Ereen Nuur

7 agosto 2007, martedì

2897Sono le due di notte, una raffica di lampi mi sveglia; Azelio fa giusto in tempo a rientrare in tenda che comincia a piovere più o meno intensamente prima che si scateni un temporale apocalittico. Una tempesta di acqua e vento che ci fa temere il peggio rinchiusi some siamo in questa fragile tenda e con i fulmini a ripetizione e i roboanti tuoni che non contribuiscono a tranquillizzarci.  Come se non bastasse ieri non abbiamo ancorato la tenda al suolo con tutti i picchetti e le corde disponibili perché il tempo era magnifico e nulla faceva presagire una tempesta di queste dimensioni.
Più volte mi sono trovato nel fronte di un temporale ma sempre alla guida di un mezzo che mi ha permesso di attraversarlo in pochi minuti; ora siamo fermi in questa scatoletta di plastica dall'aspetto molto fragile e il tempo sembra non passare mai. Passata la bufera ci si chiama dalle tende per sapere se ci sono stati danni; è andata bene, possiamo riprendere a dormire ma non tutti ci riusciranno.
Facciamo il giro della valle e dalla parte opposta delle dune ci fermiamo in una cittadina; è leggermente più grande delle altre viste finora ma la sensazione di degrado è la stessa.
2890Molti vetri delle finestre sono rotti, gli infissi sono cotti dal sole e solo rare croste ricordano remote verniciature; gli intonaci stanno cadendo mettendo a nudo la struttura di legni intrecciati che fungono da mattoni. Le strade sono sterrate e anche i pochi monumenti fatti di cemento si stanno sgretolando. Anche qui i bagni sono pubblici e sono costituiti da cabine di legno che coprono le buche da... riempire. Rispetto alla prateria... questo villaggio è animato.
Entriamo in una valle con qualche albero e un fiume, il più grande visto fino a ora; è lo Zavkhan. Ci accampiamo in un'ansa di questo corso d'acqua che in questo periodo è in secca ma che quando si sciolgono le nevi raggiunge livelli impensabili che si intuiscono dai segni lasciati dall'acqua sugli alberi e sulle rocce, livello che coprirebbe completamente le nostre tende.
Il nostro trek inizia con quattro stele di dubbia provenienza e dubbio significato non lontane dal nostro accampamento; saliamo e come tutte le montagne viste finora queste cambiano colore da un capo all'altro. Qui la roccia è rossa, granitica, ma alcune pietre sono nere, lucide, come se fossero state verniciate; forse è qualche batterio che le attacca e forma una pellicola nera. Questa versione è avvalorata da una pietra scheggiata volontariamente; sotto il nero è apparso il rosso granito, ma è solo un'ipotesi. Il muschio, cosa strana in un deserto, ha un colore... strano; è di un giallo che da sul verdino, molto vivo, quasi fosforescente.
Bello il grillo col pungiglione; è lungo due centimetri e mezzo e altrettanto è lungo il pungiglione che ha in coda. Ci sono due versioni, uno verde e l'altro giallo sabbia; forse è lo stesso che si mimetizza cambiando colore a seconda dell'ambiente in cui si trova. È arrotondato come una botte.
Carpito due termini ripetuti più volte dai montanari per indicare la strada tra i monti da fare o fatta. Cresta e forcella; quest'ultima è la gola che si crea tra due monti o due cime. Trovata un'altra versione del grillo; colori simili, disegno diverso, senza pungiglione.
2900Scendiamo per una forcella, non è agevole; un passaggio difficile che alla fine sfocia su di un costone alto. Occorre scendere di lato sfruttando uno stretto passaggio.
Siamo praticamente in riva al fiume; cerchiamo un guado comodo per non toglierci le scarpe ma è inutile e scarpe in spalla guadiamo nell'acqua bassa e fredda su ciottoli scivolosi. Alcuni di noi attraversano con i calzini ai piedi per ridurre il rischio scivolone.
Al di la del fiume troviamo in una piana una stele alta poco più di un metro con dei ciottoli di fiume disposti a terra a formare un perimetro quadrato di un metro di lato. Solo ora ci accorgiamo che la piana in cui siamo noi e la stele è delimitata da pietre che formano un cerchio. Qualcuno azzarda l'ipotesi di un antico cimitero delimitato dalle pietre e la stele farebbe parte del complesso.
Il fiume scorre in rivoli tortuosi che lambiscono la roccia una volta alla destra e una volta alla sinistra della gola; questo ci costringerebbe a guadarlo di continuo per raggiungere il campo. Decidiamo di risalire i monti e ridiscendere all'altezza dell'accampamento. Una tremenda scalata su una pietraia che non da un buon appiglio.
Anche in questa zona i monti hanno una composizione diversa dalle altre; qui siamo in presenza di tipico basalto nero di origine lavica. Sembra di camminare sul costone del Vesuvio o dell'Etna con rocce nere laviche e rosse granaglie. Vicino al nostro campo c'è una bellissima composizione di prismi di basalto; l'irregolarità delle rocce vicine e l’increspata acqua del fiume ne risaltano la morbidezza e la precisione delle forme.

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