Tromsø

29 agosto 2021, domenica

3214Sono le otto di mattina e le strade per l'aeroporto sono desolatamente deserte. Parcheggiamo le auto nel punto stabilito nel parcheggio coperto e mentre mettiamo le chiavi sulla gomma anteriore destra, arriva il vichingo con il suo furgone scalcagnato come le auto che ci ha noleggiato.
Il Tromsø Lufthavn Langnes non è grande e i pochi passeggeri sono in fila ai pochi banchi dei check-in. Al nostro troviamo la stessa ragazza che ieri era al desk delle informazioni e ci riconferma che i bagagli arriveranno direttamente in Italia; non ci convince come ieri ma… speriamo che non si sbagli.
La vita in Norvegia costa cara ma 14 euro per due bottigliette d'acqua, un caffè e un cappuccino mi sembrano ugualmente un'esagerazione. C'è una quiet zone e ne usufruisco per compilare il dPLF, Digital Passenger Locator Form, il modulo d'ingresso per l'Italia; dopo la registrazione c'è da segnare tutti i voli e tutti i posti a sedere in ognuno di questi. Dopo l'invio arriva una mail di conferma.
Il nostro è il volo SK 4411 della SAS con partenza alle 11,05. L'aereo è un Airbus A320neo fortunatamente non pieno così che il peso massimo che c’è capitato accanto l'hanno potuto spostare tre file più avanti.
Dall’alto il ponte che unisce l’isola con Tromsø alla terraferma conferma la sua maestosità; la città è in espansione con nuovi condomini che affiancano le tradizionali casette monofamiliari. Il personale di bordo della SAS è un po’ attempato sia in versione maschile sia femminile.
Le zone che sorvoliamo sono prevalentemente montagnose; una mi colpisce perché spicca un piccolo ghiacciaio il cui fronte si affaccia su di un laghetto dalle acque color grigio. Le sue acque s’incanalano per confluire prima in un lago più grande dal colore blu scuro per finire poi in un lago ancora più grande di colore azzurrino.
3276Più si scende verso Oslo più le nuvole che coprivano completamente Tromsø si stanno diradando e vengono alla luce tantissimi laghetti color blu notte intrappolati dalle montagne. Arriviamo all’aeroporto Gardermoen di Oslo in leggero anticipo; i bagagli per nostra fortuna realmente transitano e noi non subiamo un altro controllo per cui possiamo imbarcarci tranquillamente sul volo per Copenaghen nonostante la stretta coincidenza. Speriamo solo che anche i nostri bagagli si siano imbarcati tranquillamente come noi.
L’aeroporto è grandicello con un’estesa zona Dury Free ma non abbiamo il tempo materiale per gustarcelo; l’SK 1469 delle 13.45 è il nostro volo per Copenaghen. L’Airbus A320 è pieno e abbiamo giusto il tempo di sgranocchiare uno snack con caffè che atterriamo al Kastrup Airport; abbiamo un paio d'ore prima del volo per Roma e lo passiamo bighellonando tra gli shop, mangiando e bevendo qualcosa.
L’SK 691 delle 17.20 ci riporterà in Italia; l’Airbus A320 non è completamente pieno. Due delle tre piste sono parallele e oggi sono usate una per le partenze e una per gli arrivi.
Appena partiti viriamo proprio sopra il Ponte di Øresund e questo ci offre una perfetta visione sul ponte strallato più lungo d’Europa; è un tratto stradale e ferroviario che collega la capitale danese, Copenaghen, con la città svedese di Malmö. Le due città sono collegate tramite il ponte e un tunnel sottomarino che si congiungono su un’isola artificiale appositamente creata.
Nella parte sospesa i binari corrono sotto la strada mentre nella parte sottomarina i tunnel sono quattro in parallelo più uno di servizio-soccorso. La tratta è lunga poco meno di sedici chilometri di cui la parte sospesa è circa la metà; di questa la parte strallata interessa la luce maggiore lunga 490 metri e alta 203. Il tunnel termina nei pressi dall’aeroporto danese.
2808E’ uno spettacolo architettonico unico e a rendere la visione dinamica ci pensano due navi cargo che si stanno incrociando nello stretto al momento del nostro sorvolo, uno che naviga sopra il tunnel e l’altra che passerà a breve sotto il ponte. Rotta interna passando per il Lago Trasimeno fino a Pratica di Mare dove facendo perno sul piccolo aeroporto abbiamo invertito la rotta per atterrare sulla pista di Fiumicino più vicina e parallela al mare provenendo da sud.
Dopo l’esperienza dell’andata dei bagagli a Oslo è da ieri che chiediamo a tutti gli addetti e tutti ci hanno assicurato che i bagagli sarebbero arrivati direttamente a Roma; nessuno ci ha completamente convinto e se anche fosse stato vero, c’è stato nel mezzo la coincidenza stretta di Oslo, dove noi abbiamo dovuto letteralmente correre per prendere il volo per Copenaghen e penso che anche i bagagli non si siano potuti… rilassare. Anche se al carosello dei bagagli non è rimasto quasi nessuno quando ho visto il mio sacco cadere sul nastro c’è stato un sospiro di sollievo.

