Khongoryn Els
1 agosto 2007, mercoledì
Piccola corsetta mattutina in quattro: io, Azelio, Claudia e un cane che ci ha seguito per tutto il tragitto; alle cinque del mattino alla sola luce della luna piena non è agevole trovare la pista e seguirla, ma correre in quest'ambiente mentre i colori freddi della luce lunare lasciano via via il posto a quelli più caldi dell'alba è uno spettacolo splendido.
Partiamo alle 7.00 per raggiungere il monastero di Ongiin Khiid; ripassiamo dal villaggio dei ravioli di ieri per fare benzina e qualche acquisto nei lussuosi shops.
Il deserto qui è più arido che in precedenza tanto che a farci compagnia nel nostro girovagare sono rimasti solo i cammelli. Stiamo attraversando una zona ricca di acquitrini provocati dalle ultime piogge; guadiamo con un po’ di sballottamenti un torrente generalmente a secco e ora ricco d'acqua.
Da lontano individuiamo una macchia verde in mezzo al giallognolo circostante; ci sono due gher attrezzate con le classiche parabole satellitari, pannello fotovoltaico per l'energia elettrica e… trattore. Quest'ultimo serve per zappettare il piccolo orto recintato in cui vengono coltivate verdure e ortaggi; è tenuto bene e le piante sono molto rigogliose. Compriamo un po’ di angurie e meloni; questi ultimi sono buoni, gli altri sono completamente bianchi, per niente maturi, ma li abbiamo mangiati egualmente visto il posto dove li abbiamo trovati.
Alle spalle delle gher cinque giovani cammelli che riposavano tranquilli si sono improvvisamente visti circondati da tante persone incuriosite; stanno cambiando il pelo lungo giovanile con quello più corto da adulto per cui hanno un aspetto non molto salutare. Simpatiche le due bambine che si sono prodigate assieme al padre a raccogliere meloni e cetrioli; sono ben nutrite e ben vestite, segno che coltivare questi piccoli orti rende abbastanza.
La sinistra presenza di avvoltoi che volteggiano in aria ci fa trovare non lontano dalle gher i resti di un cammello; hanno portato via tutto quello che poteva servire lasciando sul posto solo testa, zampe, e interiora con lo stomaco ancora pieno di cibo. Intorno a noi le nuvole si fanno minacciose e in lontananza si vede che piove. Per ora siamo salvi, ma per poco; appena arriviamo nella zona di Ongiin Khiid comincia a piovere e smetterà solo la mattina seguente impedendoci di visitare adeguatamente le rovine del monastero.
L'accampamento di gher che ci ospita è accanto all'area monasteriale per cui ci tornerebbe comodo per la visita visto che il complesso è molto vasto. Per quello che si è potuto vedere è rimasto molto poco; essendo costruito prevalentemente con mattoni non cotti questi, una volta abbandonata l'area, si sono sgretolati al sole, vento e pioggia lasciando in piedi solo le basi perimetrali dei tanti edifici. Qui vivevano migliaia di monaci, c'era una scuola ecc. ma il tutto fu terminato con l'avvento del comunismo con l'uccisione di centinaia di monaci e la distruzione del monastero.
Oggi è stato costruito un nuovo piccolo tempietto in cui spiccano i testi sacri racchiusi in teli di seta colorati e con indici di broccato uno giallo, uno rosso e uno blu ricamati con filo d'oro; solita teca con le offerte e foto del vecchio e nuovo Lama. Sotto la pioggia andiamo al vicino museo ricavato in una gher. Ci sono cimeli molto antichi e sembra impossibile che li possano tenere in una tenda che, per quanto buona, non è certo il luogo ideale per conservare a lungo questi vecchi oggetti senza che si danneggino; per non parlare di qualche malintenzionato che può impossessarsene quando non c'è nessuno in giro come tra mezz'ora quando noi saremo andati via. Tra gli oggetti custoditi, quelli che incuriosiscono maggiormente sono la tromba telescopica, la tibia umana usata come strumento musicale e la calotta di un teschio, sempre umano, utilizzata per le offerte.
Finita la cena nella grande gher ristorante, smette di piovere e nel cielo imbrunito compare un grandissimo e spettacolare arcobaleno dai colori vivacissimi.