Grosseto

21 dicembre 2019, sabato

flagPer 10 euro raggiungo la stazione col taxi. C'è allerta meteo, a Follonica hanno chiuso le scuole... infatti c'è un bellissimo cielo azzurro e fa molto caldo. In compenso l'Ombrone è bello carico di torbida acqua.
Raggiungo Roma col puntualissimo RV2345. Qualche minuto prima parte da Grosseto un Freccia Bianca che però è pieno e il sistema non mi fa fare la prenotazione; il sabato prima delle feste è normale che i treni siano tutti pieni.
All'arrivo alla stazione di Fiumicino Aeroporto hanno chiuso e automatizzato tutti i varchi in uscita; attimo di panico poi scopro che il lettore del tornello oltre ai biglietti legge anche la mia tesserina CLC.
Ai banchi del check-in della Qatar Airways un’addetta della compagnia memorizza i dati dei passeggeri in fila sul suo smartphone così da velocizzare poi le operazioni al banco che in effetti sono snelle.
I tempi al controllo allo scanner si sono ridotti molto perché anche qui hanno introdotto il nuovo sistema che non ti fa perdere tempo se trovi davanti una persona lenta a togliersi le scarpe o altro.
Anche il controllo passaporti è tutto automatizzato e complice i viaggiatori che lo hanno metabolizzato e del sistema che è stato rodato non c'è più alcuna fila.
8717Si scandalizzano tutti quando i commercianti a Roma fanno pagare le bottigliette d'acqua ai turisti anche 2 euro... qui viaggiano dai 2 euro e 50 ai 3. Sul tabellone accanto al mio volo, QR114 della Qatar Airways, c'è scritto che il gate sarà indicato alle 20.45 e non hanno sgarrato di un minuto... E43 che dista 11min dalla zona dei Duty Free con l'aiuto del trenino.
All'imbarco doppio controllo digitale a distanza di poco più di un metro...
L’aereo è un A350.900 e se avevo dei dubbi sulla compagnia aerea... la prima informazione che mi ha dato il navigatore di bordo è stata la distanza e la direzione della... Makkah ossia 3433 km in direzione sud est.
Lo steward mi stacca con disprezzo lo spinotto del caricabatteria e mi accorgo che ora oltre ai simboli delle cinture e della sigaretta ci sono anche quelli del telefonino e dei device che logicamente sono coperti da una bellissima ics rossa.
Il carrellino di manovra a passo d'uomo, a marcia indietro ci scorta sulla... retta via. Iniziamo a girovagare tra le piste laterali tra stop and go e alla fine lasciamo il suolo italiano alle 22.10.
Come sempre partenza verso il mare e virata in direzione sud quasi subito; siamo ancora in fase di ascesa. Dopo poco giriamo a sinistra di 90 gradi e sopra Latina tocchiamo terra con una velocità che già supera i 900 kmh. Da Benevento mancano solo… 4000 km a Doha. È bello vedere il nome di Torre del Greco sulla spoglia cartina.
0327Dalle cucine arriva già l'odore del cibo mentre il personale di bordo ci consegna il depliant col menù; ci sarà da scegliere tra carne, pollo e risotto alle erbe ma... già si scusano se non riusciranno a esaudire la nostra prima scelta.
Sopra Bari siamo sopra gli 11000 metri d'altezza a più di 1000 kmh e puntiamo sull'Albania. Qualsiasi schermata si scelga è sempre indicata la direzione della Mecca ma allo stesso tempo c’è scritto che se mi scappasse una preghiera non posso abbandonare il posto per orientarmi nel modo giusto... sembra un controsenso ma... tanto la preghiera non mi scappa.
Nel momento in cui chiedo un white wine l'aereo comincia a ballare in modo irruento e lo steward si scusa e se ne va di corsa; stiamo sorvolando il Monte Olimpo... non ricordavo che gli antichi Dei ellenici fossero astemi...
Questa mi mancava... non so come si dice risotto in inglese così chiedo semplicemente rice ma lo steward mi dice che non c'è nel menù; allora gli mostro il depliant che lui mi ha dato prima e glielo indico e lui candidamente mi dice... ma il risotto è fatto con la pasta... ok, beef for me.
Stiamo sorvolando la Turchia e davanti a noi in un'unica schermata del GPS ci sono Beirut, Aleppo, Mosul, Baghdad e mi vengono in mente titoli di giornale e immagini dal fronte degli ultimi anni e l'animo mi si rattrista.
Arriveremo con una decina di minuti d'anticipo il che non guasta visto che il prossimo volo è tra un paio d'ore che tra tranfer, controlli e altro non sono molti.