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Tromsø

20 agosto 2021, venerdì

2382Sveglia presto al Viching Hotel per raggiungere l'agenzia dell'autonoleggio che per noi aprirà alle otto del mattino. Nella hall troviamo una ragazza italiana che come noi è arrivata ieri a Tromsø dall'Italia via Berlino ma... senza bagaglio. Dovrebbe arrivare stamattina.
Siamo in periferia con qualche casa non in perfetta forma ma, passando, vediamo che il centro non è male. Bella l'architettura moderna della biblioteca; il tetto in sezione si avvicina a una doppia vu, spiovente verso le punte basse delle due vu che continuano fino a terra fungendo da grondaie. Originale e armonico. In una piazza una statua di bronzo raffigura il classico personaggio storico locale alto e snello che contrasta con i nostri sempre bassi e tarchiati.
Il navigatore del taxi ci porta in un piazzale di una zona artigianale in riva al mare, ma dell'ufficio non c'è traccia. Dopo un po' scopriamo che è nello stesso scalcagnato stabile ma dalla parte opposta. Il vichingo… ossia il manager arriva puntuale; look punk alto e robusto, barba bionda a punta, cuffie, mezze maniche per mostrare le braccia tatuate, sigaretta accesa e una lattina in mano che dall'aspetto ho pensato fosse birra e che invece si è rivelata una bevanda energetica.
A dispetto... dell'aspetto è calmo, tono voce basso, professionale. Ci consegna le chiavi di un minivan Volkswagen e una station wagon Toyota molto vissuti. Apre il cofano per cambiare una lampadina e notiamo che non c'è una parte metallica non ossidata; sicuramente è l’effetto del sale che spargono sulle strade. Entrambi i veicoli sono col cambio automatico.
2411Negli incroci il primo passa; la strada provinciale costeggia i fiordi quasi a pelo d'acqua e spesso riesci a vedere la strada che si percorrerà dopo una decina di chilometri a poche centinaia di metri dall'altra parte della stretta insenatura. Di tanto in tanto qualche ponte ti fa risparmiare qualche chilometro.
Anche se a singola corsia per senso di marcia la carreggiata è sufficientemente ampia. Ci sono molti casotti lungo le rive; alcuni sono abitabili e abitati, bellini, altri di servizio, generalmente color granata e vicino vediamo i telai di legno per l'essiccazione del pesce che purtroppo sono vuoti in questa stagione. In quasi tutti i fiordi ci sono degli allevamenti di pesce, spero salmone, ricoperti da appariscenti reti verdi per difendere il capitale dai gabbiani.
Oltre ai ponti sono numerose le gallerie più o meno lunghe ma tutte grezze; spesso si vede la roccia viva, avvolte, sono intonacate a spruzzo. Illuminazione, segnali e postazioni di sicurezza sono presenti. Curiosi i telefoni di soccorso che in galleria sono dentro le cabine.
Stiamo andando ad Alta, dove abbiamo prenotato un giro in gommone nei dintorni; purtroppo il tempo piovoso non è la premessa migliore. Strada facendo incontriamo il primo gruppo di renne sul ciglio della strada che però quando ci fermiamo si allontanano verso il bosco; una delle renne è eccezionalmente bianca, bellissima.
2468Il traffico è scarso; di tanto in tanto qualche piccolo scoiattolo dalla grande coda attraversa veloce e furtivo la strada mentre i cartelli di pericolo ci consigliano di stare attenti alle… renne.
La carreggiata è delimitata da una linea bianca continua come da noi mentre la linea di mezzeria è gialla che da noi sta per provvisorio. La nostra linea continua di mezzeria qui è tratteggiata, un tratteggio più lungo che lo differenzia dalla classica linea tratteggiata.
