Taikhar Chuluu
14 agosto 2007, martedì
Ha piovuto tutta la notte e molte gher non hanno retto lasciando filtrare un po’ d’acqua; il perimetro laterale delle gher è composto da telai a soffietto di legno simili a quelli utilizzati nel giardinaggio come pareti per piante rampicanti. È alto circa un metro e mezzo; a chiudere il cerchio la porta della stessa altezza. Al centro, in alto, c'è un cerchio, simile alla ruota di un carro, del diametro di circa due metri. È tenuto su, a due metri e mezzo dal terreno, da due pilastri di legno a forma di T lavorati, intagliati e verniciati. Sulla circonferenza della ruota ci sono tanti buchi dai quali si dipartono circa settanta bastoni di legno che vanno a incastrarsi in cima ai telai a soffietto chiudendo la struttura. La struttura a soffietto della parete è importantissima perché i pastori in questo modo possono montarla o smontarla in poco tempo e, chiusa, è facile da stipare sui carri.
L'esterno è rivestito da più strati di feltro a loro volta rivestiti da un resistente telo di cotone. Un altro telo di cotone molto resistente di forma quadrata ricopre la ruota superiore che altrimenti rimarrebbe scoperta. Ai quattro spigoli di questo telo partono delle corde che cascano ai lati della gher e servono a manovrarlo da terra senza essere costretti a salire ogni volta sul tetto; questo telo serve a coprire l'apertura centrale di notte, quando è freddo o quando piove e scoprirla negli altri casi per dare luce e aria all'ambiente interno. Tutti i legni sono verniciati con un colore di fondo arancione come la mobilia e abbelliti con disegni di fantasia verdi, gialli e blu.
Il feltro è un ottimo isolante termico per cui la gher risulta fresca d'estate e calda d'inverno; quando il caldo supera certi limiti il rivestimento di feltro viene rialzato da terra di una ventina di centimetri creando un riciclo d'aria tra la base della tenda e il tettuccio aperto. Per i freddi estremi c'è la stufa metallica a legna o a sterco posizionata al centro della gher tra i due pilastri di legno; la canna fumaria passa attraverso uno spicchio del cerchio centrale del soffitto.
I più strati di feltro e cotone rendono la struttura impermeabile per piogge di breve intensità; quando la pioggia è persistente si ha qualche perdita. A pochi metri dal nostro Taikhar Gher Camp c’è una grossa roccia che la leggenda locale vuole scagliata addosso a un serpente da un Baatar uccidendolo. I Baatar sono degli eroi positivi di cui è piena la letteratura buddista. Alla base ci sono un paio di altarini e tutto intorno tanti graffiti più o meno grandi e vistosi decisamente moderni.
In questa zona stanno lavorando a una strada su terrapieno; lo stato dei lavori è tale da non permettere il transito ai veicoli a motore che devono necessariamente utilizzare le piste laterali che però sono rovinate dal transito dei pesanti mezzi utilizzati per la costruzione della strada stessa. La pioggia di questa notte ha ulteriormente peggiorato la situazione; incontriamo un grosso camion semi ribaltato con gli autisti alla disperata ricerca di qualche grossa ruspa che possa smuoverli da quella impietosa posizione ma, viste le condizioni atmosferiche, il cantiere è fermo.
Un camioncino è invece proprio sulla nostra… pista e tocca a noi togliergli le castagne dal fuoco; sotto il peso del carico ha ceduto il margine sinistro della pista ed è rimasto intrappolato nel fango. Ci sono l’autista del mezzo e la moglie, entrambi col tipico pastrano mongolo. Uno dei nostri Uaz si mette in posizione di traino mentre l’autista impantanato si infila sotto il mezzo per togliere alcune pietre che potrebbero creare danni al pianale al momento del traino. Ne esce completamente infangato, irriconoscibile ma felice perché di li a poco sarà di nuovo in pista grazie a noi.
Lungo la strada ci sono i bambini che abitano le gher vicine che agitano bottiglie di airag che vendono a 1000T al litro. Accettano volentieri bottiglie di acqua minerale vuote. Ci fermiamo in un piccolo nucleo di case sorte ai lati della strada; decidiamo di mangiare assieme a Doljoo e autisti in un Guanz. Ci danno un enorme piatto ovale di fettuccine con pezzi di montone, patate e carote saltate. Molto buono ma talmente abbondante che abbiamo dovuto chiedere l’aiuto di coloro che non avevano deciso di mangiare con noi per finire i piatti. 1200T al piatto.
All’interno di questo guanz, oltre al tavolo e al gigantesco termos del the al latte salato a cui si può attingere a volontà in attesa di essere serviti, c’è anche uno spazio rialzato da terra e coperto da tappeti su cui i clienti possono riposare un’ora e più prima che il pranzo sia pronto. Questo guanz è in muratura e la cucina è in una gher montata dietro nel cortile.
In attesa del pranzo, invece di dormire, passiamo il tempo a fare due passi facendo qualche foto. Vicino a questi agglomerati di una decina di costruzioni sul ciglio della strada si accumulano rifiuti che attirano piccoli roditori dalle praterie che a loro volta attirano i falchi. Ce ne sono a dozzine appollaiati su un traliccio dell’alta tensione. Cerchiamo di avvicinarci il più possibile ma superata quella che per loro è la distanza di sicurezza si alzano tutti in volo e cominciano a volteggiare sopra le case; un vero spettacolo.
Raggiungiamo lo spettacolare canyon formato dall’erosione del fiume che vi scorre a valle, il Chuluutyn Gol. C’è un gigantesco ovoo costruito intorno a un grosso abete; è meta di tantissimi locali che addobbano questo sito con sciarpe azzurre, preghiere di stoffa colorata, soldi, caramelle e farina d’orzo zuccherata mentre ciotole di airag vengono spruzzate ai quattro venti. È diventato il paradiso di numerosi scoiattoli che hanno fatto il nido tra i legni e le pietre e si nutrono delle offerte fatte dai fedeli e utilizzano sciarpe e banconote per rendere più accogliente le tane. Purtroppo la puzza prodotta dalle offerte in natura dei fedeli è proporzionale alla bellezza del posto.
Vicino al campo di gher Badmaarag c’è il vecchio vulcano spento Suga che raggiungiamo dopo un breve trek; al centro del cratere c’è un piccolo laghetto facilmente raggiungibile perché manca una fetta di cono. Risalendo la parete interna troviamo una grotta con formazioni di ghiaccio attaccate al soffitto. Rinuncio a salire perché il terreno friabile fa cadere a valle grosse pietre al passaggio delle persone che mi precedono e una di queste è passata a pochi centimetri dalla mia testa dopo essermi precipitosamente accucciato dietro una roccia appena in tempo.
Ci sono tante stelle alpine ma tantissime usciranno nei prossimi giorni grazie all’acqua piovuta e al clima favorevole.