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Doha

22 dicembre 2019, domenica

0514Tocchiamo terra alle 5.10 locali; è ancora buio e il cielo è leggermente nuvoloso.
Nell’Aeroporto Internazionale Hamad di Doha un lunghissimo corridoio al primo livello porta ai controlli dei viaggiatori in transito che si svolgono rapidamente solo perché ci sono tanti addetti. Una scala mobile porta al piano terra dove ci sono i lussuosi negozi Duty Free, tra cui spiccano i nostri marchi della moda e degli accessori oltre a splendenti gioiellerie e profumate… profumerie.
L’architettura interna si ispira chiaramente a un’oasi del deserto con giochi d’acqua e bellissime e altissime palme finte che decorano l'immensa hall con al centro una fotografatissima opera carnevalesca di un artista svizzero che sicuramente rappresenterà qualcosa ma… sinceramente non so cosa. Sempre qui sono esposte una McLaren, una Bmv e una Harley-Davidson che solo pochi possono permettersi; per questo sono lo sfondo ideale per i selfie di quasi tutti i maschietti di passaggio.
Un lunghissimo corridoio porta ai gate B tra cui il 6 dove c'è l’imbarco per Bangkok. A intervalli regolari, tra le numerose uscite, spiccano le sale d’attesa riservate alle donne con vetri satinati per non essere osservate.
L'aereo è un B777-300ER; sono circondato da bambini, dagli infanti ai decenni di varie etnie. Speriamo bene.
L’aeroporto è nuovo, inaugurato nel 2014 e non ancora completato; un nuovo terminal dovrebbe entrare in funzione in concomitanza con lo svolgimento dei prossimi mondiali di calcio che si svolgeranno in questo emirato. È costruito su terreni bonificati, rubati all’acqua; infatti la pista è praticamente sulla spiaggia, protetta dal mare da una ordinata scogliera artificiale. Attraversiamo lo Stretto di Hormuz ed entriamo in Iran da Bandar Abbas.
0822Il rosso porpora è il colore della compagnia; si trova ovunque dalla tappezzeria dei velivoli alle divise del personale. Per colazione ci sono tre piatti principali tra cui scegliere ma sono a base di carne o uova così scelgo la quarta opzione... niente. Solo un piccolo cornetto, macedonia di frutta e un buonissimo yogurt bianco che sovrasta una conserva gialla di passion fruit. Dopo colazione... tutti a nanna; non capisco questo obbligo di chiudere tutte le tendine e spegnere le luci su voli di giorno.
Abbiamo attraversato tutta l'India e stiamo per... ammarare tra l'Orissa e il Bengala. Sono le 10.20 ora di Doha, 15.20 ora tailandese ed è ancora tutto buio in cabina.
Un obbrobrio di sandwich ci è stato proposto come spuntino; è un Chinese barbeque chicken macellato a uso arabo presentato in una scatola che sembra un profumo ma… non profuma. Più che un sandwich è un pasticcio ripieno.
Siamo vicini a Bangkok e finalmente si possono alzare le tendine degli oblò; sotto di noi una cappa d'umidità che aggiunta ai 30 gradi previsti non fanno sperare nulla di buono.
In aereo ci hanno consegnato un form da riempire e consegnare assieme al passaporto per il visto d'ingresso. In genere è una formalità invece qui, all’Aeroporto Internazionale di Bangkok-Suvarnabhumi sono molto pignoli e controllano voce per voce e non ti mandano via se non gli tornano i conti. Uno scanner prende le impronte prima alle 4 dita della mano destra, poi sinistra e infine i due pollicioni. Un monitorino indica cosa fare nella lingua giusta... anche l'italiano. Completa l'opera la web cam che fa la foto. Questo aeroporto è uno dei più trafficati al mondo e possono permettersi di fare i pignoli solo perché sono in tanti ai controlli. A un certo punto c'erano migliaia di persone in fila delle più disparate etnie e in meno di mezz'ora ci siamo sbrigati. Il traffico di un aeroporto lo misuri anche dal numero dei caroselli per i bagagli; il mio era il 17 e ce ne erano altri.
8734Appena fuori il caldo umido ci ha dato una mazzata incredibile; a Doha era ancora buio e il caldo non si è sentito molto ma qui no. All’esterno è un viavai di bus, minivan e taxi per smistare i tanti viaggiatori ma c'è anche il treno, l’Airport Rail Link che collega velocemente lo scalo all’interscambio con la metro in meno di mezz’ora.
Con un mini bus raggiungiamo l'albergo, il Fuji hotel che si trova vicino all'altro aeroporto che useremo domattina. La strada è a 4 corsie per senso di marcia abbastanza trafficata ma scorrevole. La guida è a destra, all'inglese.
L'albergo è molto spartano e l'hanno ripulito di recente riverniciando di bianco tutti gli infissi, più lavandino e vasca da bagno. La puzza di vernice fresca è... inebriante.
Cena al vicino ristorante tailandese. Riso alla polpa di granchio, ottimo ma caro per gli standard del posto. Ci sono più dipendenti che clienti e tutti in divisa impeccabile.
Non c'è il lucchetto al bagaglio da stiva; spero l’abbiano rotto per controllare qualcosa. Se è così sono stati bravi perché la roba è tutta in ordine.