C'è un senso unico alternato non esageratamente lungo; per proteggere mezzi e persone al lavoro c'è una safety car che guida la colonna di auto a bassa velocità alternandosi nei due versi.
Qualche chilometro prima di Alta, ci fermiamo presso un molo del Jøkelfjord dove l’agenzia Synatur organizza escursioni verso l’Øksfjord Glacier che però è più conosciuto col nome del fiordo ossia Jøkelfjord Glacier. Il giro è molto gettonato; c'è da aspettare un po'. Nell'attesa facciamo un giro sulla spiaggia pietrosa e notiamo la presenza di numerose meduse spiaggiate o che sono rimaste imprigionate dal ritiro delle acque della marea; alcune sono di enormi dimensioni. Sul molo ci sono due casettine di legno a pianta ottagonale di cui una è usata per la lavorazione del pesce e si riconosce a… naso e la seconda, alla punta del molo, utilizzata per barbecue al chiuso con il piano cottura al centro e le sedute tutto intorno; simpatica soluzione.
2452Iniziamo a indossare non senza difficoltà la goffa ma calda tuta giallo nera che ci trasforma in giganti api maie. L’escursione è effettuata con un potente gommone di ultima generazione, quelli a carena rigida, i RIB: Rigid Inflatable Boat.
Ci dirigiamo verso la chiusura del fiordo, dove nella sella tra due cime a circa mille metri sul livello del mare fa capolino il fronte del ghiacciaio. Quello che vediamo è una piccolissima parte dei quarantadue chilometri quadrati di estensione; non è il più grande della Norvegia ma è l’unico che ha uno sbocco verso il mare. Nonostante la giornata grigia si notano le caratteristiche venature azzurrine del ghiaccio; dal fronte sorge un torrente che scendendo giù lungo la parete rocciosa genera una bella cascata che completa il quadretto. Se il cielo fosse stato sereno, ci sarebbe stato un bel contrasto col cielo azzurro, ma c'è poca luce.
Non lontano dal molo, a Jiepmaluokta, ci sono i graffiti rupestri di Alta; c'è un piccolo museo coperto e un grande parco museale a cielo aperto. E’ l’unico sito archeologico norvegese inserito nel Patrimonio Culturale dell’UNESCO. Arriviamo quasi all'ora di chiusura per cui visitiamo velocemente l'interno e usciamo a percorrere il sentiero che porta ai vari punti dove ci sono le incisioni rupestri; le più antiche sono databili attorno al 4200 a.C., mentre le più recenti sono del 500 a.C..
20210820All’epoca la costa era popolata dai Komsa e dai Sami, i Lapponi di oggi, che occupavano le terre che via via si liberavano dalla morsa del gelo post glaciazione, ma non ci sono dati certi per attribuire le incisioni agli uni o agli altri. Un excursus di circa 5000 anni che testimoniano numerosi cambi culturali, tra cui il controllo delle mandrie di renne, il passaggio agli utensili di metallo, la costruzione di barche e le tecniche di pesca. Molte immagini mostrano scene mondane e simboli religiosi.
Curioso che la penisola scandinava dall’ultima glaciazione a oggi si sta rialzando dal mare a un ritmo di circa un centimetro l’anno, all’inizio anche di più, per cui molte incisioni che oggi vediamo a un centinaio di metri dalla costa allora furono fatte in riva al mare.
Al supermercato tra alimenti e accessori per casa ampio spazio è dedicato agli articoli per la pesca e un corridoio è interamente riservato ai lavori a maglia con un'ampia scelta di colorati gomitoli di lana, uncinetti, ferri, aghi e tutto il necessario.

