Luang Prabang
5 gennaio 2020, domenica
Solo stamattina mi sono accorto che non tutti i bambini portati sulle moto davanti al guidatore stanno in piedi ma hanno il seggiolino con sellino da bici imbullonato sotto il manubrio; sembrava strano che bambini piccolissimi si reggessero in piedi con estrema disinvoltura.
L'autista dei tuk tuk siedono a cavallo sul sellino da moto mentre nel cassone dietro siedono massimo otto passeggeri. L’assetto è strano infatti sembra un piano inclinato con l'autista nella parte alta.
Colazione come ieri al bar all'angolo del vicoletto in cui è il nostro hotel; nel tempio dall'altra parte della strada un monaco d'arancio vestito sta innaffiando il terrapieno tra il piano della strada e il piano del tempio ai due lati della scala che li collega e che ha due lunghissimi Naga come corrimani con la testa rivolta lato strada.
Il Luang Prabang International Airport non è lontano, una quindicina di minuti con un minivan su strade poco trafficate; forse perché oggi è domenica. È piccolo, minimalista, pulito con pochi sportelli per il checkin; il controllo passaporto è veloce. Sono in due allo sportello; uno controlla il form compilato in ingresso e fa la foto digitale mentre l'altro timbra e riconsegna il passaporto.
Allo scanner non vogliono vedere dentifricio, power bank, o altro; tutto nello zaino. Ci sono due uscite al piano terra e una al secondo piano; qui c'è anche uno spazio aperto dove sono sistemati dei banchi dove è possibile mangiare.
Il volo WE577 della Thai Smile Airways i cui aerei vivacizzano gli scali con le calcomanie dai freschi colori che li ricoprono. Le carine hostess sono vestite di arancione, compreso un collare cravatta stesso colore che si intona… allo stesso colore degli interni della cabina.
Il traffico è scarso tanto che appena raggiunta la testa della pista il pilota si è allineato ed è partito senza fermarsi.
Non facciamo a tempo a stabilizzarci in quota che già comincia il passaggio dei carrellini con le cibarie; in una scatoletta di cartoncino ci sono quattro piccoli panini grandi come bignè; sulla scatola la scadenza è giugno 2021... quando si dice cucina espressa. In una vaschetta c'è della pasta immangiabile mentre nell'altra il dolce è indecifrabile; bianchissimo, consistenza a metà tra budino e gel, è mangiabile ma insapore.
In poco più di un'ora siamo a Bangkok, sono le 12.30. Le tante risaie inframmezzate da qualche capannone industriale si riducono sempre più man mano che ci avviciniamo alla capitale lasciando il posto al cemento abitativo e lavorativo.
Parcheggiamo il nostro Airbus A320-200 in aperta… campagna, lontani dall’aerostazione che raggiungiamo in pullman dopo un lunghissimo giro turistico. Anche oggi l’immenso atrio dove insistono i box dei visti d’ingresso è stracolmo di persone in attesa ma stavolta non ci spaventiamo perché sappiamo che all’elevato numero di passeggeri in attesa corrisponde un altrettanto elevato numero di addetti che nonostante la pignoleria riescono a ridurre i tempi d’attesa al minimo sindacale.
Avvolte è difficile capire il limite dove finisce la pignoleria e inizia la stupidità; ho il volo per Doha domani mattina presto da questo stesso aeroporto e calcolando i tempi non mi conviene prendere un hotel per poche ore così ho deciso di fare un giro per la capitale e ritornare qui in serata e riposare qualche ora in un angolo tranquillo della struttura ma l’addetto al visto vuole il nome dell’albergo… apro l’app di Booking.com, prendo un nome a caso, lo scrivo sul form e… il gioco è fatto.
Nonostante siano una ventina i caroselli dei bagagli non sono sufficienti al gran numero di voli che atterrano per cui a ognuno di essi sono associati minimo tre voli; il risultato è un ingorgo di bagagli e soprattutto di persone che cercano un posto in prima fila per individuare la propria valigia prima di spintonare tutto e tutti per recuperarla.
Al secondo livello individuo il deposito bagagli dove però accettano solo contanti… tailandesi quindi cerco un ATM che… sono concentrati al quarto livello dove ci sono le uscite; taglio minimo 1000 bath per 38.00 Euro.
Raggiungo la stazione interna all’aeroporto e dopo la fila alla macchinetta dei biglietti scopro che accetta solo contanti e che la banconota più grande utilizzabile è quella da 500 bath purtroppo diversa dall’unica da 1000 in mio possesso; vedo una biglietteria in… carne e ossa e dopo la fila… non emette biglietti ma può solo cambiare in banconote più piccole. Dopo l’ennesima fila la macchinetta in cambio di qualche bath mi restituisce un gettone…
Due omini in divisa impettiti, armati di fischietto, intervengono immediatamente quando qualcuno si avvicina alla linea gialla impedendomi di fatto di curiosare sull’armamento e la segnaletica della stazione. Fanno il saluto alla visiera al macchinista quando la testa del convoglio in arrivo gli transita davanti.