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Vieng Phoukha

24 dicembre 2019, martedì

9006Stanotte all'una e mezza il gallo del cortile ha cominciato a cantare tirandosi dietro tutti quelli del vicinato; un concerto non gradito in piena regola. Partiamo per il trekking di tre giorni con uno zainetto col minimo indispensabile; il grosso lo lasciamo in una stanza e lo recupereremo al ritorno. Colazione con panini dolci, caffè con latte condensato e uova strapazzate.
La benzina costa 9690 kip al litro. Ci fermiamo all'agenzia della nostra guida; di fronte c'è un piccolo mercatino quasi insignificante ma tra le quattro bancarelle troviamo subito qualcosa di interessante. Un paio di animaletti cotti alla brace tenuti aperti da bacchettine di bambù somigliano troppo a qualcosa che non vorremmo che fossero; la guida subito interpellata ci conferma che sono ratti e che lui prima di diventare guida del parco era un cacciatore di questi animali nel bosco.
Le risaie sono tutte asciutte con ancora i resti del riso mietuto ma tra non molto inizierà la nuova stagione perché ci sono dei vivai di piantine di riso, alcune mai viste prima sotto basse serre.
Iniziamo la tre giorni di trek da un villaggio di etnia Kamu, Nam O, che giace lungo la strada principale dove abbandoniamo il minivan che ci ha portati qui.
C'è ancora molta umidità in giro e il sole ancora non riscalda; gli abitanti del villaggio che hanno dormito nelle loro case di legno per niente coibentate e per niente riscaldate sono ora tutte in strada intorno ai fuochi accesi davanti alle loro case per prendere calore prima di iniziare le normali attività giornaliere. Fumano come... turchi soprattutto le donne anziane. Questa etnia è animista.
Lasciamo il villaggio e ci addentriamo tra i terrazzamenti; attraversato un piccolo ruscello, troviamo un terrazzo coltivato a orto. Una giovane donna con il suo piccolo sta curando il suo campo di fagioli; le piantine sono ancora piccole ma ha già preparato i castelli di canne per far arrampicare le piante. Un bel colpo d'occhio.
In questa zona la foresta è stata tagliata e bruciata per fare spazio al riso che viene seminato nei pendii, quindi non a terrazzo. In questo modo si ottengono un paio di raccolti, poi il terreno viene abbandonato e la foresta si riappropria lentamente del proprio territorio mentre i contadini hanno già adocchiato un altro pezzo di foresta da tagliare e bruciare per far spazio alla successiva risaia di montagna.
In giro non si vedono bufali un po' perché molte lavorazioni sono state meccanizzate e un po' perché c'è sole ed è caldo e i bufali hanno la pelle delicata e possono lavorare solo la mattina o la sera. Oltre al riso le foreste vengono distrutte anche per far spazio agli alberi di caucciù.
Entriamo nella foresta e vediamo subito un giovane albero killer; si arrampica alla vittima come una normale pianta rampicante poi crescendo la avvolge completamente soffocandola.
Fino al 2003 la nostra piccola, di statura, guida cacciava i ratti nella foresta; c'è ne sono di due tipi, uno piccolo e l'altro grande e lui ci mostra le tane e i buchi creati dai cacciatori suoi successori per predarli.
Ci fermiamo per una breve sosta e assaggiamo dei frutti simili nella forma, ma più piccoli, delle nocciole; sono buonissime. Crescono a grappolo e sono trattenuti da queste col cappuccio come le ghiande.