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Skarsvag

22 agosto 2021, domenica

2586Il Nordkapp Caravan and Camping si trova sull’isola di Magerøya a pochi chilometri da Capo Nord; ha una quindicina di bungalow più grandi e servite di cucina e bagno, al contrario dell’ultimo, e uno spiazzo in riva a uno degli innumerevoli laghetti di cui è ricca questa tundra... completamente priva di alberi.
Un gruppo di renne pascola pacifico al di la della strada; dall’iconografia tipica della zona le renne sono tutte scure mentre qui tante sono bianche o pezzate. La prima che ho visto di colore… chiaro pensavo fosse uno scherzo della natura, invece è la normalità.
Smaltita l'euforia per l'impresa di ieri, partiamo per un lungo trasferimento, logicamente verso sud, verso le Lofoten; dopo qualche squarcio di luce ricomincia a piovere per almeno un'ora. Non troviamo un equivalente dei nostri autogrill quindi scegliamo un gift shop con ampio parcheggio che in una zona di passaggio priva di attrazioni, attira i clienti pubblicizzando i... bagni. E noi caschiamo nella rete acquistando diversi capi di vestiario.
Lasciata l’isola, ricominciamo a vedere gli alberi; un bosco di betulle molto fitto ma con tronchi snelli. Non capisco se sono alberi giovani o se in questa zona non crescono più di tanto; comunque molti alberi sono secchi.
2580Un po' perché il pagamento elettronico è molto diffuso, un po' perché maneggiare il contante è sconsigliato dal governo per il Covid, dal primo giorno qui in Norvegia per noi è difficile fare pagamenti cash; così usiamo la carta anche per le spese di gruppo. Oggi allo shop del distributore c'è il dispensatore di resto automatico collegato alla cassa per quelli che non possono fare a meno di pagare in contanti. Strano il rumore degli spiccioli che cascano, sembra che hai vinto al videogioco.
Non sono tante ma nemmeno rare le case che hanno un prato come tetto; sembra che sia una vecchia pratica antecedente a tegole e diavolerie moderne che ancora resiste. È un isolante naturale e in posti come questi dove freddo, pioggia e neve non sono fenomeni rari ha fatto la differenza; ora che la riconversione ecologica è sulla bocca di tutti alcune comunità stanno cercando di favorire il ritorno a queste tecniche anche per fini turistici. Vedere una casetta rossa col prato sul tetto, magari costruito su palafitta in riva al mare, ha qualcosa di fascinoso.