Usando senza risparmio il fischietto impediscono ai viaggiatori in attesa sul marciapiede di entrare prima che le operazioni di pulizia superficiali siano finite poi con gesti da marionette tra loro e gli inservienti prima e il macchinista, che nel frattempo ha cambiato banco, dopo ottengono l’ok e permettono agli stupiti aspiranti viaggiatori, quasi tutti occidentali, di entrare.
Dopo una decina di minuti la nuova linea ferroviaria si addentra nella metropoli tailandese mostrandoci la degradata periferia. Passiamo accanto a un vecchio e abbandonato deposito ferroviario con annessi capannoni adibiti a officina; l’area è vastissima e la giungla si è riappropriata del suo spazio dopo l’abbandono dell’uomo diventando di fatto un polmone verde della città. È bellissimo vedere questo spazio dall’alto con i tanti binari pieni di treni ormai in disuso avvolti dalla fitta vegetazione; un’immagine surreale.
Per uscire, il tornello rivuole il gettone e non lo restituisce; scendendo di un piano c’è la stazione della metro. Il bello è che non siamo sottoterra ma all’aperto tra alti palazzoni su campate di cemento.
Questa volta la macchinetta mi da un biglietto normale, cartaceo; sbaglio fermata andando oltre di una ma all’uscita il tornello non si apre così sono costretto a riprendere la metro in senso contrario per poche centinaia di metri per uscire alla stazione di Siam Center, quella segnata sul biglietto.
Scopro che Center sta per centro commerciale; sono circondato da grattacieli con alti piloni di cemento che partendo dalle strade sorreggono linee ferroviarie che si intersecano sopra la mia testa. Una enorme rotonda sovra elevata sulla trafficata e rumorosa strada è a uso esclusivo dei pedoni che da qui possono entrare in tutti i grandi magazzini che occupano diversi piani degli enormi palazzi che mi circondano.
Con la scusa di cercare un bagno e fare uno spuntino giro tra l’immensità luccicante di questi shop passando da uno all’altro, da un piano all’altro, da un palazzo all’altro senza soluzione di continuità perdendo la cognizione del tempo e del luogo.
Faccio quattro passi alla vicina università. È una bellissima, enorme struttura bianca dei primi del novecento che forse in passato è stata una specie di palazzo reale poi trasformato in edificio scolastico. Col suo polmone verde è un’oasi di pace a poche decine di metri dagli enormi palazzi moderni e dalle strade trafficate e rumorose che la circondano.
Deve essere in corso l’equivalente dei nostri Open Day perché l’area è piena di giovani studenti con taccuini, opuscoli e… telefonini in mano. Gli interni sono belli e ben tenuti come l’esterno ma… l’enorme sbalzo di temperatura tra il caldo umido esterno e il freddo interno mi consiglia di uscire per scongiurare noiosi malanni futuri; bellissimo il grande teatro usato come sala conferenze.
Nell’enorme spazio verde si stanno allenando le squadre di rugby e quella di calcio. I calciatori stanno facendo una partitella sotto gli occhi vigili dell’allenatore; sono tutti alla ricerca di giocate individuali con tacchi, sforbiciate e dribbling ma senza… costrutto. Nonostante il caldo umido qualcuno sfrutta questo spazio per corricchiare.
Il traffico è intenso e rumoroso; quelli che contribuiscono maggiormente al casino sono i vecchi pullman ormai smarmittati e i caratteristici tuk tuk che con i loro unici maquillage e le roboanti accelerazioni vivacizzano anche sonoramente il traffico cittadino.
Mangio in un gruppo di street food; spring rolls fritti e gamberi alla griglia con relative salsine. Buono come la birra, 100 bath, ma cari, 400 bath. C'è molta musica dal vivo ma la loro opera è disturbata dal rumore del traffico che comunque è scorrevole. Quelli da marciapiede proprio non si sentono.
Nonostante le più linee della metro che passano sovrapposte tra i grattacieli sopra la strada il tutto ha un suo perché; non c'è abbandono ma gli spazi liberi pedonali sono colorati, abbelliti da opere moderne singolari o di dubbio significato. Tanto caos ma non c'è degrado, almeno qui dove il dio denaro fa risplendere tutto.
Torno in aeroporto col treno dedicato e mi metto alla ricerca di un comodo giaciglio dove passare le restanti ore della notte.