Ci vuole un buon occhio per distinguere la giovane canna di bambù da quella del ginger; quest’ultima è quasi sempre solitaria a differenza dell’altra. È facile da sradicare per recuperare il prezioso tubero.
9018Oltre alla guida con noi ci sono altre due persone, uno giovane e l'altro molto meno, che ci seguono con discrezione e che armati di machete sistemano la pista dopo il nostro passaggio in modo che il prossimo gruppo che scortano possa trovare il sentiero in buone condizioni. È ora di pranzo e questi due personaggi che noi abbiamo sempre creduto dietro ci hanno fatto trovare la tavola apparecchiata davanti a noi. Foglie di banano per terra come tovaglia e cibo rinchiuso in... foglie di banano. Due qualità di broccoli bolliti, ragù di carne tritata con germogli di soia ed erbette dal sapore buono ma piccante, frittata di banane, e arance e bananine come frutta.
Qui i cinesi non sono ben visti perché sono considerati scorretti; la verità è che una popolazione vergine al commercio come sono gli abitanti di questi villaggi sperduti nella foresta non potranno mai competere contro dei professionisti come i cinesi. Questi invogliano i locali a piantare, per esempio, piante di caucciù allettandoli con prezzi alti, poi dopo aver disboscato, piantato centinaia di alberi, aspettato sette, otto anni che entrino in produzione si ritrovano a vendere il prodotto a prezzi notevolmente più bassi. La nostra guida ha trecento alberi della gomma e il reddito non è sufficiente a mandare avanti la famiglia.
Il villaggio che ci ospiterà questa notte lo sentiamo prima di vederlo; c'è una lotta sonora tra gli sfortunati maiali chiusi nei recinti al limitare del villaggio e i liberi paperi che provano a rubare il loro cibo. A questi si sommano le urla gioiose dei tantissimi bambini che animano coi loro giochi il villaggio.
I granai per il riso sono tutti costruiti fuori del villaggio in modo da difenderli dalle fiamme di eventuali incendi delle case che sono tutte in legno; sono costruite come le case su palafitte con sistemi artigianali anti ratti per difendere il proprio reddito dall'intrusione degli odiati animaletti.
È l'ora dello spidocchiamento; davanti casa, mamma a figlia, figlia a sorella più piccola e via. I maschietti invece sono impegnati a giocare con le trottole autocostruite. Tronchetti di legno cilindrici a cui col machete fanno una punta. Simile al nostro... strummolo, più grande e senza la punta di ferro.
È stato difficile entrare in gioco ma quando gli ho fatto vedere come far passare la trottola rotante dal terreno al palmo della mano è stato bello vedere i bambini provare a imitarmi o a invitarmi a rifarlo con le mamme e le nonne dai... piani alti a godersi contente lo spettacolo.
Le case di legno più o meno grandi sono costruite su palafitta con una ripida scala che porta a un patio dove da un lato ci sono le stanze da letto e dall'altra la cucina; il tutto sotto lo stesso tetto. In questo villaggio è arrivata l'acqua; ogni casa ha una fontana sul patio e una al piano terra nel bagno. Sul patio, praticamente all'aperto, a vista, si lavano i panni e le stoviglie e con parei le donne e in mutande gli uomini ci si lava con l'acqua logicamente fredda marmata. Il bagno non e altro che un cesso alla turca con accanto un grosso recipiente posizionato sotto la fontana con una zucca secca che funge da secchiello che galleggia e che serve da... sciacquone dopo l'uso.
Dopo aver mangiato tutti assieme un'ottima cena casalinga ci siamo divisi a dormire in tre case diverse.

