Nong Khiaw

3 gennaio 2020, venerdì

0410La città è solo per turisti che di qui risalgono o riscendono il fiume a bordo delle caratteristiche imbarcazioni. È un'insieme di guesthouse, ristoranti e agenzie che organizzano le escursioni alle vicine cascate, che ora sono in secca, alle cave o i trasferimenti più lunghi a Luang Prabang a sud o a Phongsali a nord.
Questa mattina con un minibus prenotato ieri in una delle tante agenzie di viaggi che lavorano vicino alla nostra guesthouse, quella dove il personale sembrava più sobrio, andremo a Luang Prabang passando per le Pak Ou Caves.
Strada facendo ci fermiamo in un anonimo paesino a cambiare un po’ di soldi per le future spese in kip e do un’occhiata all’anonimo mercatino rionale di fronte alla banca; bella la scena delle venditrici di tabacco con la cliente che… assaggia il prodotto fumandosi una sigaretta fatta col tabacco preso dal mucchio in vendita.
Man mano che ci avviciniamo alla vecchia capitale del paese aumentano le case in muratura che hanno preso il posto di quelle in legno; a parte quelle di una certa grandezza, figlie del benessere, dalle facciate colorate e dal designer molto kitsch, quelle più umili, figlie della necessità si presentano con bellissimi infissi di legno massello fatti artigianalmente e… molte aperture nei muri fatte con foratini messi di traverso. Forse accendono il fuoco in casa per cucinare e per riscaldarsi.
Un rallentamento è causato da un incidente che ha appena coinvolto due donne e un bambino che viaggiavano davanti a noi su di uno scooter e che ora sono a terra insanguinati; fortunatamente il bambino sembra quello messo meglio mentre le due donne sono prive di senso. È appena successo; fortunatamente c'è qualcuno che telefona per i soccorsi.
C’è l’ennesima diga sul fiume che stiamo costeggiando; ha provocato l’innalzamento del livello dell’acqua che ha sommerso oltre agli alberi di cui si vedono le chiome rinsecchite che emergono dall’acqua anche un tempio di cui è ben visibile solo il tetto. Anche questa è costruita, o gestita, dalla Powerchina.
0493Raggiungiamo il punto dove le acque del Nam Ou che abbiamo navigato ieri e costeggiato in minibus oggi confluiscono in quelle del Mekong; le Pak Ou Caves sono sulla riva opposta alla nostra e occorre un passaggio in canoa motorizzata per raggiungerle.
All’uscita del parcheggio c’è un botteghino fatto di legni riutilizzati; un uomo all’interno coadiuvato da due assistenti all’esterno vendono i biglietti per la traversata. Raggiungiamo la riva passando prima per il piccolo villaggio dove alcuni artigiani producono e vendono i propri prodotti tra cui strani strumenti musicali fatti con materiali di risulta e poi tra due strette file di venditori di souvenir per turisti.
Le cave sono due sovrapposte; la più bassa con un’apertura ampia è più piccola, meno profonda e più luminosa mentre l’altra raggiungibile salendo numerosi scalini ha un ingresso piccolo, è più grande e profonda e inevitabilmente buia. Queste due cavità sono piene di statue di Bhudda di diverse fattezze, materiali, colori e dimensioni; sono accomunate dalla polvere che le ricopre e dalle ragnatele che le uniscono e sono state portate qui e non distrutte dopo essere state sostituite da altre più grandi, più belle, più ricche o perché si erano danneggiate. Averle sistemate qui nel tempo, alla rinfusa, senza un senso logico ha dato all’insieme un aspetto spettacolare ridando inconsapevolmente vita e dignità a queste statue e statuette in qualche modo umiliate.
Mangiamo qualche cocco, banane fritte e mango a un piccolo chiosco del piccolo villaggio; un cocco 15000 kip. Quando andiamo via la ragazza che gestisce il punto vendita ci regala mezzo mango e un caschetto di banane. Un gesto da apprezzare perché sa benissimo che non ritorneremo.
Per strada incontriamo degli uomini che stanno lucidando con delicatezza le penne di grossi galli, mentre altri grossi pennuti sono sotto le cupole di bambù. Sono galli da combattimento; davvero imponenti e belli.
Arriviamo a Luang Prabang e subito realizziamo che gli occidentali visti stamattina a Nong Khiaw che ci sembravano tanti sono nulla in confronto a quelli che girano per queste strade. Ci sistemiamo in due hotel uno di fronte all'altro. Usciamo subito per un giro di ricognizione; la città è grande e si presenta interessante.
0486Trovo subito le cartoline, 2000 kip l'una più 8000 kip di francobollo per spedirla in Italia e l’ufficio postale dove imbucarle è accanto. Parallela alla nostra strada c'è il mercato alimentare con tante cineserie ma anche tanta frutta esotica per noi molto ben sistemata. Mentre camminiamo tranquilli per la main street ci troviamo letteralmente assaliti da un branco di cavallette; sono le 17 e sono i commercianti che animeranno il mercato notturno che tutti contemporaneamente hanno cominciato a montare i loro gazebi tutti uguali nella forma e nella dimensione tranne per il colore che si divide tra il rosso e il blu. Il mercato si svolge dalle 17 alle 22 e questi forse non possono cominciare prima ma nemmeno vogliono perdere tempo prezioso dopo l’ora prefissata.
Sulla strada principale c'è un bel tempio con un bel tetto spiovente a cinque strati. Dopo un po’ arrivano alla spicciolata dei colorati monaci e uno di questi, taglia extra large, seduto nella tipica posizione del loto, dopo aver acceso candele e fatto sistemare le offerte ai novizi, comincia a dirige la Pūjā.
C’è un altro tempio bellissimo con facciata fosforescente che però è chiuso. In una stradina perpendicolare alla strada principale c’è il mercato alimentare; da un lato senza soluzione di continuità una serie di cuochi è impegnata a cucinare ed esporre piatti prelibati dall’onnipresente riso ai vegetali, dal pollame ai grossi pesci grigliati e non e dall’altro lato della stretta via i tavolini con le sedie dove gustare le appetitose pietanze.

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