Kaoh Trong

31 dicembre 2023, domenica

Bellissima alba sul Mekong; il livello dell’acqua è basso e davanti a noi si è formata un’altra isoletta di sabbia. L’acqua è incredibilmente chiara, invoglia a fare il bagno se la memoria non tornasse all’ultima volta che sono stato in zona, quando il colore non era così invitante. La nostra homestay ci ha messo a disposizione le bici così facciamo un bellissimo e rilassante giro dell’isola sulle due ruote. L’isola è lunga una decina di chilometri e un paio di stradine, che possiamo a ragione definire piste ciclabili, un po’ cementate e un po’ sterrate, permettono di girarla tutta. Quello che è subito evidente è la grande quantità di alberi di Da Xanh che si vedono in giro; è un agrume grande come un pompelmo, allungato come una pera, di colore verde anche quando è maturo. Ci è stato servito in grande quantità ieri a cena e stamattina a colazione; gli spicchi sono molto grandi e i semi molto piccoli, ha una vena amarognola ma non allappa. Il nome scientifico è Citrus maxima e da noi è conosciuto come Pomelo ed è considerato uno dei tre agrumi da cui poi sono derivati tutti gli altri che conosciamo. Oggi è domenica e i bambini sono tutti felicemente in giro; bellissima la scena in un’aia dove quattro bambini in tenera età, con libri e quaderni, giocano alla scuola, una fa la maestra e gli altri gli alunni. I terreni sono tutti ordinatamente coltivati; molto riso e cereali più qualche prodotto orticolo. Ci sono pochi bovini al pascolo ma in compenso, lungo la strada si trovano molti profumatissimi fienili ingabbiati da lunghe pertiche di bambù. Come in tutto il paese galli, galline e pulcini sono liberi di pascolare ovunque, quindi rimaniamo sorpresi quando ne vediamo un gruppo in gabbia; sono galli da combattimento, ognuno nella sua stia a cupola, tutti impettiti, in perfetta forma con le penne che brillano al sole. Al nostro interessamento un contadino arriva e orgoglioso ne rivendica la proprietà. Ci deve essere il mercato domenicale sulla terraferma perché a bordo del traghetto abbiamo imbarcato un paio di torelli che al primo movimento hanno lasciato subito un ricordino solido sul ponte che la manovratrice si è affrettata a pulire a mani nude. Oltre ai torelli sul ferry ci sono un paio di giovani donne con cappello di lana e guanti per non prendere sole; soffro per loro. L’isolotto da dove veniamo e le secche che abbiamo scoperto stamattina indicano che in questo punto del fiume il fondale è basso e forse è per questo che sono concentrate qui un po’ di chiatte che dragano il fiume per recuperare la sabbia; questa viene anche vagliata in modo che, grazie a dei nastri trasportatori, la pezzatura giusta finisca nella stiva del barcone attraccato alla chiatta mentre lo scarto rifinisce in acqua. A qualche chilometro di strada ci imbarchiamo nuovamente; questa volta su piccole canoe a motore per avvistare i delfini del Mekong. Sono le Orcaelle brevirostris che hanno quasi le stesse caratteristiche dei nostri delfini, ma prediligono gli estuari di grossi fiumi come il Gange e il Mekong e hanno il muso schiacciato. Un gruppo di questi animaletti ha risalito questo fiume e si è stanziato qui tanto da essere chiamato delfino del Mekong; il numero di questi esemplari è però sceso negli ultimi anni ad appena ottantacinque esemplari, tanto da essere considerati in pericolo critico di estinzione. C’è ne sta un bel numero che ha eletto la propria residenza davanti all’imbarcadero tanto che i barcaioli, spento il motore, agiscono come i gondolieri di Venezia per non disturbarli. Ne avvistiamo tanti ma è difficile fotografarli perché emergono a sorpresa e per un attimo e non completamente. I primi avvistati erano in caccia, quindi più frenetici e più concentrati dietro i banchi di pesci che inseguivano; poi, sazi, si sono calmati ed è stato più difficile fotografarli. Risalendo il Mekong verso nord la strada in molti punti è in fase di ristrutturazione… in alcuni punti attraversiamo verdissime risaie a perdita d’occhio. Alloggiamo a Kompong Cham presso l’OBT Chiro, una serie di spartani bungalow gestiti da una ONG che si prende cura di bambini disagiati della zona garantendogli un’istruzione. Non c’è molto in giro per cui ceniamo nella struttura; è l’ultimo dell’anno per cui speravamo in qualcosa di speciale, ma ci servono dei piatti freddi e spariscono. Giustamente saranno andati a festeggiare con le loro famiglie. Fortuna che hanno lasciato in frigo una buona scorta di birre; non è spumante ma le bollicine per augurarci un buon anno ci sono.

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