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Bangkok

23 dicembre 2019, lunedì

8637Sveglia alle 4 e partenza alle 4.30 perché dicono ci sia traffico la mattina. Sembra strano ma ci fidiamo. L'autista invece arriva alle 5 perché non è stato avvisato del cambiamento di programma. Prendiamo subito l'autostrada o almeno qualcosa di simile perché… si paga. È scorrevole ma il blocco lo troviamo all'ultimo chilometro; arriviamo comunque al Don Mueang Airport in tempo utile per il check-in. È il vecchio aeroporto di Bangkok caduto in disgrazia dopo la costruzione e l’entrata in servizio del nuovo scalo dove siamo arrivati ieri e che dista una cinquantina di chilometri da questo; è tornato in auge recentemente per decongestionare il giovane fratello… maggiore ormai sull’orlo del collasso per il vertiginoso aumento del traffico. È più grande di quanto mi aspettassi e vi fanno base le compagnie, low cost e non, che operano principalmente in Indocina tra cui l’AirAsia con cui oggi raggiungeremo il nord del paese. Il volo è l’FD3199 per Chang Rai con partenza alle 6.55; a dimostrazione del fatto che lo scalo non è piccolo… abbiamo camminato tanto prima di poterci accomodare sulla poltrona assegnataci sull’A320-200 che pian piano si è quasi riempito.
Accanto a noi, in pista, c'è un Airbus ampiamente sponsorizzato dalla King Power, società tailandese leader nella gestione di negozi duty free fondata dall’ex presidente della squadra di calcio inglese del Leicester morto durante i festeggiamenti dello storico scudetto. Sulla fusoliera campeggia la grande scritta Leicester City Football Club. Strano fenomeno... nubi basse alla nostra sinistra e cielo sereno sopra così vediamo il sole sorgere dalle nuvole... quando siamo ancora a terra.
Speriamo che al nord la situazione migliori... per essere la stagione asciutta c'è troppa foschia per i miei gusti. È praticamente sereno ma per l'elevato tasso di umidità dall'alto non si vede nulla del territorio che stiamo sorvolando.
Non so se perché il sole ora è più alto o perché il territorio sotto di noi si è avvicinato perché montagnoso... fatto sta che la visibilità è migliorata di molto. Presenza umana zero se si eccettuano una enorme cava a cielo aperto, una centrale elettrica con grosse torri di raffreddamento fumanti e alcune dighe e relativi laghetti.
8651Ora che siamo in fase di avvicinamento alla meta si è aperta una grossa valle tra i monti e il paesaggio è completamente variato con massiccia presenza umana, campi coltivati, risaie allagate, strade, case, capannoni industriali e… tanta luce. L’enorme Buddha bianco, il Giant Buddha del Wat Huay Pla Kang, visto dall’alto domina maestosamente la valle appollaiato in cima alla collina. Atterriamo alle 8.20 in anticipo sull'orario previsto.
Mae Fah Luang - Chiang Rai International Airport è il grande nome del piccolo aeroporto; troviamo un comitato di ricevimento con vecchietti che suonano musica antica con vecchi strumenti. Il caffè è buono. Al centro della hall una foto del re incorniciata su letto di finti fiori gialli e bianchi molto scenografici. Se ne vedono dappertutto con o senza moglie con o senza fiori. Per strada poche auto, qualche camion e molti scooter e tra questi tanti hanno il sidecar per il trasporto delle merci e qualcuno promiscuo.
