Siem Reap

28 dicembre 2023, giovedì

Stamattina a scuola hanno ginnastica perché i ragazzini hanno tutti il completino verde chiaro dell’Adidas. La primaria è gratuita e dura dodici anni; la scolarizzazione è solo al novanta per cento perché alcune aree del paese, quelle montane, sono lontane dagli edifici scolastici. A causa della devastazione della guerra civile negli anni ottanta e novanta in cui le scuole erano chiuse ora c’è una carenza d’insegnanti che porta ad avere classi anche di sessanta ragazzini, soprattutto in città. Ci sono tre raccolti di riso l’anno e la conseguenza è che si vedono contemporaneamente campi verdi, dove le piantine di riso stanno crescendo, campi gialli, dove il riso è stato mietuto e campi lavorati color terra pronti per la nuova piantumazione. Il riso mietuto è messo a seccare sui teli nelle aie o sul ciglio delle strade; i bufali rimasti non lavorano più nei campi, sostituiti dalle macchine, ma pascolano come gli altri bovini. Non si vedono ovini ma i pastori si, badano a greggi di… anatre; immagini insolite. Ci sono tanti stagni, grosse pozzanghere, dove sono posate lunghe nasse in orizzontale che i contadini la mattina vengono a controllare. Sulle strade i veicoli guidano con regolarità, sembra ci sia il terrore dei radar; forse le sanzioni sono elevate. Incrociata una carrettata di monaci in giro per la questua; due davanti a piedi con la brocca per il cibo e gli altri sul carro, trainato dal trattorino, armati di megafono. In giro per i paesini si vedono spesso dei carretti simili ai nostri vecchi rigattieri ambulanti, alcuni sono specializzati in materassi o piante ornamentali, altri in casalinghi vari; la moto è l’autista sono avvolti dalla mercanzia. Quando si è in giro col minibus e si pensa sia giunta l’ora di una sosta caffè non è facile perché, anche sulle strade statali, non sono tante le aree di servizio dotate anche di bagni e bar; il nostro autista si ferma spesso a chiedere senza successo poi… beviamo un ottimo caffè dalla farmacista del paesino che espone con orgoglio il diploma di barista. È giovane, emozionatissima, ma con la proverbiale calma riesce a fare un buon prodotto e ci mette anche a disposizione il suo bagno privato. A Battambang passa una linea ferroviaria, ormai in disuso, che una volta collegava il nord del paese alla capitale; anni fa gli abitanti della zona hanno cominciato a usare i binari per spostare merci e persone con dei carrellini ferroviari auto costruiti. Oggi è un’attrazione turistica chiamata Bamboo Train; un tratto di linea è stato ripulito dai cespugli e i carrellini sono stati uniformati, anche se restano auto costruiti, e giacciono smontati sulla massicciata fino a quando non servono. La messa in opera è veloce; si posizionano i due assi sui binari e sopra si appoggia il pianale col motore. Ultimo atto è quello di collegare con una cinghia la puleggia del motore con quella dell’asse; il motore è libero di spostarsi avanti e indietro lungo due brevi binari metallici in modo da allentare o tendere la cinghia. I giri del motore sono costanti e più si tende la cinghia più coppia si trasmette all’asse e più si accelera; quindi per aumentare la velocità, il driver tira a se fisicamente il motore e per frenare, lo allontana e il carrello si ferma per inerzia. Molte persone camminano ai bordi della massicciata, a piedi o con le moto; nei campi di riso stanno concimando a mano. Nei canali, paralleli ai binari, ci sono tanti che pescano con piccole reti da lancio, i rezzagli, e sembra impossibile che dei pesci possano vivere in quest’acqua color terra. La linea è a binario unico e quando si incrocia un altro mezzo uno dei due deve smontare il trabiccolo per permettere all’altro di proseguire. Pochi chilometri ma bello. A Battambang, oltre al trenino, c’è l’Ek Phnom Temple o, per meglio dire, le sue rovine; risale all’XI secolo ed è dedicato al culto induista. In cima alla torre principale sventola la bandiera cambogiana e dentro il tempietto c’è un omino che, sprezzante del pericolo, tiene compagnia all’idolo di turno nonostante l’arenaria sia tutta puntellata. Nel baray, il laghetto che circonda il tempio, un anziano signore seduto sui talloni, a prua della sua piccola canoa, si sposta lentamente aiutandosi con la pagaia e raccoglie qualche pianta acquatica commestibile che convive con i bellissimi loti fioriti. Con lo sfondo del laghetto una giovane coppia di modelli posa agli ordini del fotografo e dei suoi due assistenti. Accanto alle rovine del tempio indù ce ne sta un altro nuovo, una pagoda buddhista chiusa con dentro un gatto che miagola sconsolato; accanto c’è un’enorme statua in cemento bianco del Buddha che sovrasta in altezza il Wat Ek Phnom; scendendo i gradini di una scala, sotto il piedistallo, si entra in una sala con dentro decine di Buddha dorati di diverse dimensioni che sembrano in panchina. L’autista si ferma sul ciglio della strada, dove una donna è alle prese con un barbecue e si fa incartare un animaletto che mangerà a pranzo; è un topo. Assieme a un altro paio di coraggiosi ne compriamo uno anche noi e lo assaggiamo; è buono e il sapore è identico a quello del coniglio. Phnom Sampeau è una montagna a una decina di chilometri da Battambang; ci sono tante grotte carsiche accessibili tramite scale abbastanza ripide con dentro tempietti e statue del Buddha tutte dorate e in diverse posture. Queste grotte sono sfortunatamente diventate famose perché una fu trasformata in fossa comune dai Khmer Rossi; gettavano dentro i corpi dei prigionieri politici e non, dopo averli torturati. Li sparavano all’imboccatura della grotta e li facevano cadere dentro; ora in fondo alla grotta c’è un tempietto con una teca piena di ossa ritrovate. Con l’aiuto di pick-up a trazione integrale raggiungiamo il Wat Phnom Sampeau in cima alla collina; c’è uno stupa e un tempietto entrambi dorati, piccoli ma estremamente fotogenici. Quelli che però hanno allietato la visita sono stati i macachi di tutte le età. Mi sono avvicinato un po’ troppo a una scimmietta piccolissima che senza perdersi d’animo, partendo dal pantalone, mi è salito velocemente fino alla vita e sarebbe andato ancora più su se non avessi cercato di mandarlo via ma, preso come un gioco, è rimasta attaccata alla maglietta mentre ruotavo su me stesso; divertente se non fosse stato molto pericoloso. Vicino al posto dove abbiamo mangiato c’è un enorme buco nella roccia, sembra l’Orecchio di Dionisio in miniatura; è la Bat Cave. Sulla strada sono comparsi dal nulla una sfilza di tavolini e sedie dove le persone possono gustare un drink aspettando l’evento; l’uscita dei pipistrelli. È una cosa incredibile; all’imbrunire miliardi di animaletti hanno cominciato a lasciare la caverna formando un flusso ininterrotto che è proseguito per decine di minuti anche quando son calate le tenebre. Uno spettacolo inimmaginabile; ogni tanto qualche falchetto interrompe il flusso continuo creando confusione, deviazioni improvvise che li fanno somigliare per qualche secondo alle evoluzioni degli storni nei cieli romani, poi tutto torna come prima.

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