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Alta

21 agosto 2021, sabato

2491All’Alta River Camping, il campeggio dove abbiamo passato la notte, ci sono anche dei ciclisti con la tenda montata sul curatissimo prato. Abbiamo dormito nella casa dei puffi; bungalow di legno per quattro persone con due letti a castello e un cucinino con due piastre elettriche e fornetto in unica soluzione. Nonostante l’altezza media dei norvegesi sia superiore ai 180 centimetri, i letti sono corti e le porte basse. Queste casette non hanno l’acqua all’interno ma servizi in comune in un edificio a parte; spartani ma puliti. Ci sono molti camper, qualche bici e tutti i bungalow occupati. La struttura è in riva al fiume Alta e stamattina alle sei e mezzo un pescatore è immerso per metà nell'acqua, immagino gelida, a pescare.
Pioviggina e le previsioni non promettono miglioramenti per Capo Nord, la nostra meta odierna. Un nutrito gruppo di renne pascola tranquillo a bordo strada; ci fermiamo a fotografarli ma appena scendo dall'auto scappano, metà verso l'interno e l'altra metà ha attraversato la strada con l’ultimo, il più grande, con un palco di corna imponente che resta guardingo al centro della strada bloccando, di fatto, il traffico in entrambe le direzioni.
I distributori di carburanti sono proporzionati al traffico, in altre parole scarsi. Fortunatamente ne troviamo uno quando siamo quasi in riserva; la benzina costa 19,08 Corone al litro. Ne approfittiamo per mangiare un invitante hot dog ricoperto da bacon e con un’anima di formaggio; il primo era visibile la seconda è stata una sorpresa in… corso d’opera.
20210821Stanno lavorando sulla statale e passiamo in una lunga galleria appena scavata ma non rifinita, quindi roccia viva, sterrata, illuminazione improvvisata e segnalazioni al minimo indispensabile. In Italia non sarebbe possibile.
Vicino ad Alta le rocce erano chiaramente di origine vulcanica mentre ora che siamo a metà strada circa da Capo Nord, le montagne sono di origine calcarea a piccoli strati sovrapposti che si sfagliano facilmente. Non credo abbiano una grande consistenza perché, al contrario, avrebbero pavimentato con queste mezzo mondo.
Entriamo nel comune di Nordkapp segnalato da un cartello stradale. Il tempo migliora notevolmente e finalmente vediamo il cielo azzurro tra le nuvole; forse becchiamo la finestra giusta a Capo Nord ma manca ancora tanta strada. Un gruppetto di renne cammina tranquillo al centro della strada costringendoci a fermarci; poi per un po' guidiamo al loro fianco prima che decidano di abbandonare il manto d'asfalto.
Attraversiamo il lungo tunnel che collega l’isola di Magerøya alla terraferma; è il Nordkapptunnelen. E’ lungo quasi sette chilometri e raggiunge una profondità di 212 metri sotto il livello del mare, con una pendenza del 9%; finora abbiamo percorso la Strada E6 e dal tunnel inizia l’E69 che terminerà a Capo Nord tra 129 chilometri.
Sull’isola il territorio che attraversiamo è prettamente collinare con la strada che segue l’orografia del posto con continui saliscendi e curve in una sconfinata prateria senza alberi. Purtroppo arriviamo alla meta nel momento peggiore con nebbia, vento gelido e pioggerellina che in un certo senso ci rovinano questo momento quasi sicuramente unico.