Le risaie sono tutte asciutte; qualcuna è arata altre mietute ma la cosa brutta, per me, è che non si vedono bufali e dai segni sul terreno si evince che ormai tutte le lavorazioni che ruotano intorno alle risaie sono oramai meccanizzate.
Davanti a quasi tutte le case ci sono dei piedistalli con sopra piccoli altarini buddisti. Alberi di banano ce ne sono tanti ma sono in ordine sparso mentre i bananeti veri e propri di grosse dimensioni si contano sulle dita di una mano. Qui ci lavorano tante persone; i caschi sono verdi e ancora non troppo grandi e quasi tutti sono ormai irretiti per proteggerli dagl’insetti.
Grosse porzioni di foresta sono stati sostituiti dagli alberi della gomma ma non si vedono le classiche ciotoline per la raccolta del caucciù mentre gli ananas quando ci sono si fanno notate perché sono tanti e ordinati per filari paralleli tra loro.
Circolano per strada dei veicoli che sembrano dei camioncini senza cofano motore, motore che somiglia a quello di una motozappa anche come dimensione.
Raggiungiamo il confine di Chiang Khong. L'edificio somiglia a una grossa pagoda; nel sottotetto è stata stesa una enorme rete per impedire agli uccelli di nidificare ma la cosa non è riuscita bene così si è trasformata in una enorme voliera in cui gli uccelli di diverse razze e dimensioni volano felici e cantano a squarciagola. La rete in compenso trattiene penne e guano dando la sensazione di sporcizia.
8781Tutt'intorno le aiuole sono ben curate e innaffiate sia con irrigazione automatica sia con l'ausilio di un'autobotte con l'operatore comodamente seduto sulla poltroncina sistemata in cima alla cisterna.
Sotto l'enorme tettoia a forma di pagoda ci sono dei semplici box dove, in uno di questi, un operatore in divisa con tanto di gradi sulla manica e lustrini al petto che era intento a vedere una partita di calcio al computer personale ci ritira il form compilato in partenza, ci riprende le impronte di una sola mano, timbra il passaporto e ci augura buon viaggio.
Siamo quasi sulla sponda del Mekong che in questa zona fa da confine sia naturale che geografico con il Laos. Un tempo si passava il confine su appositi Caronte; oggi sembra che questo servizio sia solo folcloristico e comunque effettuato fino a una certa ora. A noi tocca usufruire del servizio bus che passa sul nuovo ponte costruito dai cinesi poco tempo fa.
Sulla sponda laotiana sono in costruzione due torri simili una accanto all'altra mentre il bus ci porta in un'altra struttura simile in tutto a quella thailandese.
Passando da un box all'altro, compilando e consegnando moduli e foto, impronte e foto digitali, pagando 35 dollari alla fine ci ritroviamo col passaporto con visto di 30 giorni, copia di un modulo compilato e un foglietto con codice a barre che ci permette di entrare in Laos attraverso un tornello automatico come se entrassimo alla metro.
Mentre espletiamo le nostre formalità arriva un gruppo di anziani cinesi che vengono trattati in malo modo da una coppia di giovani guide accompagnatrici.
