Boun Phieng

31 dicembre 2019, martedì

9993Come sempre all’alba inizia il via vai della famiglia ospitante; sono tanti e finora non siamo mai riusciti a contarli tutti con precisione. Comunque c’è sempre un momento che capisci che devi alzarti e stamattina questo momento è coinciso con l’uscita della nonna dallo stanzino dove l’avevano rinchiusa che piange incazzata.
Esco sul patio e trovo la guida che è già in piedi e mi indica il bricco con l’acqua bollente e le bustine di Nescafè; in effetti contengono anche latte in polvere per cui dovrebbe uscire un cappuccino… se solo trovassi qualcosa per girarlo. Uso la bustina vuota; quando sto per bere la guida nota che non ho girato bene, nel fondo del bicchiere è rimasta ancora polvere, così prende una bustina piena, gira la mia bevanda, la riposa tra le altre e mi guarda soddisfatto....
Intanto il villaggio si mette letteralmente in moto; uno dopo l’altro si sentono i motori dei trattorini che si avviano e li si vede partire con tre, quattro persone nel cassone verso il posto di lavoro che presumo sia nei campi. Altri partono a piedi, uomini e donne, alcuni col canestro in spalla, tutti col machete ben in vista di tutte le forme e dimensione. Qualcuno sul patio affila con cura le armi prima di partire.
Stamattina a colazione, come ieri a cena, ci sono le arachidi crude tostate al momento nell’olio con l’aggiunta di qualche fogliolina aromatizzante non identificata; buonissime. Ieri sera alla tenue luce della lampadina non avevo notato che la lao-lao offertaci era contenuto in una boccia per lavaggi; come dire… ci siamo fatti una flebo di grappa.
0015Usciamo dal villaggio nel cassone di un pickup con cui guadiamo il fiume e proseguiamo per un paio di chilometri; ci lascia ai margini della foresta.
Stiamo risalendo il corso di un torrente, un po’ di qua e un po’ di la; la collina di fronte a noi ora è stata deforestata e al suo posto c’è una piantagione di canna da zucchero. Una parte è stata raccolta e qui due donne sono al lavoro; una zappetta mentre l’altra recupera tronchetti di canna rimasti dopo la raccolta.
La foresta che stiamo attraversando ora è davvero bella con alberi altissimi, scorci davvero straordinari; peccato che alcuni passaggi siano resi difficili dall’umidità che ha reso il percorso scivoloso.
Non è la stagione adatta alla fioritura delle orchidee ma di queste ce ne sono talmente di tante qualità che ogni tanto si riesce a vedere qualche fiore che non sarà bello come quelli coltivati ma che visti nel loro ambiente naturale affascinano. Bella la parente prossima delle nostre calle che è completamente verde dallo stelo al fiore; straordinario.
In molti punti, per superare dei piccoli canali naturali creati dall’acqua che defluisce dalla montagna quando piove, sono state create delle passarelle con le canne di bambù; ne troviamo una marcia che forse non reggerà il nostro peso così siamo costretti a una deviazione che ci porta sulla spiaggia del fiume che ora stiamo costeggiando.
0166Da quando siamo partiti stamattina la guida, forse sconvolto dall’incidente a Francesca di ieri, abbatte in continuazione degli alberelli per fare dei bastoni per quelli che come me non usano i bastoncini. Il problema è che non essendo abituati quando ci si ferma a vedere una pianta o un fiore particolari o a fotografare un curioso albero ecc. si riparte sempre senza bastone e se ne accorge sempre prima la guida che senza indugio abbatte un altro povero alberello per la bisogna. Dopo una decina di bastoni ci è venuto l’incubo e ci controlliamo a vicenda per non farci scoprire e un paio di volte abbiamo provveduto da noi alla piccola deforestazione.
Stiamo attraversando un tratto di… ex foresta dove gli alberi sono stati tutti abbattuti; stanno recuperando tutto il legno utile dopo di che verrà bruciato quello che resta e si impianteranno dei terrazzi per le risaie.
Dopo aver costeggiato per diversi chilometri un fiumiciattolo è arrivato il momento di guadarlo; scarpe in mano, pantaloni su fin sopra il ginocchio e via a seguire una traiettoria a semicerchio fino all’altra sponda.
Un paio di centinaia di metri dopo il guado troviamo un enorme spiazzo cementato, perfettamente livellato grosso come un campo di calciotto la cui superficie è completamente ricoperta di chicchi di caffè messi a essiccare; si notano chiaramente tre diversi settori con i chicchi di tre diverse tonalità di colore. O sono tre qualità differenti o la stessa qualità con tempi di essiccazione diversi. Ci sono anche carriole e grossi rastrelli che gli operai adoperano per rigirarlo.