Si paga per entrare a poche decine di metri dal grosso parcheggio che a sua volta è vicino a un edificio che contiene tutti i servizi utili ai visitatori come bar, ristorante e gift store più una sala per proiezioni e addirittura una cappella, sembra molto gettonata per i matrimoni.
2540Al momento del pagamento ci danno degli adesivi rotondi gialli o bianchi a seconda che si scelga di entrare solo nel centro servizi e da qui accedere al famoso monumento di Capo Nord o di effettuale anche un trekking al vicino, ma non tanto, vero punto più a nord d'Europa.
Ha smesso di piovigginare e questo ci consente di fare le foto di rito sotto il monumento che simboleggia Capo Nord, ossia un enorme mappamondo da tavolo stilizzato in acciaio comprensivo del classico sostegno che gli dà la tipica inclinazione e gli permette, sul tavolo, di girare. Purtroppo il vento gelido e la nebbia sono rimasti e non ci consentono di vedere nulla di quello che circonda questo punto che comunque si trova a strapiombo sul mare in cima a un costone.
O per il maltempo o per la stagione non siamo molti a visitare questo luogo in questo momento e questo ci consente di farci le foto di prassi con calma e fantasia.
Mangiamo un po’ di panini preparati ieri e approfittando del fatto che la nebbia si è diradata, raggiungiamo con le auto un vicino parcheggio da dove inizia un percorso trekking che porta al promontorio di Knivskjellodden, situato a ovest di Capo Nord, ben visibile dalla falesia stessa quando si dirada la nebbia e che si trova a circa 1400 metri più a nord e rappresenta il vero punto geografico più a nord d'Europa.
È segnalato come un trekking facile ma non credo che lo sia non fosse altro che per la lunghezza di nove chilometri che sommati al ritorno non sono certo alla portata di tutti e anche perché non in piano ma con un dislivello di più di 300 metri dalla falesia, dove siamo, al mare.
2631A distanza e altitudine come difficoltà si aggiungono quelle... operative; camminiamo su pietre di tutte le forme e dimensioni, spigolose, che sembrano poste apposta da una mente malata per rallentare e rendere difficoltosa la camminata. Ad aggravare ulteriormente la cosa ci si è messa anche l'acqua che è piovuta fino a poco fa e che sta, pian piano, scorrendo in tanti minuscoli corsi d’acqua verso valle; rivoli che formano altrettante pozze che ci costringono a continui fuoripista per aggirarle, deviazioni che non sempre risolvono. Dove non ci sono le pietre è il fango, spesso scivoloso, a rendere la passeggiata difficoltosa.
Dal parcheggio si scende fino al livello del mare e da qui fino al vero Capo Nord geografico segnalato da una serie di blocchi di cemento sovrapposti di dimensioni che si riducono salendo a formare una piccola piramide alta circa un metro e mezzo con scritte sui lati inerenti al posto. In una cassettina a una decina di metri dalla piramide è custodito il registro dove ognuno può segnare il proprio passaggio e lasciare un commento.