Si ritorna alla familiare, per noi, guida a sinistra; ci fermiamo subito a pranzo in una baracca a bordo strada dove mangiamo un'abbondante zuppiera di noodles in brodo con carne tritata e germogli di soia. Lungo la strada sono tantissime le bandiere rosse con falce e martello cucite a mano. Come nella parte thailandese i più si spostano in scooter; ci sono dei rimorchi trainati da trattorini con lunghissimi manubri guidati anche da ragazzini. Non capisco come possano sterzare.
Ci fermiamo a una enorme miniera di carbone a cielo aperto dove decine di camion portano via il materiale estratto in un nuvolone di polvere che avvolge perennemente le abitazioni in legno su palafitte costruite lungo la strada in questo posto.
8721In una curva lo spostamento del carico ha provocato il ribaltamento di un camion.
Arriviamo a Vieng Phoukha e ci sistemiamo in uno spartano residence lungo la statale percorsa da numerosi camion moderni per niente caratteristici.
La città si sviluppa sia lungo la statale che la parallela in rifacimento a monte. Gli edifici sono poco più e avvolte poco meno di baracche in legno, spesso su palafitte. Qualche negozio di cineserie dietro tendoni per difendersi dal sole e tanti banchetti dove tutti vendono arrosticini cotti su braci improvvisate sul posto, uova sode sbucciate ed erbette selvatiche ben lavate. È l'ora della fine delle lezioni per cui è un via vai di mamme e papa che con lo scooter portano a casa uno o più scolari mentre la maggior parte dei ragazzi torna a casa a piedi. Bello vedere bambini di quattro cinque anni in divisa scolastica attraversare da soli con padronanza la statale destreggiandosi tra grossi tir e scooter. Singolare le studentesse più grandicelle che si proteggono dai raggi del sole con gli ombrelli aperti.
Accanto al nostro Sainamcouk Guesthouse c'è una concessionaria di scooter dove le decine di mezzi nuovi perfettamente allineati sono nascosti sotto una grossa coltre di polvere che fa solo intuire il colore reale; fa anche da officina e i piccoli figli della proprietaria giocano tranquillamente e ben oleati tra i pezzi di ricambio.
Sul fiumiciattolo ragazzi di tutte le età fanno il bucato e si lavano mentre altri abbeverano gli animali o lavano le moto o riempiono secchi d'acqua per l’irrigazione dei vicini orticelli.
Una donna fa pulizia per strada e brucia plastica facendo un gran puzzo che permane anche oltre.
Nel cortile della scuola secondaria i ragazzi oltre a giocare alla classica pallavolo si dilettano con una specie di calcio tennis; la rete è a un metro e mezzo circa di altezza e la palla è grande come quella della pallamano, è vuota e fatta di strisce di plastica rigida intrecciata. Giocano in modo acrobatico; soprattutto la battuta che eseguono in mezza rovesciata su palla passata con le mani da un compagno di squadra. Alcuni si stanno allenando a questo tipo di battuta utilizzando una palla legata a un ramo di un albero.
All'imbrunire dagli altoparlanti posizionati in ogni angolo del paese si diffonde la propaganda politica fatta da una voce femminile decisa e delicata allo stesso tempo.
Ceniamo in uno dei due ristoranti del paesino; la sera rinfresca e logicamente i tavoli… sono all'aperto. Riso in bianco azzeccuso, pollo ruspante bollito e brodo di una verdura tenace, verde scuro dal retrogusto leggermente amarognolo come i nostri broccoli.

