
Come il calzolaio anche il maestro d'ascia riparava o costruiva dei gozzi quasi come i nostri; al piano superiore del magazzino un filmato spiega in pochi minuti il passaggio del merluzzo dalla pesca all'essiccazione. Reti e tramagli dagli enormi ami arrugginiti riempiono la stanza assieme ai galleggianti dell'epoca fatti di vetro; delle bocce verdi di varie misure con spesse reti a maglia larga a proteggerle dagli urti come da noi la paglia intrecciata proteggeva i fiaschi.
20210824All’altezza del vecchio porto c’è la più antica fabbrica di olio di fegato di merluzzo del villaggio; oltre alla parte del merluzzo decapitato ed eviscerato che era essiccato per fare lo stockfish, o salato per il klipfish, venivano salvate le eventuali uova, anch’esse salate in tini di quercia, e il fegato per ricavarne il prezioso olio.
Un tempo il fegato era lasciato nei tini e l'olio era scremato mentre il fegato fermentava nella stagione estiva; poi iniziarono a bollire il fegato in calderoni di ferro per poi pressarlo, come facciamo noi per il vino e l'olio d’oliva, per ottenere una maggiore resa del prezioso olio di fegato di merluzzo. A questo punto la lavorazione avveniva tutto l’anno e la pungente puzza avvolgeva tutto il villaggio; questo sgradevole olezzo che ancora oggi caratterizza il posto era conosciuto tra gli abitanti del luogo come… l’odore dei soldi. Infatti, migliaia di barili di quest’olio raggiungevano tutta Europa dove era utilizzato per l’illuminazione, la concia delle pelli, la fabbricazione del sapone oltre che per uso alimentare.

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