Koh Rong Saloem
4 gennaio 2024, giovedì
Passeggiata mattutina all’alba sulla spiaggia fino ai due pier che si vedono in lontananza dal nostro resort. C’è un po’ di vento che smuove l’acqua e questo non mi piace perché nel pomeriggio abbiamo prenotato un giro in barca che prevede anche snorkeling e pesca. Nella zona centrale della piccola baia ci sono tantissimi villaggi, alcuni anche con piscina, ma con i bungalow vicini gli uni agli altri al contrario dei nostri che sono a distanza di… privacy. È un’imbarcazione da pesca trasformata in barca per turisti con un separé creato a poppa per emergenze fisiologiche da scaricare direttamente in mare. Il nostro capitano-mozzo è un ometto simpatico, con pochi denti, una tigre tatuata sul petto e pelle cotta dalla salsedine; ha due motori a disposizione ma ne usa solo uno. Il primo stop è per pescare; usiamo seppioline tagliate a rondelle come esca con ami grandi e lenza libera molto fine. Difficile farsi capire per cui non sappiamo a che profondità calare; dopo vari tentativi si sentono le prime toccate a fondo, a più di dieci metri ed è lì che ci concentriamo. Alla fine peschiamo cinque pesci in tutto, di cui tre io; un pesce di una quindicina ci centimetri che non oppone grande resistenza mentre lo tiri su. Se sarà questa la nostra cena… La sosta snorkeling non è entusiasmante, non c’è molto da vedere tranne una bellissima cernia a nido d’ape, Epinephelus quoyanus, che non sembra molto intimorita dalla mia presenza e tanti splendidi pesci farfalla, Chaetodon octofasciatus, con le loro striature bianche e nere e muso e pinne gialle. Accanto alla nostra barca ce n’è parcheggiata un’altra con ragazzi un po’ gay e karaoke ad altissimo volume che si sente anche sott’acqua. Attracchiamo al villaggio dei pescatori; è un misto tra decadente, abbandonato e nuovo in costruzione. Una specie di discoteca è stata chiusa da poco, poiché sul muro c’è la ancora la scritta happy new year 2023 e in altri posti gettano le fondamenta per nuove costruzioni mentre dai barconi, al porto, scaricano sacchi con dentro i mattoni. Saliamo nel punto più alto del villaggio per vedere il tramonto dal terrazzo di un ristorante. Risaliti in barca, ci allontaniamo quel tanto che basta dal molo per mangiare in tranquillità; sulla piccola griglia della fornacella ci sono i nostri pesci pescati prima più qualcuno gentilmente aggiunto a raggiungere il nostro numero. Sarebbero stati ottimi se fossero stati puliti meglio, ma è d’apprezzare la buona volontà; ottime le coscette di pollo e il cocomero finale. Ormai è buio, partiamo; a un certo punto il nostro driver rallenta come se cercasse un punto specifico nel buio della notte stellatissima e senza luna; condizione perfetta per ammirare il plancton bioluminescente, ma non vediamo niente. Non c’è molto dialogo col mozzo-capitano e così lui ci fa capire a gesti che dobbiamo gettarci in acqua. Non capiamo il motivo ma alcuni di noi non si fanno pregare e ci tuffiamo; è in questo momento che comprendiamo il fenomeno. Smuovendo l’acqua, il plancton s’illumina offrendoci uno spettacolo unico nel suo genere. Sono organismi unicellulari detti dinoflagellati che s’illuminano alla presenza di movimenti meccanici intorno a loro come il moto ondoso, un’elica, un pesce predatore o, come nel nostro caso, di un essere umano che nuota.