0200Nel cassone di un 4x4 raggiungiamo la nuova capitale della provincia, Boun Neua. Pensavamo fosse uno spostamento breve ma sono diversi chilometri che viaggiamo e il freddo ci sta attanagliando; fortunatamente nel cassone ci sono anche gli zaini così uno a uno provvediamo a rinforzare gli ormeggi.
Mangiamo in un ristorantino al mercato accanto alla stazione dei pullman; sono a metà strada tra i ristoranti e le bancarelle dello street food, piccoli fondi uno accanto all’altro in cui preparano i piatti e fuori il barbecue e i tavolini per i clienti. Per tenere viva la brace usano i ventilatori su piedistallo puntati sui carboni ardenti. Sulla graticola spiedini di pollo, pesci e l’immancabile ratto.  
Con lo stesso pickup con cui siamo arrivati ripartiamo per la seconda parte del trek. La città che diventerà la nuova capitale della provincia al posto di Phongsali è in forte espansione; nuove case in muratura e magazzini al posto delle case di legno su palafitte in demolizione, strade nuove con marciapiedi e fogne, illuminazione stradale… E’ tutto un cantiere e i cinesi come al solito a fare la parte del leone.
Partiamo da una stradina sterrata, polverosa con qualche pantano che porta alla foresta davanti a noi. Iniziamo a salire a zig zag passando da una parte all’altra di un ruscello. Saliamo costantemente fino a più di 1500 metri in un habitat bello e incontaminato con scenari idilliaci.
Seguendo il sentiero passiamo da zone in penombra con fitto sottobosco ad altre in cui la luce passa attraverso altissimi e radi alberi con scarso sottobosco. Una volta scollettati scendiamo sempre con un po’ di difficoltà per il terreno scivoloso fino a una strada sterrata di nuova costruzione che percorreremo fino al villaggio; la via ha meno di un anno e il fondo stradale ottenuto rubando terreno a monte è di un rossiccio intenso.
Soprattutto con le moto vecchie che evidentemente consumano di più, in discesa i guidatori spengono il motore e lo riaccendono alla fine. Si è fatto tardi, siamo all’imbrunire ma nonostante tutto la natura che ci circonda ci affascina; foresta a perdita d’occhio con il canto di diversi uccelli a rompere il silenzio.
0027Arriviamo a Phapoun al buio, la luna è come se non ci fosse. Fortunatamente dormiremo nella prima casa che troviamo entrando nel villaggio da una scorciatoia che forse al buio era meglio non fare. Per il momento stiamo nel patio alla fioca luce di una lampadina alimentata da una batteria d’auto. Ci diamo una rinfrescatina con le salviette imbevute bevendo tè e tisane calde aspettando che la riunione del consiglio del villaggio che si sta svolgendo nella… nostra stanza finisca.
Andiamo a mangiare in un’altra casa che logicamente è all’altra estremità del villaggio, nella parte bassa, percorrendo al buio una stradina dissestata. Arachidi non tostate passate velocemente in padella con olio, broccoletti lessi, broccoli fermentati e quelli piccantissimi oltre al riso.
A tavol... ino con noi c'è anche La, la guida, che tutti noi, non si sa perché, continuiamo da ieri da chiamare Al; ha un bottiglione di lao-lao e comincia a fare brindisi. Non ne contiamo più ma alla fine nella bottiglia da un litro e mezzo ne son rimaste quattro dita mentre nella nostra mente sono entrate le parole Cipa Thor, l’equivalente in lingua Akha del nostro Cin Cin, che difficilmente dimenticheremo.
Torniamo nella casa dove passeremo la notte e… la riunione ancora non è finita. La cosa che ci preoccupa di più è che nella stanza c’è un nebbione puzzolente provocato dal fuoco acceso in un secchio metallico e dal fumo prodotto dal tabacco e, soprattutto, altro che fumano in continuazione. Più che una riunione del consiglio sembrano quattro e più amici al bar che bevono, fumano e che dicono cose sconclusionate per passare il tempo.
Ogni tanto qualcuno va via completamente intontito, scambia due parole con noi come se fossimo in grado di capirlo e scende la ripida scala barcollando. Finalmente dopo tanto è rimasto solo uno che al tavolino scrive qualcosa, forse sta verbalizzando la riunione. Spostiamo il fuoco nella cucina e chiudiamo la porta confidando nelle finestrelle e la porta d’ingresso aperte nel far cambiare l’aria perché oltre a non respirare, bruciano letteralmente gli occhi.
Fortunatamente l’uscio aperto e la completa mancanza di coibentazione di queste case rendono l’aria più respirabile in breve tempo e possiamo entrare assieme alle ragazze del villaggio che hanno imparato chissà come a fare i massaggi; ci prendono in custodia una per uno e ci… riempiono di cazzotti per una mezzoretta.

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