Gryllefjord
28 agosto 2021, sabato
Questa notte l’abbiamo passata a Steinfjord al The fat cod camp room che si trova alla fine di un fiordo; è spartano e frequentato soprattutto da pescatori. In acqua sono parcheggiate diverse barche in vetroresina dai potenti motori fuoribordo mentre all’interno c’è un vasto assortimento di canne da traina e artificiali anche di una trentina di centimetri con ami proporzionati.
Dalle foto esposte credo che la preda più ambita sia l’halibut; ha forma e colori della sogliola ma dimensioni gigantesche che negli esemplari adulti superano abbondantemente il quintale.
Questa mattina pioviggina e c’è una nebbiolina che avvolge tutto il fiordo e ne riduce la visibilità; curiosa e inaspettata la presenza isolata a pochi metri dalla riva di una vecchia macchina per cucire Singer in perfette condizioni nonostante… l’età avanzata.
Questa mattina raggiungeremo Tromsø da dove domani avremo l’aereo per rientrare in Italia. All’inizio avevamo programmato di fare questo tratto con un traghetto da Gryllefjord; sarebbe stato bellissimo con la navigazione quasi tutta all’interno dei fiordi. Le condizioni atmosferiche di ieri e le previsioni poco ottimistiche per oggi ci hanno spinti verso il piano B, ossia compiere il tragitto in auto. Sono poco più di duecento chilometri e impiegheremo circa lo stesso tempo; in compenso questo piano è economicamente molto più vantaggioso.
Nella prima cittadina che troviamo, ci fermiamo per fare colazione; c’è una bellissima vasca al centro della piazza con due casette in stile miniaturizzate in mezzo all’acqua, unite da un ponte nepalese. Giriamo un po’ per le viuzze del centro ma è presto e i negozi sono ancora chiusi così siamo costretti a mangiare qualcosa allo shop del distributore di carburante del paese.
La strada è buona e varia passando dai tratti costieri ai collinari, dalle zone boschive a quelle scoperte con qualche ponte più o meno grande; il tutto accomunato da uno scarsissimo traffico. Ricominciamo a vedere i cartelli di attenzione alle renne che alle Lofoten erano spariti, anche se di questi animali non se ne vede nemmeno uno.
Tromsø lodge & camping è dove abbiamo prenotato per stanotte. È grandissimo e oltre ai tradizionali spazi per tende e camper offre tanti bungalow di moderna concezione e recentissima costruzione; un paio di questi superano sicuramente i 200 metri quadri e forse rappresentano l’equivalente delle suite degli alberghi.
È posto nell’ansa di un fiume a poche centinaia di metri dalla foce e molti bungalow sono messi proprio sulla sua sponda tanto che un appassionato potrebbe addirittura pescare dal proprio terrazzino. Domani in città c’è un’esposizione canina e tanti partecipanti alloggiano qui così vediamo tra i viali del campeggio tante persone che portano a spasso cani dalle acconciature improponibili.
Tromsø è su di un’isola, l’isola di Tromsøya ma noi ci troviamo sulla terraferma a poche centinaia di metri dal Bruvegen Bridge che le unisce; è comunque più conosciuto come Tromsø Bridge. È lungo poco più di mille metri e nel ’60, quando fu inaugurato, era il ponte nordeuropeo più lungo; è molto alto al centro per permettere il passaggio delle navi e la sede stradale è stretta ma ci sono anche una pista ciclabile e una pedonale. Fa impressione l’alta recinzione costruita negli ultimi anni per arginare in loco il triste fenomeno dei suicidi.
Domani avremo una sosta a Oslo molto risicata, appena sufficiente a scendere da un aereo e salire sull’altro; poiché all’andata nello stesso scalo abbiamo avuto la sorpresa dei bagagli, costretti a ritirarli e rispedirli, con conseguente perdita di tempo, ora siamo ragionevolmente preoccupati per domani. Andiamo all’aeroporto per esporre il problema e cercare una soluzione che potrebbe essere quella di imbarcarci su un volo successivo ma la ragazza al desk ripete che per lei i bagagli vanno direttamente a destino per cui non ci sono problemi.
Come se non bastasse al parcheggio dell’aeroporto al momento del pagamento, il totem non riconosce il numero di targa che avrebbe dovuto memorizzare automaticamente al nostro ingresso e quindi non possiamo pagare; al numero indicato non risponde nessuno, non troviamo un ufficio cui rivolgerci e nessuno sa darci indicazioni per cui andiamo via senza pagare. In definitiva siamo venuti con un dubbio e ce ne andiamo con due: a quanto ammonterà la multa?
Un’ampia zona centrale è chiusa al traffico veicolare; c’è molta gente che passeggia o fa shopping. Nel corso principale ci sono numerosi gazebo con tanti volontari che vorrebbero proporti ognuno qualcosa; prodotti o idee per noi incomprensibili. Dopo la prima vasca ho fatto il pieno di volantini; l’unico gruppo che opera comprensibilmente è quello che manifesta solidarietà alle donne afgane.
In un vicoletto della main street dedicata allo struscio, c'è un invitante pub con tavolini all'aperto; la ragazza che ci serve oltre a essere una bella ragazza è anche simpatica e spigliata e contrasta un po' con l'idea che ci siam fatti in questi giorni delle ragazze del posto, belle si ma poco espansive. Padre norvegese e madre francese. Buono l'hamburger di renna e ottimo il dolce di chiara origine araba; frutta secca e menta bastano a smascherare il cuoco egiziano.
Pensavo fosse più facile trovare salami di carne di renna ma evidentemente questi animali sono più comuni al nord e la loro carne non è ugualmente apprezzata in tutto il paese. In compenso vendono confezioni di stoccafisso in formato snack.
Cena in un ristorante della piazza centrale che dà sul mare; preso una bistecca di balena presentata come la nostra tagliata. In effetti, è un mammifero e il suo sapore non si discosta molto dalla carne bovina; si differenzia per un leggero retrogusto dolciastro. Solo in Giappone e qui in Norvegia sono ancora consentiti la caccia alle balene e il conseguente consumo di carne.
Dopo cena le strade si sono riempite di tanti ragazzi e molti di questi sono assembrati in fila fuori dei locali per evitare gli... assembramenti all'interno. Siamo ripassati davanti al pub, dove oggi abbiamo preso l'hamburger di renna e scopriamo con soddisfazione che è uno dei locali preferiti dai giovani con una consistente fila gestita da buttafuori ben... piazzati.
Troviamo un localino fuori dal centro, dove non c'è gente in fila ed entriamo per una birra. Il gestore non vuole o non può unire due tavoli per il Covid ma, in effetti, poi siamo seduti uno vicino all'altro senza mascherina.
Accanto a noi sono seduti due ragazzi e una ragazza e il loro tavolino non riesce più a contenere tutti i bicchieri di birra pieni e vuoti. Dopo poco il gestore chiama la polizia e il ragazzo in divisa li manda via in modo deciso e resta a gestire la fila che nel frattempo si è formata fuori.