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Sjøvegan

23 agosto 2021, lunedì

2612Arriviamo nella cittadina di Bjerkvik dopo aver percorso per tre ore un tratto interno piuttosto monotono e l’improvvisa vista del mare ci ha fatto pensare subito a una sosta rigenerativa. La cittadina si trova alla fine di un fiordo, il Herjangsfjorden, e la presenza di un’ampia spiaggia la differenzia dalle altre cittadine con le case costrette su fondamenta di palafitte.
Bello, ampio e arioso il lungomare è abbellito da piccole barche trasformate in fioriere e panchine con la non vecchia chiesa che domina dalla vicina collinetta. Non lontano il cimitero è in un boschetto di betulle con lapidi di ogni epoca fino a fresche sepolture. Il cancello è chiuso ma dai lati di questo si entra agevolmente senza ostacoli.
Senza volerlo abbiamo parcheggiato le auto davanti a una serie di grandi negozi; uno di questi vende tutto il necessario per le attività outdoor dalla pesca al trekking, dalle attrezzature all’abbigliamento tecnico. La merce è tutta stipata senza un vero ordine, sembra un misto tra i nostri primi negozi di cineserie e i discount ma per noi è come il cacio sui maccheroni e ci permette di sostituire gli scarponcini che non hanno retto ai primi trekking e rinforzare gli ormeggi a chi si aspettava un clima più mite.
Riprendiamo la marcia passando da un fiordo all’altro con la strada che sale e scende in una serie continua di curve attraversando verdi e fitti boschi e lunghe gallerie. Costeggiamo piccoli laghetti sui quali, qualche volta, si affaccia una casetta, come se fosse la piccola casa annessa a una grande piscina e non la piccola vasca della grande casa.
2625Avvicinandoci a Svolvær il paesaggio già bello diventa spettacolare con le montagne che calano a picco nell'acqua che cambia colore continuamente e le casette colorate che si specchiano nell'acqua cheta; la strada passa continuamente dal livello del mare a spettacolari e panoramiche salite.
Ci fermiamo in un punto di ristoro segnalato in precedenza da cartelli sulla strada; lo troviamo chiuso, ma con i cartelli con la scritta aperto e la lavagnetta del menu ancora ben posizionati. Sembra siano scappati in fretta ma già da qualche giorno perché c'è un po’ di polvere sulle porte.
A Svolvær abbiamo prenotato per le 15.00 un giro in gommone fino al vicino fiordo, il Trollfjord, un giro che ci porterà a vedere le aquile di mare. Al parcheggio del porto c’è Easy Park ma l’App italiana non funziona; forse va resettata ma abbiamo fretta così usiamo la carta aiutati da un ragazzo dell’agenzia che sembra saperne meno di noi.
L’agenzia è la Lofoten Explorer con i locali che danno sul porto; indossiamo la ormai nota tuta gialla e il salvagente e per chi vuole ci sono guanti e occhiali. Il costo è di 85 euro a persona. Il natante è un potente RIB di sette, otto metri con doppie sedute a cavallo.
Usciamo lentamente dal porto passando davanti a un edificio dove avviene la lavorazione del pesce con conseguente odore tipico che per qualcuno potrebbe anche essere… puzza per poi accelerare violentemente per procedere a forte velocità appena fuori; capisco ora l’utilità degli occhiali che non ho preso.
2711L’acqua è calma e passiamo tra piccoli isolotti e grandi scogli mentre verdi colline ricche di vegetazione nascondono alte montagne spoglie con visibili cumuli di neve che hanno resistito all'estate.
È nuvoloso e a tratti pioviggina; il pilota rallenta fino a fermarsi tra due isolotti, uno più grande e alto e l'altro più piccolo e basso, che ospitano coppie di aquile di mare che al nostro arrivo cominciano a volteggiare sulle nostre teste esibendosi in picchiate a pelo d'acqua per raccogliere con gli artigli i pezzi di merluzzo che il nostro pilota gli lancia in acqua. Sono territoriali e famelici tanto che lo spettacolo continua anche dopo la presa quando gli altri cercano di rubare il pezzo di merluzzo a quello che è stato più abile ad afferrarlo per primo.
Il pezzo di merluzzo è lanciato in acqua e non affonda così l’aquila più lesta o più vicina tra quelle che ci volteggiano in testa, si getta in picchiata e col classico movimento artiglia la preda; spesso accade che a essere più veloci siano i gabbiani che ora si sono uniti al banchetto e che raccolgono il pezzo di merluzzo con il becco.
Curioso il comportamento delle aquile che cercano di rubare il cibo appena raccolto dai loro consimili, ma lasciano che i gabbiani volino via tranquilli con la preda.
E’ uno spettacolo costruito ma bellissimo con queste aquile dall’apertura alare imponente che ci volteggiano a poche spanne dalle nostre teste e che planano sull’acqua ad artigliare il cibo a pochi metri dal nostro natante.