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Namlo

25 dicembre 2019, mercoledì

8961Fortuna che non è freddo perché non ci sono finestre, solo gli scudi, e dalla porta chiusa si vede molta luce. Una finestrella alta è in diretta comunicazione con l'esterno. Dormire sul duro pavimento protetto da un piccolo materassino fa bene se sei abituato altrimenti...
Ci hanno sistemato nella stanza di passaggio ed erano già tutti a letto quando siamo rientrati ieri sera ma stamattina pian piano sono usciti tutti senza dare fastidio ma il clou, o spavento, si è avuto quando inaspettatamente si è aperta la porta del ripostiglio ed è apparsa la nonna...
In casa c'è un bambino piccolissimo che non ha mai pianto per tutta la notte; è coccolato amorevolmente da tutti.
C'è un frutto secco a forma di stella da cui escono cinque semi al cui interno c’è una specie di mandorla che viene usata per produrre olio. È uno sport nazionale sgusciare questi frutti la mattina vicino al fuoco; le scorze servono poi ad alimentare il focherello. Infatti, come nel villaggio di ieri, la prima occupazione mattutina degli abitanti del villaggio è quella di accendere il fuoco per strada per scaldarsi. Il fumo dei tanti piccoli falò accesi che si alza in verticale e che si fonde alla bruma mattutina sommata al silenzio surreale rispetto al trambusto di ieri ci regalano un’immagine straordinariamente poetica di questo posto.
Anche in questi piccoli villaggi dove da poco è arrivata l'acqua e la corrente ancora singhiozza c'è una gerarchia sociale dettata dalla ricchezza. Quelli che stanno meglio economicamente hanno una casa più grande con la cucina separata dal resto della casa, col pavimento in cemento che consente loro di accendersi il fuoco in casa la mattina e riscaldare tutta la famiglia mentre fanno colazione assieme. Gli altri hanno la casa piccola con pavimento in legno e questi sono costretti ad accendere il fuoco in strada per riscaldarsi dopo una nottata passata praticamente al freddo.
Vicino al fuoco in strada la mattina, essendoci i più poveri ci sono anche quelli che non possono permettersi abiti nuovi e che quindi continuano a usare quelli vecchi, così si ha la possibilità di vedere i copricapo tradizionali delle donne di etnia akha che sono abbelliti da tante vecchie monete d’argento cucite o incollate.
9211Quasi sotto ogni casa c'è una moderna macchina di produzione cinese che delolla il riso; è un lavoro svolto dalle donne della famiglia che devono anche tenere a bada polli, galline e papere che banchetterebbero volentieri col riso appena decorticato.
Non si sa da dove sono usciti ma stamane nel villaggio ci sono due barbieri che tagliano i capelli a domicilio proteggendo i clienti con grossi teli di plastica azzurri.
Nel villaggio ci sono 70 case, 80 famiglie per 750 abitanti tutti di etnia akha.
Facciamo colazione con gli avanzi di ieri e partiamo per il trek. Subito fuori il paese c'è la scuola; i ragazzini come sempre si sono distratti e i maestri hanno lasciato fare mantenendo però un atteggiamento severo.
Troviamo l'albero smoking così soprannominato perché la radice viene usata per masticarla, soprattutto gli anziani e le anziane ed è il responsabile dei denti neri; provoca dipendenza come la nicotina.
I cinesi quando comprano pagano i raccolti con dei buoni che i contadini hanno difficoltà a incassare perché le banche non hanno liquidi a sufficienza. Quando riescono ad avere il contante si ritrovano gli yuan che poi dovranno essere cambiati con ulteriori perdite tra commissioni e tassi di cambio.
Troviamo un gigantesco albero che qui chiamano tukai, sicuramente un sopravvissuto della foresta primaria. Dalla base del suo caratteristico tronco, non cilindrico ma a base… stellare, si ricavavano le ruote dei carri.
Oggi il pranzo natalizio ci è cucinato dalla... retroguardia che non si sa come, quando è ora di pranzo ce li ritroviamo davanti. Il brodo di carne di bufalo è cotto nell’incavo di grosse canne di bambù messe in verticale sul fuoco; incredibilmente si anneriscono ma non si inceneriscono così diventano ottime pentole.  L'onnipresente riso, i fagiolini lessi e il cuore del fiore di banano completano il menù.
9268Assistiamo a un evento rarissimo; il bambù è una pianta resistentissima e sembra indistruttibile, immortale eppure dopo circa settanta anni fiorisce e subito dopo muore. Ma la cosa sensazionale è che tutte le piante figlie della stessa madre fioriscono e muoiono in contemporanea in qualsiasi parte del mondo esse siano; a conferma di ciò le piante di questo versante della montagna, presumibilmente nate dai semi di una stessa pianta decenni fa stanno tutti morendo.
Nella parte alta della montagna gli alberi della foresta sono di piccole dimensioni ma molto arcigni perché devono resistere a pioggia, vento e uragani mentre nella parte bassa più riparata crescono alberi più imponenti ma meno resistenti.
Arriviamo nel villaggio di Nam Taleng, molto più piccolo dell'altro ma strutturato allo stesso modo; anche qui sono di etnia akha. I ragazzini sono simpaticissimi e giocano non con le trottole ma con dei bastoni di bambù alla cui estremità hanno attaccato una piccola ruota come un cuscinetto a sfera e lo guidano correndo da una parte all'altra del villaggio.

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