3102Riprendiamo la… marcia e passiamo velocemente accanto alle immancabili gabbie galleggianti per l’allevamento di pesce; è difficile distinguere dall’esterno se sono allevati salmoni o merluzzi. I salmoni sono stati i primi a essere allevati in mare aperto e solo in seguito gli allevatori hanno cominciato a riempire le gabbie con il merluzzo selvatico pescato in eccesso per variare la produzione, facilitati dal fatto che i metodi di allevamento dei salmoni si adattano ai merluzzi.
La svolta si è avuta una ventina di anni fa quando sono riusciti a far riprodurre in cattività i merluzzi; così è cominciata la produzione di avannotti che alla fine del ciclo rifornisce tutto l’anno le gabbie galleggianti di giovani pescetti. Sono alimentati con granulati composti di farina e olio di pesce e da estratti vegetali; sono raccolti e abbattuti quando raggiungono i tre, quattro chilogrammi, peso raggiunto dopo circa due anni d’ingrasso.
A tutta velocità facciamo il nostro ingresso in uno stretto fiordo, strettoia accentuata dall’altezza dei monti laterali che calano a picco nell’acqua. E’ il Trollfjord; è uno spettacolo con le pareti fittamente alberate dei monti che ci circondano che ti avvolgono regalandoti una meravigliosa sensazione di tranquillità. A deturpare, ma non troppo, l’insieme è la cascata alla fine del fiordo che è stata intubata e incanalata alla sottostante piccola centrale idroelettrica.
3137Anche qui ci sono delle aquile, non tante ma sufficienti a regalarci delle emozioni. Approfittando della sosta in questo splendido scenario il nostro pilota ci ha spiegato qualcosa sulla storia geologica del luogo e risposto alle nostre domande che non hanno avuto nessuna attinenza con quello che ci ha spiegato prima e a quello che abbiamo visto e che si possono racchiudere in una sola e semplice domanda: come fate a vivere in un posto dove non si vede il sole per sei mesi l’anno?
In tutto questo una gabbianella è stata appollaiata sull’acqua vicino al nostro gommone per tutto il tempo con lo sguardo rivolto a noi dando la fantastica idea di stare ad ascoltare quello che dicevamo. Quando il gommone si mette in moto la bestiola si alza in volo, ci gira un paio di volte intorno, poi vola al nostro fianco per un centinaio di metri prima di appollaiarsi sull’antenna radar; a questo punto il pilota lancia in aria un pezzo di merluzzo che la gabbianella, libratasi velocemente in aria, acchiappa al volo e… vola via. Non so se questa scena segue un copione scritto ma è stata simpaticamente bella.
Usciamo dallo stretto fiordo e ripercorriamo la strada fatta all’andata passando davanti alle gabbie galleggianti dell’allevamento ma tenendoci più vicini alla costa dell’isola di Stormolla; questa zona è talmente ricca di penisole e isole più o meno grandi che per una persona che naviga in queste acque per la prima volta è difficile orizzontarsi. Se non lo avesse detto il pilota, per me stavamo velocemente viaggiando nell’ennesimo fiordo. In riva al mare delle stupende abitazioni stupiscono per i colori vivi, per la bellezza e… per essere completamente isolate. All’estremità meridionale di quest’isola dei piccoli isolotti sono diventati dimora di aquile che hanno costruito il nido sui punti più alti ma perfettamente visibili dall’imbarcazione.
3142Al perfetto fischio del nostro capitano che contemporaneamente inizia la… pastura, le aquile di mare, una alla volta, cominciano a librarsi in aria ricominciando lo straordinario spettacolo visto in precedenza.
Rientriamo in porto dal lato opposto a quello da cui eravamo partiti; in effetti, davanti al porto c’è una stretta e lunga isoletta. Una lingua di terra che si può considerare come una diga foranea naturale.
In una località a pochi chilometri da Svolvær, Kabelvag, c’è il campeggio Skårungen splendidamente posto in riva al mare e con un piccolo laghetto alle spalle; restiamo spiazzati quando vediamo i bungalow che ci hanno riservato. Sono piccoli, vecchi e malandati così, dopo attimi d’ilarità ci… ricomponiamo e corriamo alla reception a cercare qualcosa di meglio. Per poche corone in più troviamo una splendida sistemazione sempre in bungalow ma nuovi con servizi in camera e terrazzino… sull’acqua; uno spettacolo.
Ceniamo al Baccalao; quando si dice… un nome, un programma. E’ sul porto, struttura nuova, arredamento moderno e luci soffuse, forse anche troppo soffuse. Più che ristorante dà l’impressione di essere strutturato per servire aperitivi e apericene ma… la cena è stata buonissima. Stockfish grigliato alla brace con verdure bollite, bacon soffritto, e una salsina bianca che in Italia è perfettamente sostituibile con ottimo olio extravergine d'oliva. Buonissimo ma costa da solo 35 euro cui andranno aggiunti birra, servizio e tasse.

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